“Il Derby della luna” a Udine

agosto 3, 2010

UdineEstate 010
Vi invita alla presentazione de:

Il Derby della Luna

nuovo libro di racconti di Maurizio Mattiuzza

Udine, corte Palazzo Morpurgo, Mercoledì 4 agosto ore 18.30

con la partecipazione straordinaria di:
Bruno Pizzul

introduce, legge, imposta il gioco a centrocampo
Mauro Daltin

voce e chitarra
Renzo Stefanutti

Vin d’honneur con Osteria Bar Torriani Udine

il libro è in vendita presso:

Udine
Libreria Moderna Udinese Via Cavour 13
Libreria Odòs Via Generale Baldissera 56
Libreria Carducci Piazza XX Settembre 16
Libreria Ribis Via Canciani 14
Friulibris Via Piave 27

Cividale del Friuli
Libreria Ubik Corso Mazzini 12/14
La Libreria Boer Via Manzoni 3

http://www.myspace.com/mauriziomattiuzza
http://latitanze.wordpress.com/2010/07/15/il-calcio-di-zoran-braccia-di-rondine/
http://www.cartaepenna.it/catalogo/2010.html


Il calcio di Zoran braccia di rondine

luglio 15, 2010

Questa è la mia prefazione al libro Il derby della luna di Maurizio Mattiuzza, appena uscito per l’Associazione Carta e Penna. La postfazione è invece curata dal mitico Bruno Pizzul. Si tratta di tre racconti di calcio, ma non solo, sarebbe molto riduttivo. Si parla di un sacco di cose, alla maniera di Mattiuzza. Quello che penso di questo libro lo trovate in questo pezzo. Ringrazio Maurizio per coinvolto in questa sua nuova avventura che muoverà come sempre energie nuove.

Il libro è ordinabile scrivendo a: cartaepenna@cartaepenna.it o maurizioburi@hotmail.com

La prima presentazione ufficiale si terrà a Udine alla Corte Palazzo Morpurgo il 4 agosto alle 18.30 con la partecipazione straordinaria di Bruno Pizzul. Chitarra e voce di Renzo Stefanutti.

Il calcio di Zoran braccia di rondine
di Mauro Daltin

Profumano di neve e di notti di luna piena i racconti di Mattiuzza. Notti in cui può capitare di tutto, dove un pallone rotola e gonfia una rete, o giorni dove le linee di un campo da calcio di periferia sono cancellate da una nevicata di marzo o dove, ancora, accade che un vecchio, barricato dentro casa, ricordi un rettangolo verde spazzato via dalle ruspe del progresso. E poi il calcio. Il calcio c’entra in queste tre storie. Anzi, c’entra il pallone, perché il pallone è gioco, cosa tremendamente seria. mentre il calcio è spettacolo, lustrini e pailette. Il pallone è quello giocato sull’asfalto dove i muri fungono da sponde per scartare gli avversari e il “fuori” non esiste, e si corre finché c’è da correre, si scavalca un muro per recuperare la palla e la porta di una squadra è un metro più piccola di quella degli avversari. Tutto questo ha a che fare con le questioni serie della vita, con le coincidenze, con gli spigoli che deviano all’ultimo momento un tiro. È un calcio di strada, sport proletario: non serve comprarsi niente, non c’è attrezzatura; una palla di carta e tanto fiato bastano. E se sei medico o operaio non importa, sei nello stesso rettangolo a sgomitare e rincorrere il pallone.
Il ritmo delle storie di Mattiuzza lo definirei balkan-argentino, un tango malinconico con spruzzate di fisarmonica e tromba a ricordarci che tutto, pallone compreso, può essere bevuto come una rakija o giocato come fosse la partita della vita o della morte, o forse, più di tutto, può essere fotografato come la danza di un ballerino mezzo ubriaco aggrappato alle spalle di una donna rassegnata. Questi racconti si muovono su due terre lontane, diversissime, ma anche incredibilmente vicine: i Balcani e il Sud America.
Terre di malinconia, musica, eccessi, genialità, fatalismo, realismo magico. E terre di calcio. Solo a quelle coordinate potevano nascere giocatori come Savicevic o Maradona, ed esserci squadre come la Stella Rossa Belgrado o il Boca di Buenos Aires. Squadre che sono appartenenza, lotta contro l’ingiustizia di una vita, politica, storia, che sono stadi dove quando entri da avversario ti tremano le gambe a sentire dal tunnel quello che ti aspetta là fuori, dove ex galeotti, briganti di strada, gente dei sobborghi, minoranze, si riuniscono per sostenere una squadra che è anche una filosofia.
Non è un caso che recentemente il regista Kusturica abbia girato un film sulla vita di Maradona: due pazzi, due temerari sempre sul filo, sempre in equilibrio fra eccesso e genio, folgorazione e allucinazione.
Mattiuzza condensa tutto questo, lo rielabora secondo le sue logiche. Modella il tutto con parola di poeta. C’è musica in questi racconti, litanie con scatti alla Bregovic.
Ne Il derby della luna che dà il titolo al libro, l’autore racconta di fiumi che dividono terre in due parti come fossero le due metà di una mela, come quella linea che una mattina si trovarono tracciata nel cuore gli abitanti di Mostar o quelli di Berlino. Qui il calcio è metafora di divisioni e il fiume separa due squadre di calcio che si odiano, sportivamente, ma che forse si guardano in cagnesco perché quelli di là vivono sull’altra riva, sono diversi. Come ogni linea o muro tracciato. Segna un sé. E il derby diventa qualcosa di epico, che poco ha a che fare con il calcio, ma tanto con l’orgoglio, l’onore, la difesa del proprio essere, del proprio stare. Come a Mostar, mi viene da pensare, dove fratelli fino al giorno prima, si ritrovano, una mattina, una linea tracciata da chissà chi che divide, e i fratelli si trasformano in nemici da ammazzare. E qui la guerra c’entra. Eccome. Come nel racconto Il tema del cileno Skarmeta che riecheggia nel sottofondo.
Mattiuzza è stato un portiere. Non ho dubbi. Uno di quei portieri malinconici che non comandano la difesa con urlacci che attraversano il campo, non uno di quelli che usciva in presa alta fuori dai pali. No, Mattiuzza lo immagino che si distraeva durante le partite a capire chi era quello col cappotto nocciola seduto vicino a Gianni, nel lato ovest della tribuna. O che guardava le foglie ingiallite degli alberi o i pezzi di cielo sopra il campo. Me lo immagino un portiere che non usciva mai nemmeno dall’area piccola, come se quello fosse per novanta minuti il suo giardino di casa. Uno così così con i piedi, ma a cui piaceva un mondo volare da un palo all’altro sulla riga di porta. Leggi il seguito di questo post »


