Intervista a Claude Marthaler

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L’intervista a Claude Marthaler rilasciata al mensile Millionaire di Gennaio 2010 alla giornalista Lucia Ingrosso. Di Claude Marthaler, dopo Il canto delle ruote (Ediciclo) è fresco di stampa in libreria Lo zen e l’arte di andare in bicicletta. La vita e altre forature di un nomade a pedali con prefazione di Didier Tronchet e copertina di Altan. Ho conosciuto questo straordinario personaggio e viaggiatore alla seconda edizione di Ciclomundi.
Dalla quarta di copertina che ho scritto per il suo Lo zen e l’arte di andare in bicicletta:
Dopo il giro del mondo in bici in 7 anni, dopo aver scalato tutte le più alte vette dell’universo in sella al suo fedele “yak”, dopo aver assorbito colori, immagini, sensazioni e conosciuto un patchwork inebriante di persone, dopo avventure, sofferenze, estasi in cammino, Claude Marthaler racconta la sua anima a pedali, filosofeggia sull’andare in bicicletta, descrive il mondo visto dal sellino.
La sua è poesia quotidiana, filosofia, linguaggio dei sogni e dei desideri. È il racconto di chi vive la bici come una parte di se stesso, un prolungamento del proprio corpo. Marthaler ci spiega cosa significa viaggiare a pedali, ma anche semplicemente pedalare senza una destinazione, con la mente vuota, lasciandosi riempire dalle immagini e dalle sensazioni.
Descrive la grande ruota del mondo, e cosa si vede attraverso i suoi raggi. È la sua vita e altre forature.

Che cosa insegna un viaggio in bicicletta?
L’equilibrio, la determinazione, l’accontentarsi, l’umiltà, la vita semplice, sana e piena d’aria, il valore della lentezza, la scoperta e il rispetto di sé e l’attenzione agli altri. La convivialità, la solidarietà, il calore umano e la generosità, molto più frequente in chi non ha nulla che in chi ha tutto. A superare sia le latitudini culturali e geografiche che le proprie frontiere interiori. In costante disequilibrio, in bici, bisogna trovare la giusta velocità per lasciarsi crescere interiormente. La bicicletta permette ai bambini di crescere e di diventare adulti; agli adulti di sognare e restare un po’ bambini…

Di che cosa ha vissuto in sette anni in giro per il mondo?
Mi sono arrangiato piuttosto bene. E’ stata la più bella esperienza della mia vita. Dal punto di vista esistenziale: ho vissuto con la gioia di esaudire un sogno d’infanzia. Da un punto di vista finanziario: con qualche piccolo risparmio, qualche aiuto di aziende sportive, grazie all’ospitalità della gente, uno stile di vita spartano e creativo e soprattutto con la pubblicazione di articoli e foto.

Cosa dire a chi vive una vita in ufficio per mille euro al mese?
Non mi permetterei di dare lezioni a nessuno e sono certo di imparare qualcosa da ciascuna persona che incontro. Attraversiamo la vita come ciechi, con quello che abbiamo ricevuto dall’amore o che non abbiamo ricevuto, con quello che siamo. A ciascuno il compito di trovare la propria vita. Il pregiudizio contenuto nella tua domanda sottitende un opposizione tra la felicità costante (del viaggiatore) e un malessere in chi resta (in questo caso un sedentario con un basso salario). Ne esce una visione in bianco e nero della vita che è, in realtà, molto più ricca, perché composta da tutti i colori. Serve tutto per fare un mondo.

Che cosa dà (e che cosa toglie) la bici, rispetto ad altri mezzi di trasporto?
La bicicletta, con la sua discrezione e la sua efficienza energetica, è il solo mezzo di locomozione (con il cammino a piedi) che non disturba né gli uomini né la natura. Lo sforzo fisico esalta i sensi e dunque la percezione della realtà. La velocità poco elevata della bici permette di coprire un lungo raggio d’azione e di fermarsi (in un piccolo villaggio o campeggiare), là dove alcun straniero si ferma e di scoprire così la vita all’altezza della crosta terrestre. E’ un viaggio verso la realtà, che ha come ingrediente base l’entusiasmo e come doping gli incontri.

Quali i ricordi più toccanti di questi sette anni?
Lasciando da parte gli innumerevoli aneddoti, ti racconto l’essenziale: innazitutto i valori positivi e universali come l’umanità e… la lista è lunga. Per esempio, la gentilezza manifestatami nel quotidiano ovunque sul pianeta (la maggior parte del tempo, tra l’altro, da chi non aveva nulla). Il senso del sacrificio e la forza viva, condivisa da tutti i genitori del mondo, che si impegnano a fondo affinché i loro figli possano vivere una vita migliore.
Un altro esempio: il magnifico senso dello humour, più sviluppato nelle condizioni di vita difficili sotto la follia dei regimi dittatoriali…

Cos’è per lei la felicità?
Briciole d’amore, raccolte qua e là. La gioia di amare e di essere amati, di sapere chi si ama, innanzitutto i miei genitori e i miei amici, vivere bene. Felicità è quando accetto la vita nella sua totalità, con i suoi drammi e le sue gioie, come viene, e perché no, con una certa fatalità. Quando sono completamente assorbito da un’attività, una lettura o una conversazione per esempio, un incontro, fino a dimenticare il mondo esteriore e il tempo che passa. Quando vivo e non mi pongo delle domande e soprattutto quelle sulla felicità: come è a volte semplice essere complicato e complicato restare semplici!…

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