I viaggi della scrittura a MORTEGLIANO

aprile 5, 2011

Associazione culturale BOTTEGA ERRANTE
e la GALLERIA ARTEMISIA

presentano

I VIAGGI DELLA SCRITTURA
letture, chiacchiere e suggestioni con Mauro Daltin

MARTEDI’ 12 aprile – ORE 20.30

GALLERIA ARTEMISIA
MORTEGLIANO (UD)

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Viaggiare non per arrivare ma per viaggiare, per arrivare più tardi possibile, per non arrivare possibilmente mai (Magris)

Una serata di presentazione del laboratorio di scrittura creativa di viaggio che avrà inizio dal martedì successivo, il 19 aprile.
Un appuntamento aperto a tutti sulla stretta relazione tra la letteratura e il viaggio, fra il desiderio di raccontare e quello di andare.
Le parole chiave di un viaggio (PARTENZE, STRADE, TRENI, PAUSE, RITORNI) diventano una mappa dove muoversi, dove spostarsi sopra una immaginaria cartina geografica senza confini dove Nord e Sud, Est e Ovest sono solo dei posti della nostra fantasia.
Marco Aime, Claude Marthaler, Paolo Rumiz, Antonio Pascale, Claudio Magris saranno i nostri compagni e amici di viaggio in questa serata dove si alterneranno letture, racconti, chiacchiere attorno a questi due emisferi, la scrittura e il viaggio, che spesso, quando si incrociano fanno nascere pagine indimenticabili della letteratura.
Il viaggio anche come metafora della scrittura in cui le parole chiave si trasformano fino a diventare INCIPIT, NARRAZIONE, PERSONAGGI, FOGLIO BIANCO, FINALI in una sorta di parallelo fra un cammino e un racconto, fra il sogno di una partenza e quello di una storia.

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“Lentamente” di Claude Marthaler

marzo 3, 2011

Lentamente di Claude Marthaler

tratto dal libro Lo zen e l’arte di andare in bicicletta di Claude Marthaler (Ediciclo) e apparso sul blog Andamento Lento.

Muoversi è commuoversi: tutto ciò che viaggia cambia, perché se la strada trasporta le merci e gli uomini, li trasforma anche in messaggi. Arcaica ricchezza sotterranea, fatta di petrolio o di carbone, la strada ci unisce e ci fa uscire dall’oblio.
Se ogni tanto si crede di prendere, fare o tenere la strada, il viaggiatore sa che una strada può essere buona senza essere quella giusta: errare è precisamente essere nell’errore, commettere un passo falso, prendere la strada sbagliata.
≪Quando arriverai alla biforcazione, sceglila≫ dice lo yogi Berda. Cosi, a ogni frontiera, io cambio muta come un serpente: la strada mi manda fuori strada, il rilievo mi fa sobbalzare, l’Oriente mi orienterà?
La strada è quella matrice che lega il viaggiatore alla vita, come la corda lega il marinaio o l’alpinista. Perché, come niente fosse, anche se si va alla deriva, a forza di gravità si pensa innanzitutto con i propri piedi, il bilanciere del nostro emisfero umano e planetario. Attraverso la via della terra, la voce della terra. La strada vi porta sempre verso gli uomini e qualche volta verso gli dei. In Congo, in piena guerra, la polizia ti spoglia, ma la gente della foresta ti stacca un casco di banane, ti tende una sedia e una tinozza d’acqua. In Russia si canta, si beve o si balla sui tavoli per poi crollarci sopra. In Kirghizistan, quando la temperatura crolla nel cuore dell’inverno, il vapore delle zuppe di montone inumidisce le guance arrossate. La notte grida il suo gelo e gli uomini si arrotolano nelle pelli di yak attorno a un braciere. In Tibet i pellegrini buddisti misurano la lunghezza della strada con la lunghezza dei loro corpi, prosternandosi per centinaia o addirittura migliaia di chilometri. Il loro tempo è ciclico e la loro vita infinita. Come se la lentezza annientasse tutte le nozioni del tempo e dello spazio e traducesse così la vita in puro movimento. Più ci si abbassa verso la superficie della strada e più i due bordi scappano e si ricongiungono all’infinito per formare la cima di una montagna. Sulle mie ruote, appollaiato troppo in alto, io aprivo già la strada come un aereo supersonico: in ragione di quarantacinque chilometri al giorno, tracciavo la mia vita in annate. Che dire dell’aereo, dove il paesaggio raggela (dall’alto la strada non è più un movimento, una ricerca, ma una linea di demarcazione) e il tempo si conta brutalmente in ore? A ogni accelerazione, la nostra superficie di contatto fisico con la terra diminuisce e la nostra attenzione al reale si erode. La velocità, che procura lo stesso senso di pericolo, la stessa emozione dei banditi dei grandi cammini, ha rimpiazzato sulla strada la parola con il motore. Ci taglia il respiro e il corpo si atrofizza, è amputato, fossilizzato com’era l’asfalto prima della strada.
Ma non si va mai abbastanza lontano e non (ci) si incontra mai cosi tanto se non quando si va lentamente e mossi dalle proprie forze.


