Cuzco. 15

Cuzco. 26.09.2010

A cena al Centro ci ritroviamo assiema a Vittoria e a due coppie di svizzeri e francesi. Si parla di cibi, caffe’, acqua. Ad un certo punto Vittoria dice: “Alcune bambine nei primi giorni che arrivano qui, si portano via il cibo e lo nascondono in camera perche’ non sanno se il giorno dopo ci sara’ ancora da mangiare per loro. Ci vogliono giorni per fare capire loro che anche domani e dopodomani qui il cibo lo trovano”.
Poi parla di Sendero Luminoso, il gruppo terrorista maoista che ha imperversato sulle Ande per un sacco di tempo provocando decine di migliaia di morti e una emigrazione forte nelle citta’. Dice che in alcune zone del Peru’ sta tornando a essere attivo.
Poi racconta di conoscenti argentini desaparecidos negli anni della dittatura militare. É una miniera di aneddoti, di vite vissute che mescolano la Storia con le piccole vicende di uomini e donne. Ci dice, a me e a Claudio: “In una scuola media a Udine, dopo aver parlato delle bambine invisibili delle Ande e dei bambini lavoratori e di questo pezzo di mondo che e’ il Perú, le alunne mi hanno cominciato a chiedere che magliette indossavano queste bambine e come tenevano i capelli. Poi un ragazzino africano alza la mano timido e mi chiede: ‘Ma li’, nel posto che hai raccontato, c’e’ l’acqua?’. Io rispondo di si’, che l’acqua piú o meno c’e´e lui mi sorride come per dirmi ‘siete fortunati voi’.
Questo bambino, ci dice Vittoria, era eritreo e lui l’acqua non ce l’aveva mai avuta. “Un altro prende coraggio e mi chiede: ‘ma i bambini che lavorano devono dare i soldi che guadagnano a degli adulti o se li possono tenere per loro?'”. Anche questo bambino era africano, ci dice Vittoria. Priorita’, emergenze. I bambini italiani chiedevano come si vestono e come portano i capelli in Perú, gli immigrati chiedevano di acqua e lavoro. Altro che intermediazioni culturali o progetti di integrazione scolastica.
Assieme a Christian ci riuniamo con le due ragazze responsabili della radio, Luisa e Raiumunda. Tutti insieme leggiamo il racconto, la fiaba sull’acqua che abbiamo portato dall’Italia e su cui lavoreremo da domani per tentare di produrre una specie di radiodramma. Le bambine dicono che si potrebbe farne una versione anche in lingua quechua, che in fondo e’ la lingua madre per molte di loro. Sono entusiaste, lasciamo loro anche dei materiali sull’acqua in spagnolo e cominciano a fare ricerche, a informarsi, a immaginare chi possano essere i personaggi, le voci. Ci sara’ da divertirsi, credo. Una mezz’ora dopo, accendiamo uno dei loro computer e ci imbattiamo in una serie di pagine aperte sul tema dell’acqua che le ragazzine avevano cominciato a consultare e ci diciamo che forse abbiamo toccato le corde giuste.
Ronald poi mi chiede se posso dare un’occhiata a un centinaio di racconti, di riflessioni, di materiali prodotti dai bambini. Anche questi in lingua quechua. Saro’ affiancato ovviamente da qualcuno per la traduzione e cercheremo di capire che cosa si possa fare di tutto questo materiale. Ecco, la prossima settimana la dedicheremo a queste cose.
Qui in citta’ e all’aereoporto continuano gli scontri fra gli studenti universitari che appoggiano la protesta dei residenti contro un progetto di irrigazione di oltre 35mila ettari del Governo, che pare non preoccuparsi sugli effetti di questa iniziativa sulle riserve di acqua gia’ in crisi di questo paese. Da due giorni viene bloccato l’aeroporto e in centro a Cuzco ieri notavamo un sacco di polizia che controllava. Tra i picchetti dei campesinos, gli studenti universitari, le proteste continue in Argentina, le guerre per l’acqua in Bolivia, ci stiamo rendendo conto che a queste latitudini la piazza ha ancora un forte senso di aggregazione ed e’ il luogo ancora privilegiato per protestare e alzare la voce.

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