Primo marzo. Anch’io ero clandestino (4)

marzo 9, 2010

Primo marzo. Anch’io ero clandestino (4)
di Bozidar Stanisic

E, alla fine, che cosa mi ha spinto a scrivere tutto questo di cui solo una parte potrebbe assomigliare a un racconto? Che nella patria di Dante, Galileo, Bruno, Michelangelo, Vico, Manzoni, Leopardi, Fermi, Balducci, Moravia, Pavese, don Milani, Fellini… c’è qualcosa che oggi viene dimenticato? Soltanto quei sessanta milioni che nell’arco di un secolo erano partiti per l’intero mondo, con le valigie di carta? Oppure in una domanda semplice: come stanno con la coscienza tutti coloro che hanno alzato la mano in segno d’accordo con i promotori della Legge? Perché ancora speravo, insieme a molte altre persone con la coscienza civile, che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non firmasse la Legge? E l’ha firmata. Perché sento la fratellanza del pensiero di Bruno Segre, nella sua lettera al Presidente: Memore del fascismo e delle sue aberrazioni razziste, mi permetto di rivolgermi a Lei per chiederLe di non ratificare il cosiddetto «pacchetto sicurezza» approvato in via definitiva dal Senato il 2 luglio scorso, dopo ben tre voti di fiducia imposti dal governo. Si tratta di un provvedimento che, in palese violazione dei princìpi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, introduce nei confronti dei gruppi sociali più deboli misure persecutorie e discriminatorie che, per la loro gravità, superano persino le mostruosità previste dalle leggi razziali del 1938. Si pensi, per citare un unico esempio, al divieto imposto alle madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile: un divieto che, inibendo alle genitrici il riconoscimento della prole, farà si che i figli, sottratti alle madri che li hanno generati, vengano confiscati dallo Stato che li darà successivamente in adozione.
[Se una Legge come questa fosse approvata in Croazia o in Serbia, l’Europa in modo unisono direbbe che è razzista. Ma è approvata a Roma. E l’Europa è forte contro i deboli, è debole contro i forti. Ma non poteva almeno chiedersi quanta fantasia macabra leghista ci voleva per proporre il divieto di registrazione anagrafica dei neonati i cui genitori sono clandestini? Anche se non è approvata la proposta sui presidi delle scuole e sui medici, che dovevano diventare spie, il contenuto della proposta testimonia abbastanza il clima che piace ai leghisti…]

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Primo marzo. Anch’io ero clandestino (1)

marzo 3, 2010

Pubblico a puntate un bellissimo pezzo dell’amico scrittore bosniaco Bozidar Stanisic che ringrazio per avermi dato la possibilità di riproporlo qui.

Primo marzo. Anch’io ero clandestino (1)
di Bozidar Stanisic

Il 14 agosto 1992, nelle vicinanze del confine italo-sloveno, mi fermò una pattuglia della polizia slovena, mi chiese i documenti. Li avevo, ma erano di uno Stato che non c’è più, dell’ex Jugoslavia. Uno dei poliziotti via telefono mandò al comando questo messaggio: «Abbiamo uno… Mandate una jeep per portarlo… E’ un clandestino!». Il clandestino ero io.
Presentarsi agli altri, gentilmente; poi con un sorriso-maschera gentile ripetere due, tre volte il proprio nome e cognome, esotici perché non italiani, credo sia una delle situazioni comuni della vita quotidiana di ogni immigrato mentre si trova a vari sportelli oppure in una semplice festa in prezenza di persone finora sconosciute. Ci sono però immigrati che oltre a presentarsi in modo borghese potrebbero fare altre scelte, soprattutto come testimoni della storia. Un giovane colombiano di nome Alvaro potrebbe presentarsi come colui che ha vissuto l’uccisione di tutti i suoi nove familiari ed è riuscito a fuggire perché voleva vivere malgrado tutto; un kurdo di nome Jusef e sua moglie Aisha che su una zattera di gomme di auto usate sono riusciti a raggiungere un’altra sponda di un grande fiume in Iraq e a salvarsi dai loro persecutori; una ragazza sudanese di nome Asef originaria del Darfour è riuscita a passare a piedi la gran parte del Sahara e via mare a raggiungere l’isola di Lampedusa; un uomo di nome Ivan, dell’ex Jugoslavia: ingannato dalla follia nazionalista, da militare aveva passato due anni in una guerra fratricida e aveva deciso di disertare; un’argentina di nome Dolores insieme a millioni di suoi connazionali, ha subìto le conseguenze del crac finanziario del suo Paese ed è venuta in Italia, paese nativo dei suoi bisnonni… E così via, c’è una moltitudine di persone presenti in Italia, di nome comune aggiuntivo extracomunitarie, che potrebbe presentarsi in modo insolito, come è tragicamente insolita la storia in movimento che aveva colpito e colpisce i milioni di volti, dall’impoverimento alle guerre, quasi mai senza complicità diretta o indiretta dei centri del potere politico, economico, finnanziario e militare dei Paesi i cui nomi, come echi di un paradosso della storia già nominata, per loro sono i simboli della loro speranza.
E colui che vi racconta tutto ciò, oltre a presentarsi come disertore, traditore di più di una delle patrie, uno di cinque milioni di persone che nel periodo 1991-2000 hanno cambiato la «residenza», potrebbe considerarsi anche come ex-clandestino, perché clandestino lo era, un giorno solo ma lungo come nessun altro. E non solo lungo, ma pure indimenticabile – perché dimenticare è uguale a rinnunciare alla sostanza della nostra umanità.


La Repubblica delle trombe

ottobre 13, 2009

locandinaGRANDE copia

LA REPUBBLICA DELLE TROMBE (durata 48′)

Documentario di Stefano Missio e Alessandro Gori

17 ottobre 2009, ore 21:30
Malacarne Social Club
Via San Vitale 14/A Verona

Gvozden Rosić, capo orchestra di un gruppo di suonatori in un piccolo paesino agricolo nel cuore della Serbia, si prepara alla più grande competizione di ottoni d’Europa. Usata per suonare l’attacco in guerra, la tromba ha perso la sua valenza militare ed è diventata parte integrante della vita del popolo serbo, suonando per la nascita di un bambino, per l’inaugurazione delle nuove case fino ad accompagnare il morto nel suo ultimo viaggio.

Alla serata sarà presente Alessandro Gori.
http://www.alessandrogori.info/larepubblicadelletrombe/index.html


Di là e di qua della frontiera

marzo 24, 2009

Gorizia

L’articolo Di qua e di là della frontiera, dopo essere stato pubblicato sul settimanale cartaceo “Carta” è uscito anche sulla rivista on line Globalproject , sul portale Osservatorio dei Balcani, vero punto di riferimento per tutto quello che riguarda l’est Europa e i confini e uscirà nel mese di aprile sulla rivista Slovit.


Cerco dovunque la poesia, di Josip Osti

marzo 16, 2009

osti

© Casa della poesia. “Poesie come pane” è un progetto d’invio alla nostra mailing list di testi di autori legati a Casa della poesia.


Cerco dovunque la poesia

di Josip Osti

(trad. Jolka Milic)

Cerco dovunque la poesia. La cerco dalla prima gioventù. Di giorno e di notte. Anche nei sogni. Nel mio intimo e intorno a me. Nella luce e nel buio. Nelle voci allegre e tristi della gente e degli uccelli. Anche nel loro silenzio dai molti significati. Cerco dovunque la poesia. La cerco negli occhi azzurri, verdi e neri delle ragazze e delle donne, in fondo ai quali giaccio, come tante di loro giacciono nei miei, morto ormai e dimenticato da tempo. Cerco dappertutto la poesia. La cerco sotto la pietra. Dietro una nube. Sotto il letto e sopra, dove succedono
i più grandi prodigi e dagli abbracci accompagnati da risa e lacrime nascono assieme la vita e la morte. Nascono i futuri amanti e assassini, quelli che costruiranno e quelli che distruggeranno il mondo. Cerco dovunque la poesia. La cerco nei libri vecchi e nuovi, in cui trovo una volta un capello bruno e un’altra un capello grigio. Una banconota, nascosta di uno stato ormai in sfacelo, e sopra il sorriso dell’onnipotente sovrano, morto già da tempo immemorabile. E tante altre cose. Leggi il seguito di questo post »


Di qua e di là della frontiera

febbraio 27, 2009

7estnord

Trovate in edicola da oggi il nuovo numero del settimanale “Carta”. Nel supplemento “Carta estnord” è stato pubblicato un mio articolo dal titolo Di qua e di là delle frontiera, che racconta le suggestioni del confine orientale, del concetto di frontiera eccetera.

Questo il pdf dell’articolo:
qui

Questo il sommario del numero del supplemento Carta qui-estnord numero 7 del 2009 in allegato in Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino e Sud Tirolo

Sommario
Lezioni di geografia [Mauro Daltin]
Cartoline dall’altro nordest [Carta Estnord]
La politica di Provincia [Gianni Belloni ]
La decrescita passa per il Comune [Chiara Spadaro]
Il cambiamento immobile. Cosa c’è nel voto del Veneto [Chiara Spadaro]
Il cambiamento immobile. Cosa c’è nel voto del Veneto -intervista a Gianni Riccamboni
Oltre il balcone fiorito [Alessandra Zendron]
Estest [Andrea Bellavite]
De Gustibus [Danilo Gasparini]
Pratiche di cittadinanza [Fabio Della Pietra]
L’ambulatorio degli irregolari [Giulio Todescan]
La città del Passante e Veneto City [Paolo Cacciari]
La signora Gelmini odia il Veneto [Gianni Belloni]
L’acqua dopo la privatizzazione [Andrea Trentin]
Economie dal basso, coop operaie [Gianni Belloni]
Il vento dei Balcani soffia ancora -Intervista a Michele Nardelli
Le monete oltre gli schei [Eliana Caramelli]
Resistenza zingara [Irene Rui]
Cartolina [Marco Baravalle]


La Dalmazia di Emilio Rigatti

febbraio 3, 2009

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L’intervista è tratta da “Andamento Lento”, il nuovo blog di Ediciclo.

In occasione dell’uscita del nuovo libro Dalmazia Dalmazia. Viaggio sentimentale da Trieste alle Bocche del Cattaro, Ediciclo Editore, collana Altreterre, rivolgiamo cinque domande allo scrittore-viaggiatore Emilio Rigatti.

Emilio, dopo l’attraversamento completo dell’Italia (Italia Fuorirotta), finalmente ti ritroviamo di nuovo in sella con Dalmazia Dalmazia. Raccontaci com’è nato questo viaggio e poi il conseguente libro che esce nelle librerie proprio in questi giorni.
Sul “finalmente” lasciamo che giudichi il famoso lettore. Magari potrebbe dire anche “di nuovo Rigatti! Ossignore…”. Il viaggio è nato… ma quale viaggio? Ti spiego: in realtà in Dalmazia in bici ci sono andato molte volte, negli ultimi otto anni, ma quello che racconto è solo uno dei viaggi che ho fatto. Perché ho scelto quello e non un altro? Perché è stato speciale per diverse ragioni. Ho ritrovato degli amici montenegrini che non vedevo da quasi trent’anni, ed è stato un improvviso tornare indietro e sentire il sapore agrodolce del tempo che passa. Dopo tutto quello che c’è stato in Iugoslavia, con l’obbligatorio “ex” davanti, non sapevo se li avrei trovati, e tutti. E invece sì, c’erano, con le loro “sobe” (stanze) in affitto e con qualche anno in più sul groppone. Beba, per cui avevo preso una leggera cotta illis temporibus e con cui andavo a vendere verdure al mercato di Sveti Stefan, è diventata un medico che gira in mercedes, uno status symbol dal Montenegro all’Albania.
Poi mi sono fatto prendere la mano da una recherche mortuaria per scoprire se i Rigatti avevano una tomba nel cimitero di Zara. Trovata! Ho un pied – sous – terre anche là, se voglio. Poi è stato un viaggio in cui ho fatto degli incontri molto belli, specialmente a Bol, nell’isola di Brač, La Brazza in italiano. Con Vanja e Vanja, con Zapovjednik…ma sto riscrivendo il libro oralmente. Poi chi lo compra? Leggi il seguito di questo post »