Colonia Caroya. 4

Colonia Caroya. 10.09.2010

Il viaggio notturno ci ha portato a Cordoba lungo la mitica Panamericana (Ruta 9), strada che taglia a meta’ tutto il continente sudamericano partendo dalla Terra del Fuoco fino ad arrivare in Messico e poi negli Stati Uniti.
Da li’ con un bus di linea arriviamo a Colonia Caroya. Scendiamo davanti alla Caroyense, una ex grandissima cooperativa che produceva e vendeva vino e grappa. La facciata dell’azienda e’ stata costruita esattamente come la facciata del duomo di Gemona e questo ci fa capire gia’ in che posto assurdo siamo arrivati.
Arrivare a Colonia significa immettersi nella Avenida San Martin, subito dopo la piazzetta Friuli. L’Avenida e’ lunga piu’ di undici chilometri e ai suoi lati crescono migliaia di grandi platani che la ricoprono completamente.
Colonia non ha un centro storico, ci sono al massimo tre-quattro quadre piu affollate, ma si sviluppa tutto lungo questa strada principale, in modo orizzontale lungo vie non asfaltate.
Ci accoglie Maxi Visintin, un ragazzo sulla trentina, occhi vispi, testa che viaggia veloce, che guarda avvanti. Ci raccconta un sacco di cose. Studia all’Universita’ di Cordoba, una delle piu’ antiche del Sudamerica,fa il volontario in un quartiere difficile con bambini che vivono problematiche famigliari e sociali. Ci andremo assieme a lui domenica. Insieme ad altri ragazzi stanno mettendo in piedi una radio comunitaria, libera, dove chiunque potra’ fare il suo programma, parlare di cio’ che vuole. Fa parte di un gruppo scout ma stanno destrutturando la scala gerarchica tipica degli scout per fare un lavoro con i ragazzi in senso orizzontale.
Parla come un treno, come avesse l’urgenza di raccontare l’Argentina e gli argentini. La loro storia e la storia di Colonia. L’economia di questo paese che sembra sempre sull’orlo di precipitare in un baratro. O della scuola, dove i ragazzi arrivano alle 10.30 perche’ nelle prime due ore non c’e’ il professore.
La sera con il padre hanno una discussione sul Golpe militare, sul peronismo e sul rapporto con gli Stati Uniti. L’uno, il padre, e’ piu’ disincantato, fatalista, l’altro, il figlio, gli si legge negli occhi e nelle parole quella forza dell’utopia e del voler cambiare le cose.
Parliamo dell’acqua. “Puo’ capitare che in Ecuador e in Bolivia una bottiglietta d’acqua costi tre volte piu che una birra. Sara’ un grosso problema nel giro di pochi anni. In Argentina noi non ce ne accorgiamo, la sprechiamo, ne abbiamo talmente tanta… Ma stiamo vendendo tutto. Una multinazionale olandese ha appena comprato 30.000 ettari di terra nel nord. Tutto, come Benetton nel sud. Lo fanno per l’acqua, anche”.
Entriamo in un bar e ci accolgono in friulano. Un sacco di gente parla in friulano e ti pare assurdo che dall’altra parte del mondo, in mezzo all’Argentina, ci sia un luogo cosi’.
Visitiamo l’estancia, un posto in mezzo al niente che e’ stato prima dei gesuiti, poi un luogo dove fermarsi con i cavalli per fare una sosta lungo il Camino Real che univa Buenos Aires al Peru’; successivamente una fabbrica di armi nella lotta di liberazione contro gli spagnoli; infine il primo luogo dove gli emigranti friulani, nel 1878, si fermarono e decisero di costruire Colonia. Ora e’ un museo con un patio bellissimo tipicamente spagnolo.

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