Un’indagine sul libro

settembre 29, 2008

Pubblico un’analisi dell’AIE (Associazione italiana editori) sulla distribuzione e l’acquisto di libri.

“Il lettore multicanale: distribuire libri nel XXI secolo”
Una sintesi della ricerca Nielsen

ll mercato “trade”: vale 1,370 miliardi di euro. La libreria rappresenta ancora oltre i ¾ dei canali trade.
Quanto vale il mercato? Non tutto il mercato, ma quello che gli operatori definiscono come “trade”, in altre parole un insieme – sempre più articolato – di canali e di formule di vendita, di format commerciali verso i quali si indirizzano oggi prevalentemente i comportamenti di acquisto del pubblico dei lettori e dei clienti di libri (ma non solo di libri!): il valore a prezzo di copertina stimato da Nielsen per il 2007 è pari a 1,370 miliardi di euro.
Il 44% di questa cifra è realizzato dalle librerie tradizionali; il 32% dalle catene; il 21% dalla grande distribuzione organizzata (GdO); il 3%, ma con tassi di crescita a due cifre percentuali, dalle librerie on line. Leggi il seguito di questo post »


L’ipotesi di Calamandrei

settembre 26, 2008

Pubblico questa cosa che mi è arrivata via mail e che ho letto su altri blog. Di questi tempi, mi pare molto significativa.

Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l’11 febbraio 1950 – pubblicato nella rivista Scuola democratica, 20 marzo 1950.

Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori, si dice di quelle di stato. E magari si danno premi, come ora vi dirò. O si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A quelle scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle scuole private. Leggi il seguito di questo post »


George Orwell

settembre 24, 2008

Domani, giovedì 25 settembre, alle ore 18, sarò in Sala Ajace a Udine per fare un intervento su George Orwell, durante la presentazione della traduzione in friulano de La fattoria degli animali. Interverranno Alessandra Kersevan (editrice), Silvana Schiavi Fachin (docente Università di Udine), Luca De Clara (traduttore) e Romano Vecchiet (direttore Biblioteca Joppi di Udine). Io sono chiamato a fare un intervento generale su Orwell, sulle sue principali opere, che ho studiato per la tesi di laurea e successivamente per altri lavori.
Qua sotto due articoli, uno più corposo e uno più breve, che avevo pubblicato in una antologia e su una rivista:

distopia
opere-letterarie-distopiche-e-la-realta-il-caso-di-1984


da Pordenonelegge

settembre 22, 2008

Torno dalla tre giorni di Pordenonelegge, passati soprattutto nella tensostruttura dedicata alle case editrici e alle librerie e in qualche incontro con l’autore. La riflessione che mi viene da fare è che il popolo dei festival è un popolo strano, disposto a fare un’ora di fila fuori dalle sale, che saltella di qua e di là da un incontro all’altro, che viene attirato dalle superstar del momento. È l’enorme popolo dei best-seller che può vedere da vicino l’autore di classifica del momento, il comico di Zelig dal vivo e gratuito, il grande filosofo che filosofeggia proprio per loro. Una massa televisiva, che viene attratta dai grandissimi nomi con la possibilità di toccarli, farsi fare l’autografo, sentirli parlare a pochi metri di distanza. Contentissimi i ristoranti, i bar, chi vende i libri… insomma credo che una ricaduta economica la città di Pordenone in questi 3 giorni l’abbia avuta e questo è un successo perché si capisce (gli amministratori capiscono…) che anche con la cultura e i libri si può guadagnare. Penso si siano susseguiti centinaia e centinaia di incontri, qualche defezione (ogni anno a Pordenonelegge capitano, ricordo Bauman, Zanzotto, quest’anno Pansa…) e i soliti nomi da festival che ritroviamo sempre: il nostro buon Baricco, il cristiano Allam, gli onnipresenti De Carlo, Lucarelli, Fedrigotti. Quest’anno il premio Strega Giordano mentre le superstar Michael Cunningham, Catherine Dunne e Vandana Shiva erano in concomitanza la domenica alle 17,30, scelta abbastanza discutibile. Immancabile Mauro Corona, sempre con la maglietta a maniche corte anche se c’erano 10 gradi e bandana in testa. Insomma, tutto come previsto, poi la domenica sera si sbaracca, Pordenone ritorna nel suo torpore quotidiano e tutta la carovana si sposterà nella prossima città. Adesso via con le cifre sui giornali: record, superate le 100.000 presenza si leggerà. Ma poi Pordenone leggerà veramente?


