da Pordenonelegge

Torno dalla tre giorni di Pordenonelegge, passati soprattutto nella tensostruttura dedicata alle case editrici e alle librerie e in qualche incontro con l’autore. La riflessione che mi viene da fare è che il popolo dei festival è un popolo strano, disposto a fare un’ora di fila fuori dalle sale, che saltella di qua e di là da un incontro all’altro, che viene attirato dalle superstar del momento. È l’enorme popolo dei best-seller che può vedere da vicino l’autore di classifica del momento, il comico di Zelig dal vivo e gratuito, il grande filosofo che filosofeggia proprio per loro. Una massa televisiva, che viene attratta dai grandissimi nomi con la possibilità di toccarli, farsi fare l’autografo, sentirli parlare a pochi metri di distanza. Contentissimi i ristoranti, i bar, chi vende i libri… insomma credo che una ricaduta economica la città di Pordenone in questi 3 giorni l’abbia avuta e questo è un successo perché si capisce (gli amministratori capiscono…) che anche con la cultura e i libri si può guadagnare. Penso si siano susseguiti centinaia e centinaia di incontri, qualche defezione (ogni anno a Pordenonelegge capitano, ricordo Bauman, Zanzotto, quest’anno Pansa…) e i soliti nomi da festival che ritroviamo sempre: il nostro buon Baricco, il cristiano Allam, gli onnipresenti De Carlo, Lucarelli, Fedrigotti. Quest’anno il premio Strega Giordano mentre le superstar Michael Cunningham, Catherine Dunne e Vandana Shiva erano in concomitanza la domenica alle 17,30, scelta abbastanza discutibile. Immancabile Mauro Corona, sempre con la maglietta a maniche corte anche se c’erano 10 gradi e bandana in testa. Insomma, tutto come previsto, poi la domenica sera si sbaracca, Pordenone ritorna nel suo torpore quotidiano e tutta la carovana si sposterà nella prossima città. Adesso via con le cifre sui giornali: record, superate le 100.000 presenza si leggerà. Ma poi Pordenone leggerà veramente?

Una risposta a da Pordenonelegge

  1. marco scrive:

    “Pordenone leggerà veramente?” Io spero di no. Non capisco questa tensione all’invito alla lettura che si installa in questi festival, fiere delle letteratura che invece di essere dei corpi mobili, delle azioni divengono dei fossili mastodontici, dei dolmenn che si trascinano di luogo in luogo, di posto in posto. Perché spingere le persone alla lettura? Il consumatore consuma prima di tutto se stesso e non ha bisogno di libri per farlo. Sono dell’idea che è meglio lasciare che la massa dei bisonti si getti nel burrone che li attende piuttosto che cercare per loro dei percorsi alternativi. Ma per far ciò bisognerebbe chiudere le case editrici per evitare altre pubblicazioni, lasciare sugli scaffali solo i veri classici, gli unici libri fondamentali.

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