Dimmi dell’amore

Quando ti ho chiesto se eri felice, non hai saputo rispondere.
Nessuno sa rispondere a quella domanda.
Tutti dicono che la felicità non esiste.
Che però sono vivi, sereni, entusiasti. Anche tu hai risposto così. Tutte cose che ci stanno attorno alla felicità, un gradino sotto. Hai girato anche tu attorno.
Anzi hai detto: “Più che felicità, contentezza”.
Sorrido davanti alla parola contentezza, che è gergo di bambini.
Una persona mi ha raccontato che sua madre ha rivisto per caso dopo vent’anni un amico d’infanzia. L’ha rincontrato in chiesa dopo che per tutti quegli anni non si erano più visti né sentiti. E lui, con un colpo di bacchetta magica, azzera tutto, trasforma i vent’anni in un soffio e domanda: sei felice, Rosalba?

Camminiamo lungo il cornicione, uno dietro l’altro, braccia larghe, corpo che ballonzola di qua e di là.
Stai attento, vai piano, mi dici.
Rispondo di non sporgerti troppo.
Non guardare sotto.
Non guardare sotto, ripeto.
Vorrei chiederti di quella volta che hai costruito la casa sull’albero. Di che cosa hai pensato la prima notte che hai passato in mezzo alle foglie, insieme alla tua amichetta. Se hai avuto paura e volevi scendere e tornare a dormire nel tuo letto di casa, nella camera accanto a tua madre. Ti vorrei chiedere se quella è stata una notte di candele e confidenze.
Non ti chiedo nulla per paura che ti distrai e cadi di sotto.

Ma adesso, tu, dimmi dell’amore.

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