Siamo tutti figli di Boris Pahor

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Giovedì scorso sono andato a Contovello, un piccolo paesino sopra Trieste, a casa di Boris Pahor per accompagnarlo all’incontro che avevamo organizzato a Portogruaro nell’ambito della rassegna “Ma che storia!”. E’ uscito un uomo piccolo di statura, capello leggermente lungo, coppola in testa, una borsa impugnata nella mano destra. “Posso sedermi dietro? Sa, alla mia età sto più comodo” mi chiede. Classe 1913, autore di Necropoli e di moltissimi altri libri, uno degli autori più acclamati in Francia, Germania e Slovenia, deportato in campo di concentramento, arruolato in Libia nel 40-41, combattente nella Resistenza, ha subito la repressione fascista a Trieste. E poi mille altre avventure, spesso raccontate in libri come Qui è proibito parlare, Il rogo nel porto, Il petalo giallo. Sale sulla mia macchina alle 14.30 e parlerà per 5 ore consecutive con una lucidità invidiabile, con una chiarezza e una semplicità che hanno dell’incredibile alla sua età. Vivo un pomeriggio strano, trasportato dalle sue parole in mezzo a quello che è stato il confine orientale, a quello che significa subire una dittatura che elima la tua lingua, in mezzo a suggestioni e parole di un grande scrittore dei nostri tempi. Una lezione privata sulla geografia dei tempi passati e presenti. Una lezione su quanto indietro sia l’Italia nel fare i conti con se stessa e con questi personaggi, quasi del tutto dimenticati per una vita intera mentre all’estero elogiati per le loro opere e per il loro pensiero.
Confronto le varie fasi della sua vita-romanzo con quello che osservo attorno in questi anni e sorrido amaro. Alla fine, alle sette e mezza circa siamo di fronte a casa sua, di nuovo, con in faccia tutto il mare di Trieste. In macchina mi ha appena detto: “L’unico insegnamento che ho da dare a un giovane è quello di studiare, di leggere, di informarsi. Di non farsi infinocchiare. Perché solo così sei libero”.
Guardo il mare di Trieste, leggermente increspato dal vento, e poi guardo lo scrittore e penso che in fondo siamo tutti figli di questo mare e di Boris Pahor.

5 risposte a Siamo tutti figli di Boris Pahor

  1. […] Siamo tutti figli di Boris Pahor April 2009 […]

  2. Roberto scrive:

    Figli dello stesso mare…. dopo le dichiarazioni xenofobe contro il sindaco di Pirano dubito della sua lucidità e onestà intellettuale.

  3. Franco Elia scrive:

    Di Boris Pahor ho letto solo il suo “I TRE NO ” e alcune interviste, ma la conoscenza della sua vita e la tempra della sua storia mi affascinano, tanto che cercherò al più presto di farmi ricevere nella bellissima Contovello per ringraziarlo anch’io di quanta fiducia e amore infonde per la difesa della libertà umana.

  4. Franco Elia scrive:

    Mi scuso per la mia errata…traduzione. Mi riferivo al libro ” Tre volte no ” Memorie di un uomo libero.

  5. Maddy scrive:

    Ho appena finito di legger “Dentro il labirinto”: meraviglioso.
    Adoro quest’uomo e i suoi scritti!

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