Cochabamba. 12

Cochabamba. 19.09.2010

Ad un incrocio mi scappa un “ma come cazzo si fa a capire quando si puo’ passare”. E’ da quando siamo in Sudamerica che non capisco come attraversare le strade perche’ i semafori per i pedoni semplicemente non ci sono. A volte io e Claudio ci troviamo in mezzo ad una Avenida e partono macchine a tutta velocita’, che in qualche secondo devi decidere se provare a tuffarti dall’altra parte della riva o invece ritirarti correndo da dove sei partito.
Eppure tutti gli altri mi pare capiscano come fare. “Devi guardare il semaforo delle macchine. Non devi guardare di fronte ma devi metterti dal punto di vista delle auto. Cosi’, se chiedi a un bambino quando puo’ attraversare la strada ti rispondera’ ‘con il rosso’ mentre con il verde stara’ fermo”. Infatti quando le macchine sono ferme e vedi il rosso, parti. Tutto all’incontrario. Bolivia. Provincia del Sudamerica. Si’ perche’ da quel poco che sto capendo qua in Bolivia e’ tutto storto, non si capisce mai bene niente, c’e’ un sacco di confusione. “E’ un posto un po’ kitch” dice Claudio. In effetti lo e’. E’ un luogo dove aggiungono sempre, non tolgono mai. Prendiamo il loro piatto tipico (non ricordo ora come si scrive) e dentro ci troviamo carne, uova fritte, wurstel, peperoni fortissimi che ti bruciano la gola, cipolle, pomodori, salse, sughi. E tutto in quantita’ non adatte a un essere umano. “Qua devi mangiare fino a scoppiare. E bere. E’ nella loro cultura” conferma Stefano. Rispettiamo la cultura di tutti, ovvio, ma quando e’ troppo e’ troppo.
E aggiungono dappertutto, nei jeans con mille ghiri gori anni Ottanta, nel volume della musica, nelle parole, nei clacsono perennemente in funzione dei taxisti che ti segnalano la loro presenza, nella gelatina sulla testa degli uomini. Un popolo che aggiunge, forse anche per confondere, per mascherare. Ma sono impressioni, istantanee. La mattina della domenica andiamo all’inaugurazione di un tanke di acqua nella zona Sud. Arriviamo in ritardo di due ore, ma tutto deve ancora cominciare. C’e’ un sole che ci spacca la testa. Parlano in sei o sette proprio sopra questo nuovo serbatoio che dovrebbe distribuire acqua a molte famiglie che l’acqua adesso non ce l’hanno. Poi ci si sposta tutti in un piccolo campetto da basket dove una musica andina ad altissimo volume anticipa i festeggiamenti del quartiere. I sei tornano a parlare di nuovo, uno alla volta e a me pare assurdo. Rinunciamo al pranzo che poi sappiamo essere finito alle sette della sera. Ci rintaniamo nella piazza principale e rimaniamo seduti li’ su una panchina per due ore buone a fare nulla, solo a guardare la gente. Ci sediamo a pochi centimetri da due donne cochabambine che vendono spremute. Sono della tribu’ quechua (cappello a falde larghe, gonna al ginocchio colorata) e rimaniamo incollati per capire questa attivita’ commerciale atipica, fatta di un piccolo carrello e una tecnica di spremitura mai vista.
La sera partiamo, salutiamo Stefano e ci imbarchiamo in un bus che di notte ci porta a La Paz. Scendiamo che sono le 6.30 del mattino e ci accoglie un freddo a zero gradi che ci taglia la gola. Da li’, alle 8.00 saliamo su un bus che ci porta a Copacabana, lago Titicaca, posto che a un primo sguardo deve essere qualcosa di simile a un rifugio per ex hippy o frichettoni. Un sacco di viaggiatori solitari, zaino in spalla, barbe bianche lunghe che si mescolano con questa citta’ strana, con una imponente cattedrale moresca in mezzo a vie piene di boliviane che vendono cappelli, sciarpe e borse dai mille colori. Dormiamo in una stanza con bagno, umile certo, ma 4 euro in due ci paiono pochi anche a noi abituati ormai a prezzi di questo tipo.

Domani si prende il bus e si supera il confine, l’ultima frontiera. Arriveremo a Puno, Peru’.

2 risposte a Cochabamba. 12

  1. barbara scrive:

    M.I.T.I.C.I.!!!!!!! Ho letto tutto d’un fiato. Mi passavano le immagini davanti come un film…..CHE INVIDIAAAAAAA!!!!!!!! Ancora ancora ve ne prego, sono gia dipendente! Che bella droga!!!! L’avventura, la vita, le esperienze, popoli, odori e immagini che attraverso i vostri occhi entrano direttamente nel mio cuore. Suerte para todos y siguen escriviendo! Besos!

  2. Grazie barbara…. grazie di cuore. Non so chi tu sia, ma sono felice che quello che scrivo (e quello che viviamo in questo viaggio) venga letto e trasmetta queste belle cose.
    Besos
    mauro

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: