“Tutti in fila per l’elemosina” su Carta

Tutti in fila per l’elemosina
di Mauro Daltin

Viene spontaneo, almeno a me, mettere in relazione un po’ di dichiarazioni, di fatti e di personaggi che in queste ultime settimane stanno provocando uno tsunami nel mondo culturale, nello specifico in quello friulano, dove l’Assessore regionale Molinaro conferma che sarà una finanziaria di lacrime e sangue nel settore cultura e non solo. C’è una relazione fra il fatto che il settore cultura passi da 43 a 28 milioni di euro (come dico nel post successivo, qualcosa è cambiato dal momento della scrittura del pezzo, ma la sostanza no. Si parla sempre del 35% in meno); l’affermazione del Ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi che accusa gli artisti di essere degli accattoni; e le dichiarazioni come quelle del leghista Danilo Narduzzi che dice che “il nostro compito è alimentare spettacoli di natura popolare, cui partecipi più gente possibile e al momento per il “Mittelfest” non è così”?
Non so se ci sia una vera relazione, penso io. Da quest’ultima dichiarazione passa il messaggio che fare cultura bene significhi far partecipare più gente possibile agli eventi e che la qualità dell’offerta di un territorio si misuri solo in termini della risposta del popolo. Quindi, “Friuli Doc” e “Pordenonelegge” saranno due eventi culturali da sostenere perché richiamano decine e centinaia di migliaia di persone, mentre il Mittelfest ne richiama troppo poche e necessita quindi di un riassetto e di un conseguente taglio.
Bene. Sappiamo quindi qual è il criterio. La quantità. Ottimo punto di partenza.
Negli ultimi dieci anni il Friuli Venezia Giulia è diventato un vero e proprio laboratorio culturale. È stata denominata la “Regione più cinematografica d’Italia” per le sue eccellenze nel settore degli eventi europei e internazionali e per la sua attività sul territorio (è la terra con le più alte medie di frequentazione della sala cinematografica). Bene. Se confermata, la somma complessiva specifica destinata al “sistema cinema” cala rispetto al 2009 del 34,33%.
Nel settore teatrale, Alberto Bevilacqua, presidente di Arts, Associazione regionale teatri e spettacolo, dichiara che “se i tagli verranno confermati, molte realtà chiuderanno i battenti e si spegnerebbero le luci dei teatri di un sistema costruito in più di trent’anni di investimento pubblico e privato”. Il sistema teatro in Regione è un collante straordinario non solo per i centri più grossi ma anche per le cittadine più piccole, per i luoghi di “periferia” dove spesso non vi sono possibilità di molte altre alternative.
E poi c’è tutta quella rete di associazionismo, basato molte volte sul volontariato estremo. Caso emblematico di questi giorni un’interrogazione realizzata da Roberto Antonaz, consigliere regionale del PRC, che si chiede perché la provincia di Udine (di centro destra come la regione) abbia sfrattato l’ANPI e contemporaneamente la Regione abbia tagliato i fondi all’associazione.
C’è una relazione dietro a tutto ciò? Non dico un disegno, non parlo di un complotto atto a far rimanere il popolo bue senza possibilità di emozionarsi, di incontrarsi in una piazza d’estate per vedere un film o assistere a uno spettacolo teatrale. Non parlo di togliere dal nostro cervello la nozione di “spirito critico” o dell’eventualità di riflettere, venire suggestionati, divertirsi, di arricchire la propria anima e la propria testa. No, non parlo di questo. Non arrivo a tanto.
Tutti sono già scesi in piazza a protestare, tutto il mondo del teatro, del cinema, tutto l’universo delle associazioni culturali che con la fascia del lutto al braccio si sono recati in Regione per pregare l’Assessore Molinaro di mantenere almeno le stesse risorse per il 2010 con l’obiettivo di cercare di far sopravvivere i progetti in essere.
Quello che volevano. Tutti in fila, davanti ai giornali e alle televisioni a chiedere l’elemosina, gli spicci per arrivare alla fine del mese. Come gli artisti accattoni del Ministro Bondi, mi verrebbe da pensare.
Tutto torna, forse. Se non fosse che in questo modo viene umiliato il lavoro di migliaia di persone con un taglio quasi ininfluente al fine del bilancio regionale mentre il rischio, forse calcolato, è quello di mettere in ginocchio una rete, uomini e donne, che producono, agli occhi del potere cose inutili, che il popolo non apprezza. Bene. Tutto torna, allora. Ora ne sono convinto. Mi dia un frico, una salsiccia e una bottiglia di rosso. Benvenuti alla sagra della cultura friulana.

Una risposta a “Tutti in fila per l’elemosina” su Carta

  1. alessandra scrive:

    Tu non arrivi a tanto. Loro sì. Come al tempo di Luigi XIV distraevano la gente perché non pensasse e non protestasse. Cambiano mezzi e pratiche. Non la sostanza.
    E non siamo così lontani da 1984.

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