Nella Bassa con lentezza, di Pino Cacucci (4)

marzo 8, 2009

treno1

Nella Bassa con lentezza
Viaggio sulla Suzzara-Ferrara, una delle ferrovie più antiche d’Italia. Per riscoprire il territorio e le sue bellezze artistiche.

di Pino Cacucci

(articolo tratto da Viaggi di Repubblica e gentilmente concessomi dell’autore)

Con la fantasia, influenzata dalle vicissitudini del detenuto Darrell Standing che London descrive in isolamento a San Quintino, guardando scorrere le sterminate distese di mais a perdita d’o cchio, mi aspetto di vedere carcerati in fuga con George Clooney a tirare le catene, scena da Fratello dove sei dei fratelli Cohen… Durante una sosta, conosciamo un biondo longilineo che gira a torso nudo (ci si mette anche lui, a rievocare scenari londoniano-cinematografici) e sulle prime direi che sia ucraino o russo o che ne so, comunque mi sembra singolare che a gestire il passaggio a livello numero 6 sia un immigrato dell’est europeo. Leggi il seguito di questo post »

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Nella Bassa con lentezza, di Pino Cacucci (3)

marzo 4, 2009

treno

Nella Bassa con lentezza
Viaggio sulla Suzzara-Ferrara, una delle ferrovie più antiche d’Italia. Per riscoprire il territorio e le sue bellezze artistiche.

di Pino Cacucci

(articolo tratto da Viaggi di Repubblica e gentilmente concessomi dell’autore)

La Suzzara-Ferrara venne inaugurata il primo luglio del 1888, dunque una delle più antiche tratte d’Italia, dove la ferrovia vantava albori pionieristici fin dal 1839 con la Napoli-Portici, e attorno al 1860 si sviluppava nel Piemonte savoiardo subito imitato da granducati e pseudoregni vari del centro e del sud, ma allora, per dirla con Metternich, non esisteva ancora una nazione bensì una mera “espressione geografica”, e buona parte delle ferrovie si snodava su regioni controllate dall’Austria. Fatta l’Unità d’Italia, e in attesa di fare gli italiani (impresa che neppure la ferrovia ha potuto del tutto compiere) i binari che univano la superba città d’arte degli Estensi alle sontuose vestigia dei Gonzaga, attraversavano la pianura che gli etruschi prima e i romani poi avevano cominciato a dissodare e bonificare, terre alluvionali che siamo abituati a considerare fertili e sistematicamente coltivate, ma un tempo erano un purgatorio di inospitali acquitrini e malsane paludi, impossibili da percorrere sia a piedi che a cavallo. Leggi il seguito di questo post »


Nella Bassa con lentezza, di Pino Cacucci (2)

febbraio 23, 2009

finestrino

Nella Bassa con lentezza
Viaggio sulla Suzzara-Ferrara, una delle ferrovie più antiche d’Italia. Per riscoprire il territorio e le sue bellezze artistiche.

di Pino Cacucci

(articolo tratto da Viaggi di Repubblica e gentilmente concessomi dell’autore)

Ci illudiamo che la velocità semplifichi la vita, o quanto che ci permetta di fare più cose in meno tempo, dimentichi correre a perdifiato significa solo arrivare prima a quella ferale meta a cui siamo tutti condannati fin dalla nascita… E oggi non riflettiamo sul fatto che l’80% dei passeggeri usa il mezzo ferrovia-degli utenti non ha bisogno di un Eurostar e ancor meno della chimerica “Alta Velocità”, perché il treno locale resta non solo il mezzo principale per andare al lavoro ma anche l’unico antidoto al progressivo e scellerato avvelenamento dell’aria che respiriamo. Leggi il seguito di questo post »


Nella Bassa con lentezza, di Pino Cacucci (1)

febbraio 16, 2009

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Un altro reportage in treno dello scrittore Pino Cacucci che gentilmente mi concede la pubblicazione. Anche in questo caso il pezzo sarà pubblicato a puntate ed è già apparso su Viaggi di Repubblica.

Nella Bassa con lentezza
Viaggio sulla Suzzara-Ferrara, una delle ferrovie più antiche d’Italia. Per riscoprire il territorio e le sue bellezze artistiche.

(articolo tratto da Viaggi di Repubblica e gentilmente concessomi dell’autore)

di Pino Cacucci

ERANO GLI ANNI SESSANTA, e usciti da scuola andavamo a fare quello che adesso ci sembrerebbe un gioco pericoloso, ma allora era una giocosa sfida al mostro d’acciaio che, in fin dei conti, ci appariva amico. Mettevamo monete da dieci lire sui binari, e aspettavamo che passasse l’accelerato. Fu anche il primo contrasto tra realtà logica e linguaggio: perché chiamare ‘accelerato’ il più lento dei treni che fermava praticamente dappertutto?
Forse il senso stava nel ripartire: doveva accelerare infinite volte, mentre gli altri – quegli espressi ammantati di esotica lontananza, che portavano in terre lontane – mantenevano una velocità costante, e chissà se si spiegava così, quel nome incongruente. Dunque, passato l’accelerato, si correva fra le traversine a cercare di recuperare le dieci lire in lega di alluminio: che spesso sparivano chissà dove, ridotte a lamelle sottili e quindi volatili, trascinate via dal vento sferragliante del convoglio. Ben poche monete, ritrovavamo. Ma quelle poche, erano dei trofei: incredibile quanto potesse diventare larga e simile a un’ostia ovale una miseranda monetina da dieci lire dopo la titanica pressione delle ruote di un treno… Leggi il seguito di questo post »