“Il rumore del fiume” su Carta qui-estnord

novembre 25, 2009

Su “Carta qui-estnord” numero 41 del 2009, supplemento a Carta n. 41 in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Sud Tirolo è stato pubblicato il mio racconto “Il rumore del fiume” che racconta i giorni di cammino lungo il corso sloveno del fiume Isonzo.

Questo il sommario del numero:

Il nordest con l’acqua alla gola [Valter Bonan]
Il Veneto è un colabrodo [Intervista ad Antonio Rusconi di Gianni Belloni]
Una partita a risiko dalla fonte al rubinetto [Giulio Todescan]
Cara minerale [Chiara Spadaro]
Mani private sull’acqua del sindaco [G.T.]
Sorgenti di partecipazione [Chiara Spadaro]
Verso una nuova “civiltà dell’acqua” [C.S.]
Venezia 2020: Olimpiadi sulle palafitte? [Massimo Zilio]
Il demone sotto la pelle [Giulio Todescan]
Il rumore del fiume [Il racconto di Mauro Daltin]
Viver ben
Stupori e tremori in Sudtirolo [Al. Zen.]
Oltre il balcone fiorito [Alessandra Zendron]
De Gustibus [Danilo Gasparini]
Il “biocapitalismo” del signor Pinault [Paola Cacciari]
Arcipelago Veneto: atolli di partecipazione [Mauro Varotto]
Lezioni di Geografia [Devisri Nambiar]
Cartolina [Tiziana Virgolin]


“Latitanze” a San Daniele

novembre 23, 2009

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VENERDI’ 27 NOVEMBRE – ORE 18.30
LIBRERIA W. MEISTER
PIAZZA VITTORIO EMANUELE 1
SAN DANIELE DEL FRIULI (UD)

Presentazione del libro

LATITANZE
di Mauro Daltin

Intervengono

Maurizio Mattiuzza
(poeta in movimento e agitatore culturale)

Renzo Stefanutti
(cantautore folk, chitarra, voce e anima)

Claudio Moretti
(attore, viaggiatore, mina vagante)

Mara Contardo

(annusatrice di libri, ex assessore senza portafoglio, parte femminile di Mauro)

Angelo Floramo
(critico, spirito liberissimo, balcanico)
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A un anno esatto dall’uscita del libro, un incontro, una festa, un ritrovo per chiacchierare, leggere, suonare e stare insieme attorno alle storie, ai personaggi e ai non luoghi del libro Latitanze. Dopo quasi quindici incontri, Latitanze arriva dagli amici della libreria Meister di San Daniele per una serata dove si mescolano assieme un attore, un musicista, un poeta, un critico, una lettrice e chissà chi altro ancora.

“Un passo dietro l’altro in una cadenza ritmata, fatta di morbide ricadute sulla terra e di lievi voli in aria. Schiacciò con forza la testa del pagliaccio dalle calze blu che aveva in tasca. Uscì dal parco e proseguì lungo il fiume, oltre il ponte, oltre l’uomo con il berretto verde e la mezza sigaretta tra le labbra. A destra aveva l’acqua, a sinistra la terra scura. Davanti a lei solo ghiaia e foglie che si spezzavano sotto le scarpe”.

Dieci racconti, dieci storie costrette in spazi e tempi circoscritti, in eterne latitanze quotidiane sospese fra reale e surreale, fra manie e abitudini. Dieci fotografie minime catturate nel loro divenire senza, molto spesso, accennare a cause e conseguenze, a un prima o a un dopo. Il delitto, il sogno, la follia, l’assenza, il tempo sono le regioni in cui queste storie si addentrano. E la mappa che si ricava è fatta di racconti brevi, short stories, per lo più giocati in presa diretta, dove echeggia la lezione carveriana, un minimalismo teso all’analisi minuta del reale, perché è lì che si nasconde il significato delle cose.


La rivolta di Sandro Bondi: “Artisti, che accattoni”

novembre 19, 2009

Il Coordinamento Regionale Attori e Attrici Professionisti si riunirà sabato 21 novembre in piazza Oberdan a Trieste dalle 16 a manifestare anche contro i tagli annunciati dalla Regione Friuli Venezia Giulia: venite numerosi!

Pubblico l’appello e la lettera, sintomatica, del ministro Bondi.

