Siamo tutti figli di Boris Pahor

aprile 27, 2009

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Giovedì scorso sono andato a Contovello, un piccolo paesino sopra Trieste, a casa di Boris Pahor per accompagnarlo all’incontro che avevamo organizzato a Portogruaro nell’ambito della rassegna “Ma che storia!”. E’ uscito un uomo piccolo di statura, capello leggermente lungo, coppola in testa, una borsa impugnata nella mano destra. “Posso sedermi dietro? Sa, alla mia età sto più comodo” mi chiede. Classe 1913, autore di Necropoli e di moltissimi altri libri, uno degli autori più acclamati in Francia, Germania e Slovenia, deportato in campo di concentramento, arruolato in Libia nel 40-41, combattente nella Resistenza, ha subito la repressione fascista a Trieste. E poi mille altre avventure, spesso raccontate in libri come Qui è proibito parlare, Il rogo nel porto, Il petalo giallo. Sale sulla mia macchina alle 14.30 e parlerà per 5 ore consecutive con una lucidità invidiabile, con una chiarezza e una semplicità che hanno dell’incredibile alla sua età. Vivo un pomeriggio strano, trasportato dalle sue parole in mezzo a quello che è stato il confine orientale, a quello che significa subire una dittatura che elima la tua lingua, in mezzo a suggestioni e parole di un grande scrittore dei nostri tempi. Una lezione privata sulla geografia dei tempi passati e presenti. Una lezione su quanto indietro sia l’Italia nel fare i conti con se stessa e con questi personaggi, quasi del tutto dimenticati per una vita intera mentre all’estero elogiati per le loro opere e per il loro pensiero.
Confronto le varie fasi della sua vita-romanzo con quello che osservo attorno in questi anni e sorrido amaro. Alla fine, alle sette e mezza circa siamo di fronte a casa sua, di nuovo, con in faccia tutto il mare di Trieste. In macchina mi ha appena detto: “L’unico insegnamento che ho da dare a un giovane è quello di studiare, di leggere, di informarsi. Di non farsi infinocchiare. Perché solo così sei libero”.
Guardo il mare di Trieste, leggermente increspato dal vento, e poi guardo lo scrittore e penso che in fondo siamo tutti figli di questo mare e di Boris Pahor.

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Elogio dei piedi, di Erri De Luca

aprile 27, 2009

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Perché reggono l’intero peso.
Perché sanno tenersi su appoggi e appigli minimi.
Perché sanno correre sugli scogli e neanche i cavalli lo sanno fare.
Perché portano via.
Perché sono la parte più prigioniera di un corpo incarcerato. E chi esce dopo molti anni deve imparare di nuovo a camminare in linea retta.
Perché sanno saltare, e non è colpa loro se più in alto nello scheletro non ci sono ali.
Perché sanno piantarsi nel mezzo delle strade come muli e fare una siepe davanti al cancello di una fabbrica.
Perché sanno giocare con la palla e sanno nuotare.
Perché per qualche popolo pratico erano unità di misura.
Perché quelli di donna facevano friggere i versi di Pushkin.
Perché gli antichi li amavano e per prima cura di ospitalità li lavavano al viandante.
Perché sanno pregare dondolandosi davanti a un muro o ripiegati indietro da un inginocchiatoio.
Perché mai capirò come fanno a correre contando su un appoggio solo.
Perché sono allegri e sanno ballare il meraviglioso tango, il croccante tip-tap, la ruffiana tarantella.
Perché non sanno accusare e non impugnano armi.
Perché sono stati crocefissi.
Perché anche quando si vorrebbe assestarli nel sedere di qualcuno, viene scrupolo che il bersaglio non meriti l’appoggio.
Perché, come le capre, amano il sale.
Perché non hanno fretta di nascere, però poi quando arriva il punto di morire scalciano in nome del corpo contro la morte.


1989-1999-2009: dal Muro alle Bombe

aprile 21, 2009

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“Latitanze” a Gorizia

aprile 1, 2009

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MARTEDI’ 7 APRILE – ORE 18.00
LIBRERIA UBIK – CORSO VERDI 119 – GORIZIA

Ogni Latitanza ha il suo Nome

Presentazione dei libri

Latitanze
di Mauro Daltin

e

A ogni cosa il suo nome

di Francesco Tomada

Introduce, coordina, modera e chiacchiera

Maurizio Mattiuzza (poeta)

Ogni Latitanza ha il suo nome è il titolo di questa serata dove Mauro Daltin presenterà la raccolta di racconti Latitanze (Besa editrice) e Francesco Tomada presenterà il suo libro di poesie A ogni cosa il suo nome (Le Voci della Luna). Il tutto sarà coordinato da Maurizio Mattiuzza. Un reading e molte chiacchiere per raccontare un libro di poesie assieme a un libro di narrativa, entrambi freschissimi di stampa.


La chiave nella mano

aprile 1, 2009

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Un mese dedicato ai libri con tre incontri

Primo appuntamento in libreria:

Libreria CLUF
Via Gemona, 22 – Udine
mercoledì 8 aprile, alle ore 20.45

con lo scrittore Bozidar Stanisic
che presenterà il suo ultimo libro La chiave nella mano-Kljuc na dlanu, ed. Campanotto

introduce Alice Parmeggiani

letture di Cristina Benedetti
accompagnamento musicale di Andrea Passarelli

Info:
Tel/fax 0432 295447
cluf@iol.it