La Cosmografia del Bosco

Ha incrociato illuminazioni e stagioni all’inferno proprio mentre camminava il Bosco, teatro dell’infanzia dove è apparecchiata una perenne festa. Ha avuto visioni oniriche di mufloni e daini, ha visitato la casa dell’alchimista con la galanteria di inizio secolo. Ha camminato con l’ansia dell’arrivo fino a perdersi nel proprio passato. Ha letto al veggente la lettera che raccontava la profezia dell’uscita dell’essere umano dalla storia e dall’informazione. Una persona gliele aveva raccontate queste cose, ma lui non ci aveva voluto credere. Nel Bosco si è liberato di tutti i propri anni, ha banchettato da bambino e da vecchio insieme agli storpi della Parigi dell’Ottocento e donne vissute nel 2147. Si era dovuto allontanare dalla propria stanza e dal mondo per arrivare qui dentro, tra i villaggi cimbri e i carbonai nascosti sotto formicai a forma di panettone ricoperti da miliardi di aghi di pino. Ha dovuto guardare fisso le stelle per fare l’occhiolino a quel sublime che tanto aveva deriso. Ha dovuto amare Ofelia da morta per la sua pazzia e la grazia dei sui vestiti pieni d’acqua dolce. Si è incantato davanti alla Città Perduta chissà dove, all’inizio dell’alba. Ha pianto con le gambe tremanti per aver toccato l’albero del bene e del male. Ha ricordato le promesse dei padri e quello che c’era scritto sui loro sepolcri. Ha giurato, inginocchiato davanti al Muflone, che dovrà passare ancora molto tempo prima di ricongiungersi con la Giovinezza. Ha assistito a partite a carte dove un uomo si è perso la vecchiaia e fugge lungo il sentiero con le mani fra i capelli mentre gli altri bevono birre calde seduti al tavolo verde. Ha capito che nel Bosco non ci sono soluzioni da adottare e le ambizioni di ognuno vengono scaraventate dentro la Grande Cava. Si è addormentato e ha sognato i minareti di Costantinopoli e le cortigiane in fila per entrare nel Tempio. Ha scavato una buca profonda cinque metri dietro la roccia che conduceva al cielo. Accanto ha voluto incidere il suo nome. Ha urlato contro le montagne l’eco del proprio orgoglio così che gli rimbalzasse addosso e lo investisse fino a ucciderlo. Ha contato fino a mille e trecento prima di andare a scovare gli animali che si erano nascosti sopra gli alberi. “Tana libera tutti” aveva gridato. Ascoltando il suono del tronco di un faggio ha sentito i rumori del porto di Napoli e le navi dei bucanieri assaltare i tesori nascosti nelle stive. Ha tirato le tende del salotto e ci ha trovato un topolino che lasciava qualche mille lire accanto al dentino. (M.D.)

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