Buenos Aires. 3

Buenos Aires. 08.09.2010

Ad un lavadero, il padrone, di origini piemontesi, ci spiega che l’Argentina e’ piena d’acqua, che tra ghiacciai, fiumi, laghi, qui e’ come essere sopra una miniera d’oro, dell’oro del presente e del futuro prossimo, l’acqua, per la quale si combatteranno guerre come e’ stato per il petrolio. “E ce la metteranno in culo come sempre, verranno qui e si porteranno via tutto, e noi venderemo la nostra acqua come hanno venduto gran parte della Patagonia ai Benetton” ci dice lui con un sorriso amaro.
“Hanno comprato quello che hanno voluto, indios compresi, interi laghi e fiumi e se a un certo punto diranno che non si puo’ piu’ passare, noi che facciamo?”
Poi bestemmia contro il cambio peso-dollaro e ci dice che quando, prima del 2001, c’era il pareggio peso-dollaro (un dollaro uguale a un peso) le cose andavano meglio, potevi avere in mano anche una moneta forte per contrattare, comprare e vendere, mentre ora si fa la fame.
In Avenida Santa Fe ci fermiamo in una delle librerie piu belle del mondo, “El Ateneo”, sotto suggerimento di Manuela della libreria di San Daniele. Entriamo e ci troviamo dentro un teatro all’italiana, grandissimo, con i palchi a fare da contorno, la platea, e tutto pieno di libri e scaffali. Dietro il sipario rosso, un caffe’. Rimaniamo a guardarci intorno per una buona mezz’ora.
A cena, Leo ci racconta del massacro di Floresta del 23 dicembre 2001, giorni terribili, caotici, in cui un paese viene messo sottosopra. Ne scrivero’ di questo episodio, ma in sostanza tre ragazzi che non c’entravano niente vengono uccisi a bruciapelo fuori da un chiosco mentre in televisione passavano le immagini degli scontri. A freddarli si viene a sapere poi e’ stato l’autista del presidente Videla. Da l¡ nasce una rivolta dell’intero quartiere.
Storie, mille storie anche di calcio, di appartenenza, di rivolte. Al quartiere della Boca tutto giallo e blu, tutto ruota attorno allo stadio, all’effigie di Maradona sui muri e al Caminito turistico dove coppie di giovani ballerini di tango un po’ stanchi fanno divertire qualche turista.
Oggi ultimo giorno nella Capitale Federale. Stanotte ci spostiamo in pulmann, 10 ore di viaggio, direzione Cordoba. Da l¡ a Colonia Caroya, posto a quanto pare leggendario, pieno di emigranti friulani che tra l’altro nel 1876 fondano questa citta’. Venerd¡, poi, ci dovrebbe essere il collegamento radiofonico con Radio Onde Furlane. Il dovrebbe, in Sudamerica, e’ d’obbligo.

Una risposta a Buenos Aires. 3

  1. manuela scrive:

    Che parole amare, immaginare la bellezza dei luoghi e l’amarezza di ciò che li riempie rende il pensiero pesante e sentito. Colonia Caroya, un mito!

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