La rivolta di Sandro Bondi: “Artisti, che accattoni”

Dopo il party con Napolitano prende la penna e scrive che forse non vale la pena di penare tanto per gente così schiava e genuflessa

Al direttore – Dopo tanti resoconti, vorrei darle la mia personale versione della “Giornata dello Spettacolo”. Quante bandiere rosse, quanta nostalgia, quanta trepidazione e quanta attesa di una nuova rivoluzione d’Ottobre si agitavano quel giorno al Quirinale, davanti all’austera figura del presidente Napolitano, che come un padre della patria accoglieva i suoi pargoli commossi. “Grazie per l’alto onore, motivo per me di orgoglio” recitava compita Giovanna Mezzogiorno. “Lei, presidente, rappresenta non solo lo stato, ma i fondamenti etici nei quali tutti noi dovremmo sempre riconoscerci”. Era commossa, certo, e emozionata la brava Mezzogiorno, ma non al punto di rinunciare a scagliarsi con veemenza contro “l’abuso di potere e il malcostume (…) ché troppo spesso prediligono visibilità, vanità, e nepotismo”. Poi, ha preso la parola Massimo Ranieri il quale, per lanciare il suo accorato appello, ha citato il poeta Garcìa Lorca: “Il Paese che non aiuta il teatro o è morto o è moribondo”.
E intanto io, guardando da lontano il tricolore sullo sfondo del cielo, e soprattutto il rosso delle nostre bandiere, ripensavo ai versi di Pasolini nelle Ceneri di Gramsci: “Uno straccetto rosso, come quello/ arrotolato al collo ai partigiani/ e, presso l’urna, sul terreno cereo,/ diversamente rossi, due gerani/”, finché lo scroscio di applausi e l’ovazione al compagno Ranieri, per il suo dire fiero e battagliero, non mi hanno richiamato alla realtà. Davanti a tutto quel genuflettersi e inchinarsi di attori e attrici, di artisti e commedianti, di registi e teatranti, di cantanti e cantautori, quasi quasi mi dispiaceva di aver previsto leggi che non contempleranno più la posa prona, il servaggio, l’accattonaggio dell’artista al politico. Mi sembrava di aver tolto dignità al servo, liberandolo. “Liberamente servi e non sarai servo” diceva il poeta Menandro, e non sbagliava. E invece io negli occhi di quei tanti artisti schiavi e proni leggevo solo il disprezzo e l’irrisione verso chi – come me – crede sinceramente nel valore della cultura e cerca di fare qualcosa di concreto a favore degli uomini di cultura. Quasi quasi mi sarei dovuto pentire di aver reintegrato il Fus, piuttosto che destinare quei fondi al patrimonio storico. A che serve, pensavo, dare loro soldi e ragioni, se ad animarli non è il fuoco dell’arte, ma un pregiudizio politico ostinato, se è soltanto un cieco odio atavico che li strugge, perché non trova più il modo per esprimersi, ma fiacca le energie necessarie alla creazione di un capolavoro?

Con affetto,
Sandro Bondi, ministro per i Beni e le attività culturali


Mauro Daltin e Emilio Rigatti alla Feltrinelli di Udine

novembre 4, 2009

VENERDì 13 NOVEMBRE – ORE 18.00
LIBRERIA FELTRINELLI – VIA PAOLO CANCIANI 15
UDINE

Andare a piedi
Isonzo e altre suggestioni

con

Mauro Daltin

e

Emilio Rigatti
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A piedi ci si inoltra nel paesaggio altrui alla lentezza giusta
Erri De Luca

foto5_ok_mauro_fiumeUn viaggio a piedi, questa volte a parole, lungo un fiume. Il racconto di una esperienza, ma anche di un modo di intendere l’andare, il viaggiare, il perdersi con la sola forza delle gambe attraversando vallate, sentieri, strade, borghi e sempre con l’acqua che scorre al proprio fianco. Un incontro fatto di letture, immagini, chiacchiere, sapori e odori. Non serve andare troppo lontano per scoprire luoghi che mozzano il fiato, persone con cui condividere parole, o per trovare vicino casa il proprio cammino di Santiago. A piedi lo si può fare nel modo più naturale e originario facendo del viaggio una unica e lunga pausa dove ognuno ci può inserire quello che più gli è proprio. val trenta
Mauro Daltin, scrittore e appassionato di viaggi lenti, parte dalla sorgente dell’Isonzo seguendo tutto il corso sloveno del fiume. Da qui nasce il racconto Il rumore del fiume e mille altre suggestioni. Emilio Rigatti, scrittore, insegnante, cicloviaggiatore e camminatore percorre lo stesso fiume dalla sorgente fino alla foce e trasforma questo e altri viaggi in reportage e articoli.


Che la terra ti sia finalmente lieve, di Alda Merini

novembre 2, 2009

alda

Che la terra ti sia finalmente lieve

Io non ho bisogno di denaro.
Ho bisogno di sentimenti,
di parole, di parole scelte sapientemente,
di fiori detti pensieri,
di rose dette presenze,
di sogni che abitino gli alberi,
di canzoni che facciano danzare le statue,
di stelle che mormorino all’ orecchio degli amanti.
Ho bisogno di poesia,
questa magia che brucia la pesantezza delle parole,
che risveglia le emozioni e dà colori nuovi.

(Alda Merini, Terra d’Amore, 2003)