Nella Bassa con lentezza, di Pino Cacucci (4)

treno1

Nella Bassa con lentezza
Viaggio sulla Suzzara-Ferrara, una delle ferrovie più antiche d’Italia. Per riscoprire il territorio e le sue bellezze artistiche.

di Pino Cacucci

(articolo tratto da Viaggi di Repubblica e gentilmente concessomi dell’autore)

Con la fantasia, influenzata dalle vicissitudini del detenuto Darrell Standing che London descrive in isolamento a San Quintino, guardando scorrere le sterminate distese di mais a perdita d’o cchio, mi aspetto di vedere carcerati in fuga con George Clooney a tirare le catene, scena da Fratello dove sei dei fratelli Cohen… Durante una sosta, conosciamo un biondo longilineo che gira a torso nudo (ci si mette anche lui, a rievocare scenari londoniano-cinematografici) e sulle prime direi che sia ucraino o russo o che ne so, comunque mi sembra singolare che a gestire il passaggio a livello numero 6 sia un immigrato dell’est europeo.
Paolo Righi, compagno di viandanza, fedele alla tradizione che vuole i fotografi meno timidi e impacciati degli schivi raccontatori di storie, avvia il dialogo: macché ucraino, si chiama Stefano e parla in mantovano della Bassa. Alla nostra domanda non fa una piega: si avvia lungo i binari come se fosse il sentiero di casa sua, raggiunge una cassetta da cui estrae una cornetta di vetusta bachelite, e infine sentienzia: «Il Suzzara delle 15,33 è passato». Finisce che ci offre da bere nella sua postazione, e ci mostra orgoglioso una foto della pianura: in effetti è un’immagine rara per queste latitudini, perché si vedono candide nubi basse e ben delineate su sfondo azzurro intenso, qui dove il grigio uniforme del cielo è costante in tutte le stagioni. Mi mordo la lingua per non dire «pare fatta su un altopiano del Messico».
(31 ottobre 2007)
Tragitto inverso. Dall’Oltrepo mantovano, prima fermata Pegognaga, sale un ragazzo con chitarra che si mette ad accordarla. Si chiama Luca, va a Sermide a provare con il suo gruppo. Oltre il finestrino, il Po si sbizzarrisce in percorsi capricciosi, nei territori che furono dei Gonzaga. La fermata successiva, San Benedetto, offre diverse attrattive al gruppetto di turisti austriaci che, bontà loro, hanno rinunciato all’auto per girovagare in treno fra queste lande zanzarute: da qui ci si può imbarcare per gite in battello, e sui convogli dotati di spazio apposito per caricare biciclette, c’è chi si concede lunghe quanto dolci pedalate sulla ciclabile che arriva a Luzzara. Che però è poca roba al confronto di quella che parte da Stellata, una decina di stazioni dopo: la “Destra Po” è la più lunga pista ciclabile d’I talia, e si snoda sulla sponda destra del fiume. A questo punto siamo passati dai Gonzaga agli Estensi, che fecero costruire la Possente, fortificazione destinata a controllare l’allora intenso traffico fluviale, con pianta a stella che dà il nome al paese.
E come se il treno e la bicicletta si fossero uniti per difendersi dalle aggressioni dei crostacei a scoppio, anche dalla successiva Bondeno parte una pista memorabile, che raggiunge Ferrara lungo il canale Burana passando per la maestosa Diamantina, villa estense costruita a cavallo del XV e XVI secolo. Alle spalle, ci siamo lasciati oasi naturalistiche e fette di parchi, tutte dedicate al Grande Fiume, che nel lontano 1888 era l’unico rivale della locomotiva, come via di comunicazione sicura, affidabile e ‘comunitaria’: poi, l’automobile, al pari della televisione, ci avrebbe resi un po’ tutti più illusoriamente liberi, e inesorabilmente votati alla solitudine.

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