Ciclomundi a Siena

agosto 27, 2010

Ciclomundi, il festival nazionale del viaggio in bicicletta, nel 2010 giunge alla sua terza edizione. Dopo il successo decretato nelle precedenti occasioni, il festival – che serba come vocazione il concetto di movimento lento in bicicletta – sposta il proprio baricentro, trasferendosi dal Nord-Est al Centro Italia, in uno dei luoghi più ricchi di storia e di fascino, le Terre di Siena, fortemente voluto dalla Provincia, dall’APT e dal Comune di Siena, con il sostegno in qualità di Main Sponsor di Monte dei Paschi di Siena.
Ciclomundi mantiene intatta la propria ispirazione e si conferma una vera festa per gli amanti delle due ruote, con un programma ricchissimo che spazia dagli incontri tematici a work-shop specifici che analizzano e approfondiscono singoli aspetti del viaggio lento, a momenti di spettacolo, a numerosissime occasioni di confronto tra viaggiatori…
E al rapporto con la bicicletta, anzi con la prima bicicletta, è dedicato uno spettacolo-reading – appositamente creato per Ciclomundi – che vedrà in scena l’attore (e viaggiatore) Giuseppe Cederna che interpreterà brani scritti per l’occasione da noti autori come Gianni Mura, Margherita Hack, Brunella Schisa, Susanna Tamaro, Emilio Rigatti, Gian Luca Favetto, Maurizio Crosetti, Didier Tronchet e molti altri ancora. Con musica dal vivo dei Têtes de Bois. Al festival potremo incontrare Enrico Brizzi e Wu Ming2, protagonisti di un evento dedicato alla lentezza; potremo partecipare a una tavola rotonda dedicata alla bicicletta in città, come filosofia metropolitana, che vedrà come ospite d’onore Chris Carlsson, uno dei fondatori di Critical Mass; assisteremo a un dibattito dedicato all’inedito binomio scuola-bicicletta, con il supporto di Emilio Rigatti e Marco Lodoli… Ancora si parlerà di bicicletta come antidoto alla crisi con l’economista Tito Boeri e infine si ascolteranno le gesta di avventurosi cicloviaggiatori, come lo svizzero Claude Marthaler, che vanta al suo attivo ben due giri del mondo a pedali.
E ci sarà molto e molto altro ancora, spettacoli in piazza, esibizioni, i ciclo-stornellatori, happening vari, escursioni sulle due ruote nel territorio, mostre fotografiche, laboratori specifici (bike lessons, dedicati alla fotografia di viaggio, al GPS, alla scrittura di reportage a pedali…), la narrativa in bicicletta con interventi degli autori, esposizione fieristica legata al turismo e alle riviste di settore, spazio per i cicloviaggiatori che vogliono raccontarsi, cercare compagni di viaggio ecc…
Insomma un ricco programma, un godibile antipasto di ciò che avverrà la settimana successiva, l’ormai celebre evento dell’Eroica, la cicloturistica internazionale non competitiva – in gran parte su strade bianche – che prende il via da Gaiole in Chianti, a conferma del ruolo ormai centrale che le Terre di Siena dedicano alla bicicletta e al turismo sostenibile.
Per saperne di più: www.ciclomundi.it; info@ciclomundi.it


Al Salone del Libro di Torino

maggio 11, 2010

bici

Da giovedì 13 maggio a lunedì 17 maggio, sarò al Salone del Libro di Torino allo stand Ediciclo (J 125 pad 2). Due gli eventi targati Ediciclo, entrambi sabato:

sabato 15 maggio 2010
ore 15.00, Spazio Autori A
Il bello della lentezza
La filosofia dell’andare a piedi e in bicicletta al tempo dei suv
intervengono: Riccardo Carnovalini, Alberto Conte, Natalino Russo
coordina: Stefano Brambilla
evento a cura di Ediciclo Editore

L’alta velocità è di moda, i suv spopolano, ma c’è anche chi va controcorrente e predica la lentezza, propone un modo di viaggiare o semplicemente di spostarsi a piedi o in bicicletta, chi opera per un mondo sostenibile costruendo le basi per una nuova filosfia e un originale approccio della vita. Ne parliamo al Salone Internazionale del libro di Torino (sabato 15 maggio, a partire dalle ore 15.00, allo Spazio Autori A) assieme a Riccardo Carnovalini, fotografo e camminatore, Alberto Conte, progettista e organizzatore di viaggi lenti (entrambi impegnati in questi giorni in GeMiTo, un viaggio a piedi lungo l’ex triangolo industriale alla ricerca della bellezza e di uno stile di vita “più lento, più profondo e più dolce”) e Natalino Russo, fotoreporter e viaggiatore che ha appena pubblicato il libro “Nel mezzo del Cammino di Santiago. In bicicletta verso Compostella tra viandanti e pellegrini” (Ediciclo ed.). Modererà l’incontro Stefano Brambilla, vicecaporedattore della rivista Speciale Qui Touring, bimestrale monografico del Touring Club Italiano.

