“I piedi sul Friuli” su Vita Cattolica

giugno 25, 2012

La recensione a I piedi sul Friuli. Viaggio tra lune, borghi e storie dimenticate apparsa sul settimanale “La Vita Cattolica” il 14 giugno a firma di Luca De Clara che ringrazio per l’attenzione e la profondità delle parole spese per queste piccole deviazioni. Il pdf qui.

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“I piedi sul Friuli” sul Piccolo

maggio 6, 2012

Domenica 6 maggio è uscita la recensione al libro I piedi sul Friuli di Mauro Daltin sul quotidiano “Il Piccolo”. L’articolo, intitolato “Viaggio a piedi tra storia e leggende nel Friuli dimenticato” è a firma del giornalista e scrittore Pietro Spirito.
Il pdf lo si può leggere qui.


Dove abitano le ombre

aprile 23, 2012

di Ilaria Seclì

Il Friuli di Mauro Daltin è popolato di fantasmi.
Punto di osservazione inciso nella pancia di una montagna.
Qui tempo e spazio disobbediscono, infrangono le proprie regole, si fanno nucleo incandescente o gelidissimo dove creature e presenze naturali hanno per dimora soglie incerte, anfratti misteriosi, bui.
Si è sempre all’erta, una sorda minaccia serpeggia in ogni storia, così forte da farsi, pagina dopo pagina, quasi dolce per familiarità. Il senso di fine incombente, di ciò che sta per crollare, siano vicende umane o pietre di borghi abbandonati, è più di un avvertimento, è più di una paura, e i protagonisti non la scansano.
A ogni rigo pare le vadano incontro come assecondando un ineluttabile destino, una chiamata. Signorsì necessario, obbedienza dovuta.
Gli alberi, i sentieri, le rocce, le montagne sono essenze di coro greco, figure consolatorie o sinistre che sostengono voci, piccoli o grandi fatti umani stagliati in un altrove che ha perso ogni coordinata di contemporaneità, sospeso e disincarnato, a onore e suggello di verità imperscrutabili che scontornano anche i più crudi e veri fatti storici e li annebbiano con coltre di zolfo.
Verità e destini monchi, come la biada della mamma del brigante Tosolin, mai sufficiente per riempire la cesta, come il museo della perdita e della memoria che è Palcoda, e richiama, all’autore, l’immagine di un abbandono: per quanto nitida e definitiva è pur sempre vertigine, bilanciamento nel vuoto, tremore, sottrazione. Termini duri, originari, cari a questa terra che nelle zone più selvatiche e oscure da nessuna urbanità si è fatta addolcire, né s’è fatta animare, (con quell’accezione che è oggi “animazione”) importando fatti e rumori d'(in)civiltà nel silenzio delle vette o nei selvatici giardini di un eterno medioevo di colori e ombre.

(Impressioni su I piedi sul Friuli. Viaggio fra lune, borghi e storie dimenticate)


“I piedi sul Friuli” a Radio Rai Uno Fvg

aprile 16, 2012

Martedì 17 aprile, a partire dalle ore 14 circa, Mauro Daltin e il suo I piedi sul Friuli. Viaggio fra lune, borghi e storie dimenticate sono ospiti nel programma di Claudia Brugnetta “Radio a Occhi Aperti” trasmessa su Radio Rai Uno FVG (FM 94.9). Una chiacchierata sui luoghi del libro, sulle storie di briganti, profeti e partigiani, sul Friuli periferico e contrabbandiere.


“I piedi sul Friuli” sul Messaggero Veneto

marzo 29, 2012

L’articolo-intervista, a cura di Massimiliano Santarossa, uscito sul Messaggero Veneto in occasione della pubblicazione de I piedi sul Friuli. Viaggio tra lune, borghi e storie dimenticate. Si può leggere in pdf cliccando qui.


Storie dal Friuli ‘fantasma’. Intervista su “Il Friuli”

febbraio 3, 2012

Una pagina/intervista, curata da Andrea Ioime, è uscita sul settimanale “Il Friuli”. Si parla del prossimo libro, I piedi sul Friuli. Viaggio tra lune, borghi fantasma e storie dimenticate, di questa terra nascosta, della Bottega Errante e di altro. Potete leggere tutto in pdf cliccando qui.


La musica della neve. Piccole variazioni sulla materia bianca.

novembre 29, 2011

La musica della neve. Piccole variazioni sulla materia bianca
di Davide Sapienza
Ediciclo editore

Ci sono libri che spostano di qualche centimetro l’asse del nostro stare, che raccontano quello che non si vede più di quello che sta davanti agli occhi. Questo per me è il caso di questo piccolo libro che, anche per la sua consistenza minima, pare sia fragile come la neve e il bianco.
Non è un trattato, non è racconto. Qui, in queste novanta pagine più o meno, si sussurra una magia che è insieme illusione e utopia, grandezza e disperazione. Sapienza calpesta la neve, mangia i suoi fiocchi, chiude gli occhi per ascoltarne il silenzio. Per farne e farsi silenzio.
E’ un viaggio dentro se stessi, nella solitudine di un elemento che va oltre lo spazio e il tempo. Certo, l’autore racconta di quando quella volta in Islanda o della prima volta o di altri aneddoti. Ma sono righe che escono dalla cronaca per abbracciare l’altrove che, forse, è proprio solo della neve (e non della pioggia, del vento o del sole).
“Nella neve penso al mare perché ho sempre l’illusione di essere irraggiungibile e anche se capita la bonaccia bianca, ebbene, che essa sia. Stare con la materia bianca è attraversare la terra che la ospita e nel farlo, i sensi vengono catturati e la mente sedata”.
Sono alcune righe finali di un pezzo che racconta il whiteout, quella sensazione di straniamento che colpisce l’autore in mezzo al bianco. Sono pagine di assoluta delicatezza, di carezze con la mano fredda di ghiaccio. Mi hanno riportato di peso dentro il walkabout di Chatwin, dentro quel camminare per perdersi, per ritornare all’origine delle cose, là dove il bianco non è più un colore.