“Va’ dove ti porta il treno” (1), di Pino Cacucci

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Comincia il reportage a puntate di Pino Cacucci (nella foto, di Paolo Picciotto) che attraversa una parte della Sicilia in treno tra incontri, suggestioni, luoghi di rara bellezza e storia. Da Ragusa, la ‘città dei ponti’, a Ortigia attraversando la valle del Barocco e toccando luoghi come Scicli, Ispica, Noto, Avola e Cassibile.

Va’ dove ti porta il treno
di Pino Cacucci

Gli antichi siculi veneravano la dea Hybla, e così chiamarono la roccaforte edificata sul fiume Irminio. Poi vennero i greci e l’allungarono in Hybla Heraea, per ingraziarsi la divinità Hera, e la colonia prese a fiorire grazie ai commerci e all’agricoltura. Per i romani rimase Ibla, mentre furono i bizantini a darle il nome Rogos, cioè granaio: già allora i disboscamenti intorno avrebbero cambiato per sempre il panorama, da foreste a campi coltivati.
Nel IX secolo il dominio arabo le avrebbe imposto Ragus, che significa “luogo della battaglia”, o comunque di un evento importante, come la conquista di quella zona splendida e fertile. E così sarebbe rimasta Ragusa, la città sorta sui monti Iblei a 500 metri di altitudine, distrutta da un devastante terremoto nel 1693, e ricostruita “raddoppiandola”: la Ragusa “supra”, sull’altopiano, la nuova urbanizzazione settecentesca, e la Ragusa Ibla, riedificata sull’antico impianto medievale. Bellissima e benestante, detta “città dei ponti”, ama vantarsi di essere “l’altra Sicilia”, o come l’ha definita Gesualdo Bufalino, “un’isola nell’isola”, grazie alla sua storia che la distingue dal resto della Sicilia e che le ha conferito un contesto sociale ed economico da cui risulta ancora la città più ricca dell’isola.
Dalla sua stazione inizia il nostro viaggio attraverso la valle del barocco, nel periodo estivo dovrebbe tornare in attività – per ora non si sa quando – il trenino d’epoca sulla linea completata nel 1821, mentre noi useremo un qualsiasi convoglio a motrice diesel di Trenitalia.
Tra le graziose pensiline liberty, arriva il capostazione e squadra Paolo e me con aria delusa: “Ah, sareste voi la troupe?”
Dannata televisione, ti annunci alle “autorità ferroviarie” magari sbagliando a usare il termine “reportage”, e si aspettano una nutrita squadra con telecamere e microfoni. Be’, Paolo ha il suo cospicuo bagaglio di fotografo e io soltanto la penna e il taccuino: sempre esigua, come troupe, agli occhi del capostazione. Che però si accende subito di generoso entusiasmo e ci spiega che nei primi chilometri percorreremo un tratto di ferrovia unico al mondo nel suo genere. All’inizio fatichiamo a capire cosa intenda, comunque, i binari per salire dal fondovalle compiono un tragitto a forma di 8, un doppio anello incrociato per buona parte in galleria. La cosa strana è che gira e rigira lo splendido panorama di Ragusa Ibla compare tre volte al finestrino, sia a destra che a sinistra. [Il testo è apparso su “Viaggi” di Repubblica… continua nei prossimi giorni…]

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