“Latitanze” su La poesia e lo spirito

nuolune11

E’ uscita una recensione di Maurizio Mattiuzza sul sito “la poesia e lo spirito” sul libro “Latitanze”. Ringrazio molto Maurizio e Fabrizio Centofanti, curatore di “la poesia e lo spirito”. Ripropongo la recensione qui.

Latitanze di Mauro Daltin
Besa Editrice, pp. 120, 10 euro
Prefazione di Pietro Spirito

Recensione di Maurizio Mattiuzza

Forse questo è prima di tutto un libro che racconta la mancanza di quella dimensione orizzontale, condivisa, senza la quale nessuna società, nemmeno la più semplice, è davvero realizzabile.
Una mancanza che costringe tutti entro uno spazio angusto, soffocato, dove è possibile sopravvivere solo imparando quell’arte dell’apnea in cui sembrano maestri molti dei protagonisti di questi racconti di Mauro Daltin.
Che sono, quasi sempre, uomini e donne la cui esperienza pare risolversi e dissolversi esclusivamente all’interno della famiglia; di una famiglia che spesso è prigione e abitudine, ma anche rifugio cercato, difeso, con i riti di una quotidianità smunta e ossessiva.
Quasi come se passarsi il sale fino, aprire le finestre per fare uscire profumi estranei che rimandano, ad esempio, alla triste scoperta di un adulterio, possano essere risposte sufficienti a rimettere insieme una vita, a dare al presente quel senso compiuto così desiderato in passato.
Sono storie, queste di Daltin, che narrano la fatica nuova, contemporanea, del resistere ad oltranza dentro il progressivo disfacimento delle certezze generazionali; una fatica che rende esausti, confusi.
Uno sforzo incessante, continuo, a cui si trova rimedio sospendendosi dalla complessità del reale, esiliandosi dal dovere di cercare e dare risposte, sottraendo i propri gesti alla necessità di una spiegazione logica.
Colpiscono così, e molto, in questi racconti, i silenzi e le pause, ma soprattutto le parole, poche e pesanti, con cui alcuni dei protagonisti si consegnano inerti ad un destino che, pur avendo tutti i tratti del bizzarro e dell’imprevisto, viene vissuto come assolutamente normale.
Un abbandono cosciente eppure subito, a cui concorrono sia l’immaginario sia il linguaggio scelti dall’autore che rimandano, a volte, alle stanze essenziali e all’incombente senso della fine di certo fumetto d’autore argentino.
In questo quadro d’insieme Daltin sceglie però con buona intuizione un registro diverso, fermando spesso i suoi personaggi sulla soglia di quel deserto affollato e iper-eccitato che sono diventate tante delle nostre città.
E lo fa facendoci percepire lo spazio periferico per quello che purtroppo sta realmente diventando, ovverosia l’anticamera di un non luogo prossimo, contiguo, che si estende dalla provincia del nord Italia alle metropoli americane.
Un non luogo senza piazze, con poche strade acciottolate, che va riempiendosi di incroci e semafori, di tangenziali che tagliano il verde programmato dei parchi.
Lo schianto della natura, della sua dimensione selvaggia e sensuale, al quale ci si costringe in questo quadro suburbano, costruisce attorno a queste storie un tempo nuovo, altro.
Un tempo che l’autore sa raccontarci compiutamente, posando attorno uno sguardo che sembra cogliere l’attimo esatto in cui il rimpianto per ciò che era lascia il posto ad un’assuefazione asettica, a quella sorta di dovere amaro in cui può spesso trasformarsi il vivere.
Piegare la scrittura alla volontà di narrare questo spaesamento, queste rinunce non capite come tali, di certo non era semplice.
Mauro Daltin ci è riuscito con una delicatezza rara.
Lo ha fatto usando lucidità e senso della misura, ma soprattutto allargando il respiro per provare a raccontare con l’ultima leggerezza ancora possibile, quella che uno dei suoi personaggi identifica come la prospettiva vitale di un uomo geometrico ed essenziale.
Una prospettiva che, proprio come accade nella realtà, a volte si increspa, si spezza, permettendo all’autore di condurci con mano ferma a guardare dal di dentro i territori impervi del disagio psichico e del gesto criminale.
Territori dai quali spesso ci separa, come Daltin sa farci percepire bene, un diaframma sottile fatto di demoni privati.
Tra le latitanze cui rimanda il titolo ne spicca una decisiva.
Quella della società adulta, coi suoi meccanismi ora isterici ed ora rassicuranti, con le sue sfide.
Non credo sia un caso, infatti, che le uniche forme di vita, diciamo così, aggregata, capaci di andare oltre la famiglia e le relazioni amicali che capita di incontrare in questo libro appartengano a due categorie che, per forma e contenuto, divergono radicalmente dalla dimensione politica della vita.
Gli unici individui capaci di una socialità sono, infatti, in questa raccolta di storie, dei ragazzi e dei granelli di polvere coscienti.
Ma si tratta di una socialità che, nel caso del racconto intitolato L’ultima notte è dei bambini, è descritta nell’attimo del suo disfacimento ludico, sabbatico, in una danza notturna che cancella il reale. Il mondo, il giorno dopo, sarà vuoto, livido.
Un mondo freddo ma anche paradossalmente rassicurante a cui torna anche il granello di polvere che, dopo anni di individualità e relazioni di puro vicinato con altri suoi simili, sperimenta, nel racconto di Mauro, l’emergere di una prima e del tutto nuova forma di aggregazione.
Una forma alla costruzione della quale sono chiamati a partecipare solo altri sconosciuti e che si presenta, fin dal suo esordio, come una società orwelliana matura.
Una società che nasce cioè, a differenza di quella di Animal Farm, non come esito di una rivoluzione. ma come macchina di controllo e repressione, con regole già date e assemblee ridotte a show.
Se questo libro ha un cerchio forse lo chiude qui.
In questo affresco post-politico che spiega il destino di uomini e donne affannati dentro vite minime.
Vite che sono l’esito di un processo di disintegrazione sociale visibileormai ad occhio nudo.

Una risposta a “Latitanze” su La poesia e lo spirito

  1. FolleRumba scrive:

    Ciao complimenti per il tuo Blog…. passa da me se ti va…… così magari ci scambiamo il link! ciao ciao da FolleRumba!
    http://follerumba.blogspot.com/

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