Primo marzo. Anch’io ero clandestino (3)

Primo marzo. Anch’io ero clandestino (3)
di Bozidar Stanisic

Perché racconto tutto ciò? Non credo che io sia una vera vittima della storia in movimento. Mentre molti scrittori, pittori, musicisti e altri artisti del mio Paese, in fuga, dispersi per l’intero globo terrestre, non avevano neppure un angolino per realizzarsi in modo creativo, io, a Zugliano, avevo una casa, al Centro Balducci generosamente offerta da una famiglia friulana, in cui scrivevo: lo facevo per non dimenticare non solo la mia vita precedente, in un Paese situato fra l’Occidente e l’Oriente, ma pure per la complessità dell’esilio e del trovarmi nel Paese altrui, in cui, nel mio caso, avevo trovato mani tese. Potrei dimenticare che il mio amico prete sloveno pagò una multa salata perche teneva un clandestino nella canonica e lo fece con molta serenità? Oppure una ex studentessa del corso serale a Maglaj, in Bosnia, che a me e a mia moglie procurò un falso lasciapassare con cui riuscimmo a raggiungere il porto di Spalato? [E lei, conoscendo le mie attività per la pace, mi disse: «Prenda questo foglio e vada via, quella situazione non è per lei». Ero stupefatto del gesto, non riuscii allora neppure a ringraziarla e lei se ne andò in fretta perché qualcuno non ci osservasse]. Dimenticare mille e una storia di una guerra fratricida, in cui, nonostante tutto, molti non hanno perso l’umanità? Che la vita nuova da molti di noi chiedeva di rifarsi da insegnanti, medici, farmacisti, infermieri, impiegati…per diventare autisti, operai, badanti, beby sitter? Forse la storia davvero è inpercepibile, un fenomeno dominato da forze oscure ma le sue conseguenze possono essere considerate tanto invisibili da non vedere il volto del prossimo rispecchiarsi nel nostro? [Fino al mese di aprile di 1992 ancora insegnavo in una scuola superiore nel mio paese nativo. Nell’estate dell’anno precedente con i miei passai le vacanze a Malta. Eravamo turisti. Visitammo anche l’isola di Gozo, dove, in una grotta, secondo una leggenda, imprigionato da Calipso, Ulisse passò sette anni. Un anno dopo siamo partiti noi e finora non siamo tornati a vivere nella nostra Itaca].
Oppure da non osservare il fenomeno dell’ immigrazione [e non solo in Italia], le sue cause e conseguenze, la sua drammatica complessità, incluso lo sguardo critico anche sulle relazioni fra gli immigrati stessi, il loro rapporto con la terra nativa, la storia, la situazione attuale? [Il razzismo, come strumento forte per rendere inferiori l’altro, il diverso, nella mia esperienza non è un immagine bianco-nera. Perché tacere sul fatto, e partirò dai cosiddetti slavi – come siamo chiamati in Italia, come se fossimo una melassa che scorre dagli Urali verso l’Occidente – che il razzismo c’è, che la maggioranza degli slavi – quindi, sentendosi bianchi – si sente suprema davanti a un africano di colore e non raramente gli dice crn?uga, negrone?]
Oppure sui prestigi e sulla vanità di chi pensa di aver ottenuto in Italia un posto di lavoro o un ruolo importanti – tacere, non osservare questo fenomeno nella mia narrativa? Ultimamente, alcune socie di un’associazione con cui collaboro, anche loro straniere, ripetono con ossessione prima i soci, poi i collaboratori. E questo non assomiglia al grido razzista prima gli Italiani?

Dimenticare il giorno del 20 novembre 1990, in Bosnia, quando furono pubblicati gli esiti delle prime elezioni democratiche: l’86 per cento degli elettori votarono i tre partiti di stampo nazionalista. Le conseguenze di questa scelta sono, più o meno, conosciute alla maggior parte sia degli italiani che degli altri cittadini d’Europa. Il nazionalismo? Non è servito né serve a se stesso, è rimasto uno strumento forte delle oligarchie di potere in ciascuno degli Stati sorti dalle rovine dell’ex Jugoslavia. [Quel 20 novembre si è inciso nella mia mente come uno dei giorni della vergogna e della non memoria. La vergogna – perché allora incominciò una lunga stagione di irrazionalità di ogni specie e della negazione dell’altro e del diverso fino a negarlo fisicamente e farlo inferiore; la non memoria – perché incominciò un revisionismo non solo del trapassato ma pure della storia attuale].
Dimenticare pure il 2 luglio 2009 quando il Senato della Repubblica Italiana ha approvato la Legge sulla sicurezza, di cui la maggior parte si occupa delle questioni d’immigrazione? [Per promemoria: promotore di questa Legge è la la Lega Nord, partito da anni impegnato per rendere amara la vita degli immigrati, per annientare ogni aspetto e qualsiasi tentativo di multicultularità presenti soprattutto nel Nord e attraverso questa «lotta» ottenere poteri amministrativi e politici]. Abbiamo già bisogno di dimenticare che i parlamentari degli altri partiti della maggioranza, incluso l’attuale governo e il suo presidente Berlusconi [che ha detto che questa Legge è fortemente voluta da lui], in parole povere, sono stati complici dei senatori leghisti? E la complicità di questo genere non credo sià stata espressione né di virtù politiche e culturali, né di coscienza umana. Per rinfrescare la memoria dei lettori sottolineo che fra i parlamentari c’erano anche quegli esponenti politici che pochi mesi fa, nel «caso Englaro», si rivelavano come santi combattenti per i valori della vita. Come mai poi, non chiedersi perché i politici razzisti urlano davanti alle telecamere? Forse perché gli echi della crisi si sentano di meno e loro, nelle loro poltrone, non siano disturbati?

E’ possibile non avere nessuna risposta sul razzismo? Perché non dire come sia possibile comprenderlo come fratello del nazionalismo; e che tutti e due hanno una sorella, la xenofobia? Non dire in parole chiare che ritengo che nessuno di questi tre fenomeni che portano al buio politico e sociale non sono fine a se stessi, ma sono, sicuramente, una leva per chi vuole restare al potere? [Ma di che cosa parla questo Bingo Bongo dei Balcani? Non è mica vero che siamo sulla via di una guerra? Così, senza dubbio, direbbero i vari borgezio, bossi, marroni, cote ed altri simili a loro con le cravatte e i fazzoletti verdi? Più o meno – e ripeterebbero che vogliono assicurare l’ordine e la sicurezza per i cittadini. No, mi sbaglio, non per i cittadini ma per la gente. La Lega non usa il termine cittadino, ma quell’altro – gente. E un concetto che vede la massa indistinta; in realtà politica e sociale, una massa da guidare; nella loro mente verde, monocolore, inebriata per aver trovato il terreno politico fertile per le loro idee di aparthaid e di razzismo la gente è un striscione su cui scrivere slogan ogni volta più fantasiosi. E tutto ciò in mezzo dell’Europa che tace o timidamente si limita alle critiche tiepide, in mezzo al silenzio assordante della maggioranza degli intellettuali, in mezzo a una crisi economica di cui loro stessi, quindi i creatori della Legge che assomiglia a una anticamera delle leggi razziali, in realtà si occupano pochissimo].

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