Argentina. Versi di tutti e di nessuno

gennaio 29, 2011

Circolo Culturale Danza y Vida e Academia de Gli Sventati
presentano

Argentina. Versi di tutti e di nessuno.
Con
Daniele Milza, Monica Mosolo, Nicoletta Oscuro, Hugo Samek.

Sabato 19 febbraio 2011- ore 21.00.
Sala Polivalente – Orsaria di Premariacco
Info e prenotazioni 0432-729405.

venerdì 4 marzo 2011 ore 21.00
Udine, Teatro San Giorgio
Akròpolis 11 – Teatri a Km_0 per ScenAperta

La storia recente dell’Argentina, e non solo, raccontata attraverso la musica, la memoria collettiva, i protagonisti di lotte cruciali e i grandi poeti che hanno segnato la cultura del novecento.
Il canto, la danza, la musica, i versi e uno sguardo verso la scintilla della nostra coscienza.
Un omaggio a quelli che danno voce, che costruiscono testimonianza.
A quelli di cui non si sa nulla.
A quelli che sono stati e a quelli che verranno.

Le dittature, la violenza, l’impegno politico, l’esilio, la resistenza.
La storia dell’Argentina degli ultimi decenni in una retrospettiva che collega trasversalmente tutto il continente.
Artisti di diversa provenienza si incontrano sul terreno di una necessità condivisa: guardare al futuro con consapevolezza.
Nasce così un viaggio fortemente segnato da alcuni tra i più grandi autori latinoamericani contemporanei e che cerca nella poesia la propria vitale giustificazione.


Salta-La Quiaca. 9

settembre 17, 2010

Salta – La Quiaca. 16.09.2010

Difficile scrivere questa puntata. Difficile perche’ si tratta di uno spostamento e non di un luogo fermo o di persone con cui parlare, che ti raccontano un luogo. Difficile anche perche’ forse per me si tratta del viaggio (appunto spostamento) piu’ incredibile della mia vita.
Partiamo da Salta alle 5.30 della mattina, dopo aver abbracciato stretto Mauro Sabbadini che e’ stato con noi per tutto il tempo. Ci ha detto: “Andate via la mattina presto cosi’ ammirate la Quebrada di Humauaica, che e’ Patrimonio dell’Umanita’” ci dice e noi seguiamo questo consiglio, anche se il nome non ci dice nulla e l’Umanita’ ha talmente tanti patrimoni che non mi fido piu’.
Dormiamo fino alle 8 circa, fino alla cittadina di Juyuy. Da li’, da quel momento e per circa le successive 5 ore siamo letteralmente sulla luna. Della luna, io ci ho scritto e ci sto scrivendo gia’ da un po’, con luoghi che hanno a che fare con Lei (Moggessa, Erto, Palcoda eccetera) o con persone. Luna come metafora di mille cose, di terra e tempo, di spazi e dimensioni. Non avrei mai creduto che nel Nord Ovest dell’Argentina fino al confine boliviano ci sia proprio la luna e io l’abbia attraversata. E’ il viaggio piu’ assurdo, su cui scrivero’ con calma e qui sommariamente. Si sale veloci, si superano i tremila metri in questo altipiano andino dalle montagne di pietra colorate di rosso, giallo, grigio con contrasti che ti mozzano il fiato. La strada e’ parallela a un rio e attorno, come in un abbraccio, montagne dappertutto.
Nel bus c’e’ l’umanita’ piu’ varia, uomini con cappelli strani, donne, tante donne coloratissime, con enormi sacchi pieni di vestiti o cose da andare a vendere in chissa’ quale citta’, facce andine, piene di spigoli, rughe e scottate dal sole.
Case ogni tanto, in mezzo a chilometri di nulla. Cimiteri delimitati da qualche pietra che non si capisce quali morti possano contenere. Recinti per delimitare spazi immaginari, legati a qualche sogno. Gente che aspetta autobus e li credo sia li’ da ore perche’ di macchine o corriere se ne vedono pochissime. Da dove vengono e dove vanno non e’ dato sapere.
Persone che scendono e cominciano a camminare verso il nulla.
Ogni tanto qualche asino, qualche lama e sale lungo il fiume. Sale che a volte in lontananza se ne vede in abbondanza e a me sembra una spruzzata di neve o lo zucchero a filato che si mangia nelle sagre.
Entriamo in un paese, Tilcara, ed e’ chiaro che si tratti del centro della luna.
Il fiume nella seconda parte scompare, e anche la vita si assottiglia ancora di piu’, anche se alcuni fantasmi li vedi dispersi assieme a qualche bestia.
Arriviamo alla frontiera con la Bolivia e i 300 metri che camminiamo ci fanno capire che qua, a 3800 metri, non si scherza. Testa che gira, debolezza, stomaco sottosopra.
Ti immagini un confine militarizzato, visto che la Bolivia e’ uno degli stati del Sud America da cui si esporta piu’ droga. Ti immagini una struttura e una coda lunga chissa’ quanto. Invece ci troviamo in un gabbiotto di tre metri per tre davanti a un ufficiale che usa un computer dell’anteguerra. Passiamo mostrando i documenti, ma avremmo potuto tranquillamente entrare senza mostrare niente.
Si vedono le donne-formica, donne che sulle spalle portano le merci dei camion che non possono passare la frontiera senza pagare una tassa. Allora le donne vanno ai camion, riempiono le sacche e piegate sulla schiena se ne vanno di la’ a caricarle su altri camion. Cosi’ tutto il giorno. E, facile pensare, per due lire. Anche meno.
A me piace pensare che in quei sacchi queste donne nascondano anche dei piccoli sassi della luna e che li portino di la’ a mostrare ai bambini che la luna la vedono solo in cielo.