Camminando di Pino Cacucci

settembre 16, 2008

Ho letto molti libri di Pino Cacucci, grande scrittore di viaggio, sempre dalla parte degli ultimi, dei dimenticati. L’ultimo suo libro che mi è capitato di leggere è Camminando. Incontri di un viandante che inizia così: “Da ogni viaggio sono tornato con il ricordo di qualcuno più che di qualcosa. Ho una conoscenza dei luoghi attraverso i racconti di uomini e donne incontrati lungo il cammino, e con gli occhi della memoria rivedo più facilmente le espressioni dei loro volti anziché le bellezze di tanti paesaggi”. Cacucci ribalta il senso comune del viaggiare, che di solito è quello di andare a visitare città, paesi, chiese, monumenti, paesaggi. Per lui andare significa ascoltare, sentire i racconti, le parole, le lingue. Vedere le facce. Profondo conoscitore dell’America Centrale, di Cuba e del Sud America, in questo libro incontra personaggi piccoli e grandi, i non eroi di epiche battaglie, scrittori come Sepulveda, Paco Ignacio Taibo I, Daniel Chavarrìa, giornalisti, musicisti, gente comune con storie incredibili e inedite. Come spesso in Cacucci, si parla di resistenza, guerra, rivoluzione, ingiustizie. E si cammina per un po’, a fianco a lui, rimanendo in silenzio, semplicemente ad ascoltare.


Fiere come funghi

settembre 8, 2008

Comincia un periodo di fiere, festival del libro, grandi eventi… non so alla fine che cosa rimarrà di tutto questo, secondo me a volte ha a che fare con una cultura fast food, ma visto che sarò presente per lavoro farò dei brevi reportage qui sul blog.
Questo week end sono stato a Ciclomundi – Festival nazionale dei viaggiatori in bicicletta di cui non parlerò visto il mio coinvolgimento nell’organizzazione.
Dal 19 al 21 settembre sarò con uno stand Ediciclo a Pordenonelegge. Poi il secondo week end di ottobre andrò al Pisa Book Festival . A novembre a Milano all’Eicma e a dicembre a Più libri più liberi a Roma. Se qualcuno di voi magari sarà presente in queste occasioni o in altre può mandarmi il suo personale reportage. Critico, ovviamente.


Il mondo a piedi o ai piedi del mondo

settembre 8, 2008

Foto di Manuela Fraioli

La scoperta del sapore e del profumo di un mondo visto dai piedi mi ha sorpreso. Ho camminato da Gubbio a Spoleto, lungo un tratto del sentiero di San Francesco, 5 giorni, prima di ferragosto. E la strada sotto le piante dei piedi è un richiamo forte, deciso anche ora, a distanza di qualche settimana. E ho letto e sto leggendo libri sul camminare, come Nessuno lo saprà. Viaggio a piedi dall’Argentario al Conero di Enrico Brizzi, che tra l’altro è da poco tornato dal viaggio Roma-Gerusalemme o Il mondo a piedi. Elogio della marcia di Le Breton.
Credo che il camminare abbia molto a che fare anche con il concetto di fuga, di azzeramento del ritmo, di lentezza, di pensiero piano, non scombussolato, anche se contratto in mezzo a sofferenza, fatica, sudore buono. Mi hanno sempre detto che chi fugge è un vigliacco, ma io ho sempre stimato chi è in grado di fuggire, chi si accorge in tempo del tempo rubato, e sente la necessità di svicolarsi, dibattendosi di qua e di là, respirando piccole gocce di libertà, di boschi, pioggia e sole sulla testa, silenzi, bui pesti, veri, pesanti. E penso che sentire la terra, calpestarla proprio, indipendentemente da dove ci si dirige, ci riporti a un rapporto primario, originario con il nostro corpo, con le distanze degli spazi, con la finitezza del tempo.