Valle Sagrado. 20

Valle Sagrado. 04.10.2010

Eccomi immerso in un tour turistico di due giorni tra la Valle Sagrado e Machu Picchu. Non so be che cosa mi aspettera’, mi sono affidato a una delle centinaia microagenzie turistiche di Cuzco, agenzie che si mescolano a negozi, a sportelli dove cambiano soldi, a ristoranti. Ho pagato, ho scelto piu’ o meno le cose da vedere e poi mi sono fatto il segno della croce. E ora sono qui seduto in questo piccolo bus assieme a turisti francesi, argentini e spagnoli. Prima tappa prevista: Pisac, il suo sito archeologico e il mercato. Partiamo, e la guida, un peruviano con gli occhi a mandorla, comincia a parlare al microfono e non si ferma piu’. Continua a ripetere sia in castillano che in inglese le varie tappe, accompagnate dal tempo dedicato a ognuna. Ora forse comincio a capire Dopo pochi chilometri ci fermiamo con la scusa del bagno. Ma appena scesi siamo avvolti da una serie di donne che vogliono venderci qualsiasi cosa (cappelli, sciarpe, tovaglie, borse, cose da mangiare) e c’e’ anche l’immancabile donna attorniata da 4 lama per le foto di rito. Risaliamo e cominciamo ad attraversare la vera Valle Sacra e il fiume sacro per gli incas, il rio Urubamba. Altra fermata in punto panoramico strategico (anche qui donne che vendono le solite cose). Tutti giu’ per quattro cinque minuti, si scattano quella decina di foto alla Valle e poi tutti di nuovo su’. Comincio a innervosirmi. La guida continua a parlare, ma ormai la sua voce diventa una litania che mi fa socchiudere gli occhi.
Entriamo a Pisac (ovviamente il mercato non lo visiteremo come promesso dall’agenzia), e li’ si apre un sito inca di una meraviglia assoluta. Una serie di terrazzamenti per l’agricoltura che sembrano appoggiati lievemente sui pendii delle montagne, muri e pietre che fanno parte proprio di quei costoni, di quel paesaggio. Camminiamo per un paio di chilometri, ma i 45 minuti concessi sono troppo pochi. Bisogna andare a Ollantaytambo dove arriviamo nel primo pomeriggio.
Mi fermo a bere un caffe’ in piazza a Ollantaytambo, mi metto a scrivere degli appunti ma la mia attenzione e’ tutta rivolta a una coppia di turisti spagnoli seduti al tavolo accanto al mio. Lei piange. Piange forte. Lui mi sembra immobile, mi verrebbe da scrollarlo un po’ per capire se sia vivo o morto. Lei lo guarda con occhi gonfi di accusa e disperazione. Lui si volta verso gli altri tavoli, imbarazzatissimo. La invita a non fare cosi’. Lei prende un tovagliolo di stoffa sul tavolo e si soffia il naso e io penso che, va bene che e’ un momento difficile, ma cosi’ non si fa, non e’ proprio carino. Cerco di capire le colpe e le conseguenze. Credo che la rottura sia proprio definitiva.

Anche qui l’impatto con i resti inca mi blocca la voce e il corpo per alcuni secondi, quando mi trovo sotto e alzo lo sguardo e vedo a sinistra i terrazzamenti, i granai e gli altri magazzini (di cui non si vede la fine) e a destra la zona urbana. Seguo la guida, poi mi scarto un po’. C’e’ un forte vento che taglia in due questo luogo. Montagne tutto intorno. Lascio la guida definitivamente tanto poi io prendo il treno per Aguas Calientes mentre la maggioranza degli altri finiranno il loro tour giornaliero per tornare a Cuzco.
Cammino da solo nella zona urbana. Non c’e’ piu’ molta gente. Risalgo tutti i terrazzamenti e arrivo in cima. Non c’e’ nessuno adesso. Solo vento e cielo. Disegni sui costoni delle montagne di fronte. Profili di facce del re inca che il sole, nei solstizi, si diverte a illuminare solo sulla punta del naso. C’e’ un sole, a proposito, che se non ti copri, ti brucia la testa. Me ne sto li’ e non penso a niente. Sotto di me enormi gradoni dove le persone sembrano formiche. Li’, accanto alla pietra del sole, dove l’ombra, proiettata in una determinata ora del giorno, disegna la croce andina. Li’, e tutto acquista un senso di pienezza.
Sento un fischio, mi scrollo da dosso la sensazione di leggerezza, e vedo una guardia con la faccia inferocita che mi fa segno che lassu’ e’ vietato andare, che lassu’ il sito e’ chiuso. Io lo guardo e allargo le braccia come a dire che non mi ero accorto di nulla. Lui grugnisce quando gli passo accanto. Io mi volto e vedo la cima del sito dove per alcuni secondi mi sono sentito padrone del mondo.

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