Salta. 8

settembre 15, 2010

Salta. 15.09.2010

Alle 5.30 di mattina prenderemo l’autobus che in sette ore ci portera’ alla frontiera con la Bolivia, alla La Quiaca. Da li’ attraverseremo il confine a piedi e entreremo a Villazon. Alle 15 partira’ un treno che in 17 ore arrivera’ (si spera) a Oruro. Da li’ un autobus ci portera’ a Cochabamba dove ci fermeremo un paio di notti, incontreremo un delegato del Cevi e cercheremo di capire quello che e’ successo li’ attorno al 2000, una vera e propria rivoluzione di piazza che ha fatto cancellare la legge sulla privatizzazione dell’acqua.
Da quel momento Cochabamba e’ diventata una sorta di punto di riferimento mondiale per questa tematica.
Queste le prossime tappe, che saranno fatte quindi di grandi e lunghi spostamenti, di finestrini da dove guardare il mondo che passa per farsi una veloce idea di dove siamo.


Colonia Caroya. 4

settembre 10, 2010

Colonia Caroya. 10.09.2010

Il viaggio notturno ci ha portato a Cordoba lungo la mitica Panamericana (Ruta 9), strada che taglia a meta’ tutto il continente sudamericano partendo dalla Terra del Fuoco fino ad arrivare in Messico e poi negli Stati Uniti.
Da li’ con un bus di linea arriviamo a Colonia Caroya. Scendiamo davanti alla Caroyense, una ex grandissima cooperativa che produceva e vendeva vino e grappa. La facciata dell’azienda e’ stata costruita esattamente come la facciata del duomo di Gemona e questo ci fa capire gia’ in che posto assurdo siamo arrivati.
Arrivare a Colonia significa immettersi nella Avenida San Martin, subito dopo la piazzetta Friuli. L’Avenida e’ lunga piu’ di undici chilometri e ai suoi lati crescono migliaia di grandi platani che la ricoprono completamente.
Colonia non ha un centro storico, ci sono al massimo tre-quattro quadre piu affollate, ma si sviluppa tutto lungo questa strada principale, in modo orizzontale lungo vie non asfaltate.
Ci accoglie Maxi Visintin, un ragazzo sulla trentina, occhi vispi, testa che viaggia veloce, che guarda avvanti. Ci raccconta un sacco di cose. Studia all’Universita’ di Cordoba, una delle piu’ antiche del Sudamerica,fa il volontario in un quartiere difficile con bambini che vivono problematiche famigliari e sociali. Ci andremo assieme a lui domenica. Insieme ad altri ragazzi stanno mettendo in piedi una radio comunitaria, libera, dove chiunque potra’ fare il suo programma, parlare di cio’ che vuole. Fa parte di un gruppo scout ma stanno destrutturando la scala gerarchica tipica degli scout per fare un lavoro con i ragazzi in senso orizzontale.
Parla come un treno, come avesse l’urgenza di raccontare l’Argentina e gli argentini. La loro storia e la storia di Colonia. L’economia di questo paese che sembra sempre sull’orlo di precipitare in un baratro. O della scuola, dove i ragazzi arrivano alle 10.30 perche’ nelle prime due ore non c’e’ il professore.
La sera con il padre hanno una discussione sul Golpe militare, sul peronismo e sul rapporto con gli Stati Uniti. L’uno, il padre, e’ piu’ disincantato, fatalista, l’altro, il figlio, gli si legge negli occhi e nelle parole quella forza dell’utopia e del voler cambiare le cose.
Parliamo dell’acqua. “Puo’ capitare che in Ecuador e in Bolivia una bottiglietta d’acqua costi tre volte piu che una birra. Sara’ un grosso problema nel giro di pochi anni. In Argentina noi non ce ne accorgiamo, la sprechiamo, ne abbiamo talmente tanta… Ma stiamo vendendo tutto. Una multinazionale olandese ha appena comprato 30.000 ettari di terra nel nord. Tutto, come Benetton nel sud. Lo fanno per l’acqua, anche”.
Entriamo in un bar e ci accolgono in friulano. Un sacco di gente parla in friulano e ti pare assurdo che dall’altra parte del mondo, in mezzo all’Argentina, ci sia un luogo cosi’.
Visitiamo l’estancia, un posto in mezzo al niente che e’ stato prima dei gesuiti, poi un luogo dove fermarsi con i cavalli per fare una sosta lungo il Camino Real che univa Buenos Aires al Peru’; successivamente una fabbrica di armi nella lotta di liberazione contro gli spagnoli; infine il primo luogo dove gli emigranti friulani, nel 1878, si fermarono e decisero di costruire Colonia. Ora e’ un museo con un patio bellissimo tipicamente spagnolo.