Addio Tito

Sembra che la nostra migliore coscienza abbia deciso di lasciarci tutta in una volta, come se ci fosse una improvvisa urgenza di lasciare un vuoto di affetti, parole, idee. Di Uomini che hanno costruito, ideato, formato e modellato una cultura e quindi le pieghe di una società, altre donne e uomini.
E’ strano pensare come io abbia sempre associato Tito Maniacco a Luciano Morandini, a Elio Bartolini, ad Amedeo Giacomini. Li abbia sempre osservati e letti come se fossero alberi di uno stesso giardino. Alberi. Sì. Dei faggi a cui accostarsi sempre con iniziale pudore, perché figli di tempi altri, che paiono lontanissimi, e sacerdoti di una coscienza, e portatori di una conoscenza intellettuale che sembra scomparsa.
Ricordo la biblioteca di Tito e Marina, ricordo di averne sbirciato i titoli le rare e preziose volte che sono stato ospite della loro casa. Ricordo tutte le volte che lui si accostava al mio orecchio e mi sussurrava la sua indignazione verso le cose che non gli piacevano, che non potevano andare in quel verso, verso gli editori o gli intellettuali mestieranti, verso chi percepiva poco trasparente e onesto.
Due sono i momenti che rimarranno nitidi nella mia mente quando penserò a Tito e che le sue opere mi hanno regalato. La prima è la lettura di Storia del Friuli, libro fondamentale, straordinario sotto molti punti di vista, per raccontare la storia di un territorio anche attraverso una grande letteratura, una scrittura piena, densa, trasparente, che prende sempre la parte dei contadini, degli ultimi, di chi ha cercato di lottare per una giustizia sociale e morale.
Il secondo momento è la mostra Malinconia della rivoluzione perduta in una piccola galleria sotto il castello di Udine. Si erano riunite lì un sacco di persone, amici, conoscenti, estimatori del Tito pittore. Sono rimasto abbagliato da questi quadri/collage, dalle associazioni che immagini così diverse, accostate, producevano. Lui era lì seduto e tutti lo andavano a salutare. Mi pareva quasi intimidito da tutto quell’affetto che si respirava in quella piccola stanza.
Un ultimo abbraccio a Tito e ai suoi buffi cappelli da pescatore, ai suoi occhi sempre accesi, alla sua magica penna. E un abbraccio stretto a Marina.

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