Furlan on air. Onde Furlane una radio libera da 30 anni

marzo 21, 2010

Furlan on air
Onde Furlane una radio libera da 30 anni

di Mauro Daltin (articolo pubblicato su Carta Estnord)

Nel condominio di via Volturno, al civico 29, c’è uno strano campanello color rame con la scritta Radio Onde Furlane. Quando suoni, non ti chiedono mai chi sei, da lassù aprono a tutti. Sali fino al secondo piano ed entri in questo appartamento dove ti sembra di entrare nella sede di una radio libera degli anni Settanta.
A sinistra entri in una stanza dove c’è una finestra. Da questa finestra qualche anno fa potevi guardare il fragile edificio che ospitava il Centro Sociale di Udine; ora, sempre da qui vedi un indistruttibile e gigantesco blocco di cemento con rampe per le macchine, vetrate, gente incravattata. È la nuova sede della Regione Friuli Venezia Giulia.
La radio proprio nel 2010 compie 30 anni e da quelle scale, per tutto questo tempo, sono salite migliaia di persone della cultura, del mondo sociale e politico, gente comune, immigrati, artisti, giornalisti, operai. La radio è l’occhio che guarda da quella finestra ed è un occhio che osserva, registra, racconta. Testimonia. In friulano.
È proprio questa relazione fra informazione giornalistica e lingua friulana che ha fatto nascere la radio nel lontano 1980. Solo dopo, e come conseguenza, si è trasformata in un osservatorio per le questioni sociali, ambientali, culturali di tutto il territorio. Ma l’aspetto nuovo era che per la prima volta in Regione, e nel resto d’Europa, nello Statuto di un organo di informazione, tra l’altro privato, compare come elemento fondante una lingua minoritaria, in questo caso il friulano.
“Bisognava inventarsi tutto non avendo riferimenti né modelli a cui guardare” – racconta Paolo Cantarutti, presidente della Cooperativa “Informazione Friulana” che gestisce la radio, responsabile dei progetti speciali e della redazione culturale, uno degli elementi innovativi della cultura friulana moderna. “Ci siamo messi a usare questa lingua per raccontare la realtà, l’attualità, le cose che capitavano ogni giorno in Friuli e fuori dal Friuli. È da qui, dalla radio, che poi sono nati strumenti come il vocabolario, il correttore ortografico. Da qui, non dall’Università. Perché qui usciva il friulano non folcloristico, non legato ai sentimenti, ma una lingua vera, che faceva i conti con le altre lingue e con tutto quello che capitava attorno, dal territorio allo sport, dal cinema alle questioni sociali” continua. Leggi il seguito di questo post »

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