Fa’ la cosa giusta

marzo 8, 2010

Da venerdì 12 marzo a domenica 14 marzo, sarò alla fiera “Fa’ la cosa giusta. Fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili” a Milano. Sarò lì con uno stand di Ediciclo. Questo il sito: http://falacosagiusta.terre.it.

Annunci

Primo marzo. Anch’io ero clandestino (3)

marzo 8, 2010

Primo marzo. Anch’io ero clandestino (3)
di Bozidar Stanisic

Perché racconto tutto ciò? Non credo che io sia una vera vittima della storia in movimento. Mentre molti scrittori, pittori, musicisti e altri artisti del mio Paese, in fuga, dispersi per l’intero globo terrestre, non avevano neppure un angolino per realizzarsi in modo creativo, io, a Zugliano, avevo una casa, al Centro Balducci generosamente offerta da una famiglia friulana, in cui scrivevo: lo facevo per non dimenticare non solo la mia vita precedente, in un Paese situato fra l’Occidente e l’Oriente, ma pure per la complessità dell’esilio e del trovarmi nel Paese altrui, in cui, nel mio caso, avevo trovato mani tese. Potrei dimenticare che il mio amico prete sloveno pagò una multa salata perche teneva un clandestino nella canonica e lo fece con molta serenità? Oppure una ex studentessa del corso serale a Maglaj, in Bosnia, che a me e a mia moglie procurò un falso lasciapassare con cui riuscimmo a raggiungere il porto di Spalato? [E lei, conoscendo le mie attività per la pace, mi disse: «Prenda questo foglio e vada via, quella situazione non è per lei». Ero stupefatto del gesto, non riuscii allora neppure a ringraziarla e lei se ne andò in fretta perché qualcuno non ci osservasse]. Dimenticare mille e una storia di una guerra fratricida, in cui, nonostante tutto, molti non hanno perso l’umanità? Che la vita nuova da molti di noi chiedeva di rifarsi da insegnanti, medici, farmacisti, infermieri, impiegati…per diventare autisti, operai, badanti, beby sitter? Forse la storia davvero è inpercepibile, un fenomeno dominato da forze oscure ma le sue conseguenze possono essere considerate tanto invisibili da non vedere il volto del prossimo rispecchiarsi nel nostro? [Fino al mese di aprile di 1992 ancora insegnavo in una scuola superiore nel mio paese nativo. Nell’estate dell’anno precedente con i miei passai le vacanze a Malta. Eravamo turisti. Visitammo anche l’isola di Gozo, dove, in una grotta, secondo una leggenda, imprigionato da Calipso, Ulisse passò sette anni. Un anno dopo siamo partiti noi e finora non siamo tornati a vivere nella nostra Itaca]. Leggi il seguito di questo post »


Primo marzo. Anch’io ero clandestino (2)

marzo 5, 2010

Primo marzo. Anch’io ero clandestino (2)
di Bozidar Stanisic

Tre mesi prima ero fuggito dalla Bosnia perché non trovavo nessuna ragione per partecipare a una guerra civile e fratricida, che, infine, era all’opposto delle mie convinzioni sull’inutilità delle guerre. I miei, moglie e figlio, erano rimasti in Croazia, che per me non era un luogo sicuro perché il governo croato considerava disertori tutti i maschi e li rispediva in Bosnia. Un amico sloveno mi trovò rifugio presso una chiesa cattolica di una cittadina nei pressi del confine con l’Italia. Anche se per il prete e per la donna della canonica ero uno sconosciuto, trovai un’accoglienza umana calorosa. Stavo con loro a tavola a mangiare, anche nell’occasione in cui, già diventato amico, il prete fece un raduno di tutti i preti della sua diocesi a cui era invitato pure il vescovo. E mi mise al centro tavola. Mai nella mia vita vidi tanti preti in un unico posto e tutti erano gentili con me che non sono praticante.
Passavo metà delle giornate aiutando nell’orto, nella vigna su una collina da cui si vedeva il Golfo di Trieste; guidavo un furgone per trasportare aiuti umanitari ai campi profughi nelle vicinanze del paese. Mi restavano alcune ore pomeridiane per la scrittura e così riuscii a finire la gran parte di un mio libro di racconti che, un anno dopo, con il titolo “I buchi neri di Sarajevo”, sarà pubblicato da un editore triestino. Ogni tanto, volendo informarmi presso i consolati e le ambasciate di vari Paesi sui percorsi per ottenere un visto d’ingresso, andavo a Lubiana. Mia moglie era d’accordo con me di andare il più lontano possibile, possibilmente in Canada o in Australia. Leggi il seguito di questo post »


Resistenze 2010

marzo 4, 2010

Come ogni anno la Sezione Intercomunale dell’Anpi di Palazzolo-Muzzana-Pocenia-Precenicco organizza la rassegna “Resistenze 2010 – Viaç viars il 25 di avrîl”. Il percorso di appuntamenti in preparazione del 25 aprile, realizzato quest’anno con la collaborazione delle ass. culturali Artetica, Trois e Art-Port, dell’Auser e dello Spi-Cgil, con il sostegno di Coop e Cam85 e con il patrocinio dei comuni di Muzzana e Palazzolo si propone di dipanare il filo della Resistenza/Resistenze dalla memoria all’attualità attraverso “musica, storie, immagini e parole”.

Il primo evento sarà proposto sabato 13 marzo, alle ore 18.00 presso la Casa del Marinaretto di Palazzolo. Si tratta dello spettacolo teatrale “Sospiro d’Anima, la storia di Rosa” di e con Aida Talliente, musiche di David Cej. Una serata dedicata a Rosa Cantoni, nome di battaglia “Giulia”, partigiana della divisione Garibaldi ed ex deportata nel lager nazista di Ravensbruk. La sua vita raccontata attraverso immagini musica e poesia.

Gli appuntamenti seguenti saranno a Rivignano, il 27 marzo alle 18.00 presso la sede dell’Associazione Trois (ex osteria Alle Piramidi) con il libro “Nome di battaglia Carnera” la storia del partigiano dei Gap Arturo Nassig.

Il 10 aprile alle 18.00 a Villa Muciana di Muzzana del Turgnano la presentazione delle mostre fotografiche di Danilo De Marco “R-esistenze infinite” e “Achtung banditi”

Ultimo appuntamento la proiezione del film documentario “Come un uomo sulla terra” di R. Biadene, A. Segre e D. Yimer che si terrà venerdì 16 aprile alle 20.45 presso il Centro Polifunzionale di Latisana.


Primo marzo. Anch’io ero clandestino (1)

marzo 3, 2010

Pubblico a puntate un bellissimo pezzo dell’amico scrittore bosniaco Bozidar Stanisic che ringrazio per avermi dato la possibilità di riproporlo qui.

Primo marzo. Anch’io ero clandestino (1)
di Bozidar Stanisic

Il 14 agosto 1992, nelle vicinanze del confine italo-sloveno, mi fermò una pattuglia della polizia slovena, mi chiese i documenti. Li avevo, ma erano di uno Stato che non c’è più, dell’ex Jugoslavia. Uno dei poliziotti via telefono mandò al comando questo messaggio: «Abbiamo uno… Mandate una jeep per portarlo… E’ un clandestino!». Il clandestino ero io.
Presentarsi agli altri, gentilmente; poi con un sorriso-maschera gentile ripetere due, tre volte il proprio nome e cognome, esotici perché non italiani, credo sia una delle situazioni comuni della vita quotidiana di ogni immigrato mentre si trova a vari sportelli oppure in una semplice festa in prezenza di persone finora sconosciute. Ci sono però immigrati che oltre a presentarsi in modo borghese potrebbero fare altre scelte, soprattutto come testimoni della storia. Un giovane colombiano di nome Alvaro potrebbe presentarsi come colui che ha vissuto l’uccisione di tutti i suoi nove familiari ed è riuscito a fuggire perché voleva vivere malgrado tutto; un kurdo di nome Jusef e sua moglie Aisha che su una zattera di gomme di auto usate sono riusciti a raggiungere un’altra sponda di un grande fiume in Iraq e a salvarsi dai loro persecutori; una ragazza sudanese di nome Asef originaria del Darfour è riuscita a passare a piedi la gran parte del Sahara e via mare a raggiungere l’isola di Lampedusa; un uomo di nome Ivan, dell’ex Jugoslavia: ingannato dalla follia nazionalista, da militare aveva passato due anni in una guerra fratricida e aveva deciso di disertare; un’argentina di nome Dolores insieme a millioni di suoi connazionali, ha subìto le conseguenze del crac finanziario del suo Paese ed è venuta in Italia, paese nativo dei suoi bisnonni… E così via, c’è una moltitudine di persone presenti in Italia, di nome comune aggiuntivo extracomunitarie, che potrebbe presentarsi in modo insolito, come è tragicamente insolita la storia in movimento che aveva colpito e colpisce i milioni di volti, dall’impoverimento alle guerre, quasi mai senza complicità diretta o indiretta dei centri del potere politico, economico, finnanziario e militare dei Paesi i cui nomi, come echi di un paradosso della storia già nominata, per loro sono i simboli della loro speranza.
E colui che vi racconta tutto ciò, oltre a presentarsi come disertore, traditore di più di una delle patrie, uno di cinque milioni di persone che nel periodo 1991-2000 hanno cambiato la «residenza», potrebbe considerarsi anche come ex-clandestino, perché clandestino lo era, un giorno solo ma lungo come nessun altro. E non solo lungo, ma pure indimenticabile – perché dimenticare è uguale a rinnunciare alla sostanza della nostra umanità.