ore 16.00, Spazio Autori B
Lo zen e l’arte di andare in bicicletta
con Claude Marthaler, Luigi Bairo e Franco Monnet
evento a cura di Ediciclo Editore

Claude Marthaler, il noto cicloviaggiatore e scrittore svizzero che ha al suo attivo più di un giro del mondo in bicicletta e tre libri pubblicati in diversi paesi europei, concluderà la sua tournée italiana di presentazioni del libro “Lo zen e l’arte di andare in bicicletta. La vita e altre forature di un nomade a pedali” (Ediciclo Ed.)a Torino
in occasione del Salone. L’evento, dedicato al piacere e all’arte di andare in bicicletta, vedrà la partecipazione, oltre a lui, di Luigi Bairo, autore di “Bici e libertà” e del recente “Bici ribelle” (entrambi per Stampa Alternativa) e di Franco Monnet, anch’egli un cicloviaggiatore autore del libro, per Edt, “Puroremo”.


Intervista a Claude Marthaler

febbraio 28, 2010

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L’intervista a Claude Marthaler rilasciata al mensile Millionaire di Gennaio 2010 alla giornalista Lucia Ingrosso. Di Claude Marthaler, dopo Il canto delle ruote (Ediciclo) è fresco di stampa in libreria Lo zen e l’arte di andare in bicicletta. La vita e altre forature di un nomade a pedali con prefazione di Didier Tronchet e copertina di Altan. Ho conosciuto questo straordinario personaggio e viaggiatore alla seconda edizione di Ciclomundi.
Dalla quarta di copertina che ho scritto per il suo Lo zen e l’arte di andare in bicicletta:
Dopo il giro del mondo in bici in 7 anni, dopo aver scalato tutte le più alte vette dell’universo in sella al suo fedele “yak”, dopo aver assorbito colori, immagini, sensazioni e conosciuto un patchwork inebriante di persone, dopo avventure, sofferenze, estasi in cammino, Claude Marthaler racconta la sua anima a pedali, filosofeggia sull’andare in bicicletta, descrive il mondo visto dal sellino.
La sua è poesia quotidiana, filosofia, linguaggio dei sogni e dei desideri. È il racconto di chi vive la bici come una parte di se stesso, un prolungamento del proprio corpo. Marthaler ci spiega cosa significa viaggiare a pedali, ma anche semplicemente pedalare senza una destinazione, con la mente vuota, lasciandosi riempire dalle immagini e dalle sensazioni.
Descrive la grande ruota del mondo, e cosa si vede attraverso i suoi raggi. È la sua vita e altre forature.

Che cosa insegna un viaggio in bicicletta?
L’equilibrio, la determinazione, l’accontentarsi, l’umiltà, la vita semplice, sana e piena d’aria, il valore della lentezza, la scoperta e il rispetto di sé e l’attenzione agli altri. La convivialità, la solidarietà, il calore umano e la generosità, molto più frequente in chi non ha nulla che in chi ha tutto. A superare sia le latitudini culturali e geografiche che le proprie frontiere interiori. In costante disequilibrio, in bici, bisogna trovare la giusta velocità per lasciarsi crescere interiormente. La bicicletta permette ai bambini di crescere e di diventare adulti; agli adulti di sognare e restare un po’ bambini…

Di che cosa ha vissuto in sette anni in giro per il mondo?
Mi sono arrangiato piuttosto bene. E’ stata la più bella esperienza della mia vita. Dal punto di vista esistenziale: ho vissuto con la gioia di esaudire un sogno d’infanzia. Da un punto di vista finanziario: con qualche piccolo risparmio, qualche aiuto di aziende sportive, grazie all’ospitalità della gente, uno stile di vita spartano e creativo e soprattutto con la pubblicazione di articoli e foto.

Cosa dire a chi vive una vita in ufficio per mille euro al mese?
Non mi permetterei di dare lezioni a nessuno e sono certo di imparare qualcosa da ciascuna persona che incontro. Attraversiamo la vita come ciechi, con quello che abbiamo ricevuto dall’amore o che non abbiamo ricevuto, con quello che siamo. A ciascuno il compito di trovare la propria vita. Il pregiudizio contenuto nella tua domanda sottitende un opposizione tra la felicità costante (del viaggiatore) e un malessere in chi resta (in questo caso un sedentario con un basso salario). Ne esce una visione in bianco e nero della vita che è, in realtà, molto più ricca, perché composta da tutti i colori. Serve tutto per fare un mondo. Leggi il seguito di questo post »