Huancarani. 19

Huancarani. 03.10.2010

Huancarani. Limite estremo del Niente. Partiamo alle 5 di mattina con un pick up che ha poco del pick up, senza sospensioni, con le ruote un po’ cosi’ e con il cassone pieno di sacchi di terra che peseranno quintali e che dobbiamo consegnare non sappiamo bene a chi. Siamo assieme a due professoresse e ad Edlira, una ragazza che sta finendo il servizio civile internazionale e che si occupa delle comunita’ sulle Ande e di coordinare le attivita’ scolastiche e culturali.
Usciamo da Cuzco e prendiamo una strada sterrata che per piu’ di un’ora corre lungo il costone di montagne che sembrano colline ma sono alte oltre 4000 metri. Lo strapiombo sempre li’ a ricordarti che il vuoto fa parte del paesaggio. Dobbiamo scendere un paio di volte tutti quanti e spingere perche’ salire con tutto quel peso e con tutti quei sassi per terra e’ impossibile. Scendiamo anche ogni volta che incrociamo nel senso opposto un taxi collettivo o un camion spesso carico di viandanti caricati lungo la strada. Retromarce lunghissime per trovare un posticino, uno slargo per far passare e poi riprendere la marcia.
E poi tutto d’un tratto Huancarani, una cittadina lungo una strada, con dei negozietti per non si sa chi, che vendono un po’ di tutto e un po’ di niente. Le professoresse devono tenere un laboratorio con gli insegnanti del luogo. Io, Claudio e Edlira andiamo a scaricare i sacchi in un altro villaggio a 10 chilometri di strada (per modo di dire) dove il Centro Yanapanakusun sta costruendo una scuola. Torniamo a Huancarani che siamo in 6. Io, dietro, assieme a tre operai che se non portiamo indietro noi devono farsi due ore a piedi per tornare a Huancarani. Qua non ci sono macchine. Non c’e’ niente. Case di fango e paglia. Distese di erba secca, bambini che come fantasmi si muovono facendo pascolare qualche bestia. Vedi qualche donna accucciata sul pendio e a fianco a lei un po’ di pecore e asini.
A Huancarani, Claudio tiene un breve incontro con gli operatori del luogo sul teatro, sulla fiducia, sulla creativita’, fa qualche gioco di magia. Gli occhi di queste donne e uomini si illuminano. “Credo che non abbiano mai visto un gioco di magia” ci dice Edlira. Ridono tutti, parlano a Claudio in quechua e lui non capisce niente. Ma loro rispondono ad ogni sollecitazione, giocano con lui. Io li guardo. Mi sembrano dei bambini che si soprendono e si incuriosiscono di tutto, e invece sono professori di questo pezzo di mondo dimenticato da tutti.
Io e Claudio ci fermiamo nella piazza di questo luogo. Stiamo li’ seduti a sgranocchiare qualche crackers. Ci guardiamo attorno. C’e’ qualcosa che anche qui ha a che fare con altre dimensioni. Tutti vanno piano.
“E’ tutto immobile” dico io.
A fianco a noi c’e’ gente seduta. Uomini e donne. E bambini, un sacco di bambini per la strada. Sporchi e bruciati dal sole. Bambini che mangiano solo patate e a causa dell’alimentazione e della mancanza di igiene hanno difficolta’ a crescere.
C’e’ assenza di aria. Assenza di tutto.
“Sembra una situazione post-atomica, quando dopo lo scoppio della bomba tutto si deve ancora riequilibrare” dice Claudio.
Esatto, penso io, oppure qualcosa che ha a che fare con una tragedia imminente, come quando mi raccontano che, negli attimi prima della scossa del terremoto del 76 in Friuli, un caldo mai sentito prima aveva soffocato tutto.
“Ma cosa cazzo stanno aspettando?” chiedo io guardando la gente.
“Qua aspettano tutta la vita, mi sa” mi dice Claudio.
Ad un certo punto arriva un camion con decine di persone sopra. Si ferma davanti alla piazza. Molti si alzano e cercano di salire anche loro su questo improvvisato taxi che lungo la strada raccoglie le persone.
Ecco, cosa stavano aspettando, penso.

Torniamo a Cuzco e anche il ritorno ha le sue avventure.
Da domani inizia un altro viaggio. L’ultimo segmento. Claudio parte e ritorna in Italia. Io rimango qui ancora un paio di settimane. E domani via lungo la Valle Sacra, dormiro’ ad Aguas Caliente e all’alba di martedi’ mi si apriranno le porte della citta’ nascosta, Machu Picchu.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: