Salta. 7

Salta. 14.09.2010

Salta. Nord Argentina. 1300 metri circa sul livello del mare. Si comincia a salire in alto.
Citta’ di 600.000 abitanti circa, sembra di essere gia’ sulle Ande, le facce sono diverse, tagliate dal vento e inscurite dal sole; ma tutto appare differente rispetto a Buenos Aires e a Colonia. L’aria che si respira ha a che fare con qualcosa d’altro rispetto a quello visto fino ad ora.
Ci fermeremo fino a giovedi’ quando ripartiremo verso il confine con la Bolivia per poi penetrare il paese di Evo Morales.
Qui siamo “scortati” da Mauro Sabbadini e Fernando, due amici che ci fanno sentire come a casa nostra. Caso vuole che abbiamo incrociato questo luogo nel nord ovest dell’Argentina nei giorni della piu’ grande manifestazione religiosa della zona. Domani sono attese 800.000 persone da un po’ tutte le parti per la processione della “Vergine del Milagro”. Ieri, davanti alla Cattedrale abbiamo assistito increduli all’arrivo di decine di pellegrini che dopo 14 giorni di viaggio e oltre 500 chilometri a piedi (una sorta di Cammino di Santiago Sudamericano) vengono accolti da una citta’ in festa.
Mauro ci racconta un sacco di cose, ha mente lucida, viva, esperienza di una marea di cose, parla di tutto e ora lavora come sottosegretario nell’amministrazione comunale di Salta da dove con i suoi occhi guarda il mondo e cerca di migliorarlo. Faremo una chiacchierata per registrare le parole di una persona che da anni vive questo paese, ne conosce le pieghe sociali e storiche e anche le relazioni con l’Italia e il Friuli.
Questa mattina assieme a Fernando siamo andati a camminare nella Quebrada attorno alla citta’, un’oretta in una sorta di piccolo trekking nelle montagne pre andine. In auto, superato il centro, abbiamo attraversato una Villa miseria proprio accanto alla nuova sede municipale. Strano contrasto, come strano qui attorno mi appare un po’ tutto.
Ad un certo punto ci indica delle scarpe appese ai fili della luce. Ricordo di averle viste e fotografate anche al quartiere Ferrari, fuori Buenos Aires. Mi erano sembrate una bizzarria, uno scherzo adolescenziale. “Vedete, quello e’ il segnale che qui, in queste case e in queste vie, vendono droga”. Me ne rimango zitto.
Un contrasto con questa citta’ apparentemente tranquilla e benestante. Apparentemente.
“Qui in Argentina dovresti dare per legge precedenza sempre a destra. Sempre. Solo che, culturalmente, se sei in una Avenida principale come questa la regola scompare. Anche quando ti trovi in una rotonda e’ lo stesso. C’e la legge che dice una cosa, ma culturalmente se ne fa un’altra”. Per me, quel culturalmente, forse spiega l’Argentina tutta.
Guida Fernando, nei dintorni di Salta.
Superato un ponte, ci fermiamo per scattare qualche foto e ci imbattiamo in un gruppo di persone che scendono alla riva di un fiume. Sono tanti, hanno una chitarra e due uomini sono immersi nell’acqua fino alla vita. Entra un ragazzo e i due lo sostengono. Comincia un canto e tutti battono le mani. Uno dei due uomini comincia a parlare all’orecchio del ragazzo che sembra irrigidito dal freddo. Poi d’un tratto lo piegano e gli mettono la testa sotto acqua. Ne segue un applauso. “Un battesimo nel fiume. Deve essere un rito battista o qualcosa del genere” spiega Fernando.
Ci raccontano anche di un’altra famosissima cerimonia religiosa del luogo e penso che tanta fede cosi’ concentrata non l’ho mai vista. E anche l’energia dell’aria nasconde qualcosa di particolare. Io e Claudio ad un certo punto ci guardiamo. “Sono strano, oggi” dico io. “Si’, e’ come se non riuscissi a capire bene dove sono” dice lui.
Ecco, esatto.

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