Piccola canzone per Marghera

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Piccola canzone per Marghera
di Maurizio Mattiuzza

Sono occhi aperti su di un
passato vivo, che insiste
le finestre dei palazzi anni sessanta
di Mestre
la sirena, che alla sera,
cambiava il turno alle vite
della gente di Marghera
penso alla giacca
di tuo padre,
che terrai nascosta in qualche
baule
e che a toccarla
suda ancora la nebbia
e la rabbia, racconta
il male
di uomini a cui hanno rubato l’aria
come a pesci in un canale
eppure a loro, sai, sembrava già mare
aperto
quest’ insabbiarsi della laguna,
la fortuna
del posto in fabbrica, del tavolo
di formica, la stoffa di un divano
portato a spalle con gli amici
fino al quinto piano
lungo le scale
di una bella domenica di sole
un vento traditore adesso
li disperde dimagriti a mucchi
lungo le rive del Brenta
tra quelle cartelle cliniche
anonime
in cui scorre via veloce
la storia di chi muore senza
avere voce

12 risposte a Piccola canzone per Marghera

  1. Fabio Franzin scrive:

    Ringrazio Maurizio per questo suo canto all’offesa operaia, Marghera, il cvm e i suoi effetti devastanti, sono una ferita aperta all’ingiustizia e alla violenza della classe padrona. Grazie per dar voce a “chi muore senza avere voce”.

    Un abbraccio. Fabio Franzin

  2. Lino Straulino scrive:

    caro Maurizio, non faccio che leggere e rileggere questo tragico capolavoro e rimanere abbagliato dalla lucidita’ del tuo poetare violento e dolcissimo che come un tamburo primitivo riecheggia nella mia anima…grazie fratello!!!

  3. piccolo grande capolavoro, maurizio… una delle cose più “semplici” nel senso più nobile del termine e nello stesso tempo più sottili, profonde e indignate che hai scritto… ti piace la bella foto che ho messo? eravamo a leggere in piaza a verona…

  4. francesco t. scrive:

    caro Maurizio, in anni di ricerca hai trovato una voce definita e straordinaria,ma soprattutto hai la profondità umana per riempirla di significato senza cercare trucchi e alchimie. Questo è perchè è reale, un modo di restituire dignità, tanto alle persone quanto alla scrittura stessa.

    Francesco t.

  5. Maurizio Benedetti scrive:

    Caro Maurizio,
    grazie tante per la poesia.
    La vita è sempre difficile
    ma noi almeno abbiamo la fortuna
    di avere una voce e di farla sentire.
    La poesia è bella e comprensibile, il massimo.

    Maurizio Benedetti

  6. antonella buk scrive:

    caro maurizio… ritrovo qui il ritmo del tuo canto molte volte ascoltato in altri versi… e l’importanza del dire le tragedie di altri passandole nelle proprie storie… facendole proprie…un bel modo per far stare la poesia nel mondo…
    un abbraccio
    antonella b.

  7. nadia p. scrive:

    Sei mio marito, ma rimane per me un potere misterioso e affascinante quello che ti fa trasformare in poesia il mondo che viviamo e che tu esplori con i tuoi occhi chiari. Poche persone riescono a restituire in termini così musicali, semplici e profondi il senso vero della realtà che è sotto gli occhi di tutti, ma pochi vedono.

  8. gelostellato scrive:

    Ci sono due o tre immagini da applausi.
    Ho apprezzato molto, una componimento davvero riuscito.

    Mandi
    R.

  9. Le sirene suonano ancora a Marghera, ogni otto ore, per segnare l’inzio e la fine turno degli operai… Il cielo ogni tanto s’infiamma e non di passione…
    Quanto è costato il lavoro? Quanto costa… e Maurizio ricorda le lotte, le sofferenze, di chi è diventato un numero, statistiche, per il pane per il sogno di una vita diversa… Grazie per la miniatura che è sempre ossigeno per la memoria.
    Monique P.

  10. maurizio. scrive:

    Grazie,di cuore. A Latitanze per l’ospitalità e a tutti quelli che hanno letto e leggerano questa mia poesia. Grazie anche a quelli che mi hanno, dopo averla letta, scritto mail ed sms, è bello vedere che una pagina della nostra storia non è stata girata, occlusa da un finto star bene. Il lavoro costa, è vero, e spesso oltre che silenzioso è purtroppo muto, provare a dargli voce è un dovere,un onore che sento. Mandi

  11. gianfranco ronga scrive:

    Ho letto ieri questi versi. Ho ancora i brividi e sono felice che il LAURENTUM li abbia premiati. Ho conosciuto tute blu ormai vuote e invisibili e, oggi, altre ne incontro nei cantieri più sicuri della Linea C della Metropolitana di Roma, lungo la Via Casilina. Non ricordo se ho parlato con Mattiuzza in occasione del Premio “Filari in versi” a Cormòns nel 2008 e in questo momento penso che Piccola canzone per Marghera valga almeno cento incontri. Grazie Maurizio, perchè queste parole hanno la duplice forza della preghiera senza retorica e dell’abbraccio sincero a chi resta.
    Gianfranco

  12. maurizio scrive:

    Grazie Gianfranco per questo commento così sentito che testimonia la tua vicinanza a quel mondo del lavoro, a quelle persone la cui vita ho cercato di raccontare almeno un po’.

    Maurizio

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