Il rumore del fiume (6)

luglio 16, 2009

arcobaleno

Il rumore del fiume (sesta parte)
di Mauro Daltin

Arriviamo all’auto ed è strano pensare dopo quattro giorni di cammino di sederci di nuovo dentro una macchina. Il fiume è lì, in basso a sinistra, silenziosissimo e timido. È ancora un fiume donna, ancora per pochi chilometri. Ci affacciamo sul ponte di Plave. In mezzo al greto, con gli stivali verdi che lo coprono fino al tronco, c’è un pescatore. Usa la canna come una frusta che fa volteggiare in aria. Lascia il filo piano piano, fino al punto dove vuole che la mosca artificiale si adagi sul pelo dell’acqua. Poi segue con lo sguardo il lento andare dell’esca. Riavvolge il filo e ricomincia. Se gli togliessero la canna dalla mano starebbe ballando sopra il sottofondo di musica classica allargando le braccia e piegando leggermente il corpo in avanti. È un tutt’uno con l’acqua. Lui è fatto di acqua, sulla sua testa cade pioggia, il suo corpo è mezzo immerso nel fiume. Lo fissiamo per qualche minuto senza dire niente. Poi alziamo lo sguardo sopra di lui, risaliamo tutta la vallata, quella dopo e quella dopo ancora, riattraversando i costoni delle montagne fino ad arrivare alla sorgente. C’è sempre la gentile signora ad accoglierci nel piccolo rifugio. Mi chiedo perché mi trovo lì, ma non c’è nulla da dire o a cui pensare, solo qualche ora per riposare le gambe e i piedi per poi ripartire l’indomani. Tendo l’orecchio e rimango in ascolto del silenzioso rumore del fiume. Na svidenje, Soča.


Il rumore del fiume (5)

luglio 15, 2009

plave

Il rumore del fiume (quinta parte)
di Mauro Daltin

Il miracolo di un sonno rigeneratore si ripete ogni mattina. I dolori alle gambe diventano sopportabili, le vesciche pulsano con un po’ meno di insistenza, il collo e le spalle si sono riassestati. È strano percepire come il corpo riesca dopo una doccia, una cena e qualche ora di sonno a rigenerarsi quasi completamente anche se sottoposto a un insolito e continuativo sforzo.
Arriviamo a Kanal dopo aver attraversato prati e boschi. Le uniche indicazioni che abbiamo sono quelle di seguire la ferrovia per gli ultimi otto chilometri finali per raggiungere Plave. Sbagliamo strada e ci ritroviamo nel giardino di una casa. Una signora grassa sente le nostre voci ed esce. Ci saluta. Noi le chiediamo in italiano qualche indicazione. Lei farfuglia qualcosa, ci parla in sloveno e l’unica cosa che catturiamo è un “most” che poco ci aiuta. Lei inizia a camminare risalendo la strada e si rivolge a noi, ma è visibilmente seccata per non poterci essere d’aiuto. Ci fa strada in ciabatte, dondola a destra e sinistra e fisso il suo grasso che deborda dalla maglietta. A un certo punto grida un nome verso una casa, lo grida forte: “Igor” capisco io. Una voce esce dall’orto. Si scambiano qualche battuta, la donna ci saluta e noi rimaniamo con Igor, un distinto signore che subito ci comunica di essere l’ex sindaco di Kanal e che il paese è gemellato con una cittadina in provincia di Latina.
Parla un buonissimo italiano.
“Venite a mangiare le ciliegie. Ne abbiamo tantissime” ci invita lui. Leggi il seguito di questo post »


Il rumore del fiume (4)

luglio 13, 2009

most na soci

Il rumore del fiume (quarta parte)
di Mauro Daltin

Attraversiamo una Caporetto tutta in rifacimento, con la strada principale sollevata e decine di operai a rifarle il volto, forse nel tentativo di sdoganare il suo nome da quello che evoca.
Il giorno dopo da Kobarid a Tolmin camminiamo lungo una lingua d’asfalto stretta, del tutto priva di automobili. Attraversiamo paesi semi abbandonati, con case in via di perenne ristrutturazione, senza bar o alimentari. Sulle terrazze i panni stesi al vento, qualche macchina parcheggiata nei giardini, ma non si vede nessuno. Anche qui il senso di incompiutezza è forte. Non ci sono fontane, non si vedono gatti o cani, mai un bambino a giocare in un giardino. Qualche vecchia negli orti, qualche uomo con la birra in mano che riposa sotto la tettoia. E silenzio. Silenzio e verde dappertutto. Basta alzare gli occhi e i costoni delle montagne sono interamente coperti di alberi.
La Soča adesso è lontana e la ritroviamo vicino a noi solo alle porte di Most na Soči. La guardiamo e non sembra neanche lei. Sembra un fiume morto, l’acqua non scorre come sopra, il colore non è più bianco trasparente, ma verde scuro. Vicino alla riva della schiuma bianca e un paio di bottiglie di plastica a galleggiare.
“Ti stanno già rovinando, vecchio” dico.
“Non sembra un fiume” dice Simone.
Scopriamo poco più avanti che in effetti diventa lago a Most na Soči (ponte sulla Soča ). Un vero e proprio lago e, come ci diranno poco dopo, ricco di trote marmorate e temoli. Il paese è trafficato e il ponte è stretto e alto. A fianco del ponte un trampolino di legno altissimo da dove immaginiamo i ragazzi del paese sfidarsi in tuffi memorabili, diventare angeli o palle infuocate prima di infilarsi nell’acqua come frecce.
Entriamo in una gostilna e ci sediamo al bancone. Ordiniamo due birre. L’oste è un uomo dai modi gentili. Ci combina una camera per dormire la notte con l’aiuto di un cliente seduto a un tavolo. Leggi il seguito di questo post »


