Tutti i colori del fiume (4)

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Tutti i colori del fiume (4)
di Emilio Rigatti

Da Gorizia seguiamo la riva sinistra attraversando Savogna, Poggio Terza Armata e Sagrado, dove le opere in pietra bianca catturano le acque del fiume per spedirle nel sistema d’irrigazione del canale de Dottori. L’opera, del 1905, anche se appartiene all’universo tecnico dell’ingegneria civile e idraulica, ha una sua bellezza: blocchi squadrati regolarmente, una serie di archetti a tutto sesto, ordegni di ferro per regolare il flusso delle acque, qui sonore e spumeggianti. Da Sagrado alla foce di Punta Sdobba il sentiero corre in mezzo a un bosco secondario di acacie, pioppi, pruni selvatici. Anche se lo splendore della prima parte dell’Isonzo è un ricordo, il bel greto bianco e largo è uno spettacolo che accompagna piacevolmente questa parte finale della marcia. A Pieris c’è un ponte a dieci arcate costruito dopo la Grande Guerra da un geometra carnico, Emidio Martinis che ci traghetta sulla riva destra. Il cemento armato comincia a mostrare i ferri ma, come la stazione di Nova Gorica, ha il fascino del tempo, che ci ha tracciato sopra i suoi geroglifici. Il sentiero fino al ponte successivo della Monfalcone-Grado farà, qualche volta, penare il pellegrino: corre tra i pioppeti, la disordinata boscaglia di golena e l’argine, distante centinaia di metri dal corso, ma ogni tanto si perde nel nulla e obbliga a guadagnare il terrapieno erboso che segue l’alveo. Dopo Isola Morosini, un paese silenzioso che incantò d’Annunzio con i suoi stagni e i suoi prati e che incanta ancor oggi per i suoi viali di platani, che un po’ alla volta vengono segati alla chetichella o abbattuti dagli uragani, attraversiamo la statale Grado Monfalcone e seguiamo l’argine dell’Isonzatto, un ramo addomesticato che si ricongiunge all’Isonzo poco prima della foce. Tra i canneti dorati di Punta Sdobba, in mezzo a cui ci guidano dei camminamenti in legno, chiudiamo questa marcia di sette giorni. Il profilo azzurrino del Carso levita sul villaggio di casupole dai tetti di lamiera, da dove giungono i rumori di una sega, di una radio che trasmette musica e il profumo irresistibile di pesce alla griglia. L’acqua va lentissima, verdolina. Ci immergiamo i piedi provati. Dispiace che sia finita, la corta marcia, ma quando le vesciche saranno sparite la memoria di questa settimana pellegrina non ce la toglierà nessuno. L’Isonzo è lì: non resta che tentarlo, questo Camino de Santiago nordestino.

NOTA TECNICA Le tappe sono state: sorgenti del fiume, Trnovo ob Soci (poco prima di Caporetto), Most na Soci (Santa Lucia di Tolmino), Canale, Gorizia, Fiumicello, foci dell’Isonzo (Punta Sdobba). Abbiamo trovato sempre da dormire con facilità, a volte rivolgendoci agli uffici turistici (contrassegnati da una “I”), dove sono efficienti e gentili e si fanno in quattro per trovarti una stanza, che abbiamo pagato tra i 15 e i 25 euro per notte.

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