Il rumore del fiume (6)

arcobaleno

Il rumore del fiume (sesta parte)
di Mauro Daltin

Arriviamo all’auto ed è strano pensare dopo quattro giorni di cammino di sederci di nuovo dentro una macchina. Il fiume è lì, in basso a sinistra, silenziosissimo e timido. È ancora un fiume donna, ancora per pochi chilometri. Ci affacciamo sul ponte di Plave. In mezzo al greto, con gli stivali verdi che lo coprono fino al tronco, c’è un pescatore. Usa la canna come una frusta che fa volteggiare in aria. Lascia il filo piano piano, fino al punto dove vuole che la mosca artificiale si adagi sul pelo dell’acqua. Poi segue con lo sguardo il lento andare dell’esca. Riavvolge il filo e ricomincia. Se gli togliessero la canna dalla mano starebbe ballando sopra il sottofondo di musica classica allargando le braccia e piegando leggermente il corpo in avanti. È un tutt’uno con l’acqua. Lui è fatto di acqua, sulla sua testa cade pioggia, il suo corpo è mezzo immerso nel fiume. Lo fissiamo per qualche minuto senza dire niente. Poi alziamo lo sguardo sopra di lui, risaliamo tutta la vallata, quella dopo e quella dopo ancora, riattraversando i costoni delle montagne fino ad arrivare alla sorgente. C’è sempre la gentile signora ad accoglierci nel piccolo rifugio. Mi chiedo perché mi trovo lì, ma non c’è nulla da dire o a cui pensare, solo qualche ora per riposare le gambe e i piedi per poi ripartire l’indomani. Tendo l’orecchio e rimango in ascolto del silenzioso rumore del fiume. Na svidenje, Soča.

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