Il rumore del fiume (2)

luglio 2, 2009

isonzo2

Il rumore del fiume (2)
di Mauro Daltin

Il fiume è a destra, a decine di metri di profondità. È lui adesso che segna il territorio. Ne risaliamo tutto il corso in macchina, due ore circa che si trasformeranno in quattro giorni pieni di camminata.
Una timida signora ci accoglie nel piccolo rifugio alle sorgenti della Soča, in mezzo alla Val Trenta, nel parco naturale del Triglav. Sorride e si sforza a parlare un po’ di italiano. Sono in tre donne a gestire la casa. Gli uomini non ci sono. Dove il fiume femmina nasce lo custodiscono delle donne, come è giusto che sia, come qualunque momento della nascita dove gli uomini sono quasi del tutto eliminati dalla scena.
“Noi andiamo su, alla sorgente” la informiamo.
“C’è neve” dice lei.
“Quanto tempo serve?” le chiedo.
“Venti minuti” dice lei.
“A dopo”.
Lei sorride, torna a sedersi su una panca accanto alla stufa calda e si appunta su un foglio dei numeri.
Dopo una ventina di minuti siamo lì, di fronte a un blocco gigantesco di neve incastrato come fosse un diamante in mezzo alle rocce. Saliamo lungo la ferrata tenendoci stretti alla corda non del tutto stabile. In due punti barcollo. Guardo giù e vedo che il fiume sbatte violento sulle rocce. Ripeto fra me che ci vuole calma. Leggi il seguito di questo post »


Il rumore del fiume (1)

giugno 26, 2009

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Dalla camminata lungo il corso sloveno della Soča è nato questo reportage/racconto che pubblico a puntate qui.

Il rumore del fiume (prima parte)
di Mauro Daltin

Una fila di macchine è incolonnata dietro semafori temporanei che regolano il traffico. La strada in certi punti ha ceduto verso il fiume e stanno cercando di puntellarla per metterla in sicurezza. Ce ne sono un paio consecutivi che ci rallentano. Quasi tutte le macchine davanti a noi hanno legate sui tettucci delle canoe o dei kayak colorati che sembrano frecce pronte a rompere il muro dell’aria. A destra Simone scorge ogni tanto la Soča e cerca di capire dove passeremo, dove si nasconde il sentiero. Sembra che tutto vada lento. Gli operai stanchi sul ciglio della strada, un paio intenti a parlare nelle ricetrasmittenti, uno sposta con la pala un po’ di ghiaia senza convinzione.
Pare che tutto sia fermo, incastonato dentro queste vallate verdissime. Che non ci sia alcuna fretta.
“Non finiranno mai la strada se continuano così” dice Simone.
Ai lati vediamo case in ristrutturazione. C’è un senso di abbandono, come se i lavori una volta iniziati, poi, si fossero fermati per qualche strano motivo. Come se una notte tutti da qui se ne fossero andati e la mattina nessuno avesse rimesso mano alle cose. Incompiutezza è il termine che mi viene in mente. Accosto questa incompiutezza al vicino confine appena attraversato. Leggi il seguito di questo post »


Il valore della stanchezza

giugno 8, 2009

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Giovedì sera sono tornato dal cammino con piedi fasciati, vesciche, naso pieno di profumo di erba appena tagliata, acqua negli occhi e nelle orecchie, fatica buona. Adesso sto scrivendo una specie di reportage/racconto. Durante il viaggio ci siamo collegati con Radio Onde Furlane per una diretta lungo il cammino.
Durante le serate ho letto un libro che si intitola “Pensieri viandanti. L’etica del camminare” edito da Diabasis. Il breve articolo di Erri De Luca è qualcosa che mi ha toccato l’anima. Bellissimi anche i pezzi di Marco Aime e Davide Sapienza. E’ un libricino piccolo, tascabile, che racchiude gli interventi del 2008 della manifestazione Passoparola. Festival del cammino. Una bella lettura mentre si è in viaggio a piedi.
Adesso sto leggendo “Sensi di viaggio” di Marco Aime, edito da Ponte delle grazie. Anche qui un libro piccolino, ma preziosissimo, pieno di suggestioni, immagini, luoghi, riflessioni. Aime ha il talento di delinare un luogo o una persona o una situazione con pochissimi tratti. Per chi ama il genere dei reportage o della letteratura che affronta il viaggio anche dal punto di vista filosofico e antropologico, è una chicca.
Io appena tornato ho appoggiato lo zaino a terra. Avevo il collo e le spalle tirate dal dolore. I piedi si appoggiavano a fatica al pavimento. E’ lì che si apprezza il valore della stanchezza, come accade ogni sera all’arrivo dopo otto ore di cammino. Si apprezzano i sorrisi e le parole. La calma dei gesti.


Camminando lungo l’Isonzo

maggio 29, 2009

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(Foto di Manuela Fraioli)

Domenica parto con l’amico Simone per una camminata che segue il corso dell’Isonzo (nella parte slovena prende il nome di Soca), dalla sorgente (definita una tra le più belle delle Alpi) fino a Gorizia, quindi tutto il corso in terra slovena. Una ottantina di chilometri, più o meno, in 4 tappe.
Avevo pubblicato un reportage su questo cammino scritto da Emilio Rigatti che potete trovare nella sezione “il mondo a piedi”.
Attraverserò Trenta, Bovec, Caporetto, Tolmino, Kanal, Plave… un fiume che scorre anche lungo il confine e di una bellezza rara… ne scriverò qualcosa… almeno credo…

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