Vino di Lèi: incontro con NADIA PASQUAL

maggio 25, 2010

Dopo il primo fortunato evento di “Vino di Léi”, che ha visto come ospite Furio Honsell, il secondo appuntamento avrà come protagonista Nadia Pasqual e un Paese, l’Armenia, poco conosciuto, ma ricco di fascino. Una occasione per farsi raccontare i luoghi, le culture, le lingue, la storia dell’Armenia di una della maggiori esperte in Italia.

sabato 5 giugno, ore 18
cortile di Savorgnano Michele e Del Piccolo Fabio
via Pocenia 5
Muzzana del Turgnano (Ud)

presentazione del libro

Armenia e Nagorno Karabakh.
Monasteri e montagne sulla Via della Seta

di Nadia Pasqual

Interverranno Nadia Pasqual e il poeta Maurizio Mattiuzza

A seguire degustazione dei vini dell’Azienda agricola Stocco (Bicinicco)

In caso di maltempo la serata si terrà all’interno di Villa Muciana (Piazza San Marco)

Nadia Pasqual, appassionata di viaggi e letteratura, è diplomata in turismo e laureata in Lingue e Letterature Straniere all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha viaggiato molto e vissuto all’estero. Si occupa di marketing turistico e collabora con l’ente del turismo armeno. Vive in provincia di Udine, dove ha riscoperto le lontane origini armene della famiglia materna.


“Scrivo in friulano per esistere”, intervista a Maurizio Mattiuzza

aprile 1, 2010

Pubblico una intervista, secondo me molto importante per i temi toccati, al poeta, scrittore e agitatore culturale Maurizio Mattiuzza, rilasciata a Erika Adami per il settimanale Vita Cattolica.

Ecco il pdf: qui


“Latitanze” a Trasaghis

marzo 15, 2010

nuolune11

SABATO 20 MARZO – ORE 21.00
SALA CONSILIARE
TRASAGHIS (UD)

Presentazione del libro

LATITANZE
di Mauro Daltin

Intervengono

Maurizio Mattiuzza
(poeta in movimento e agitatore culturale)

Renzo Stefanutti
(cantautore folk, chitarra, voce e anima)

Claudio Moretti
(attore, viaggiatore, mina vagante)

Angelo Floramo
(critico, spirito liberissimo, balcanico)
——————————————————————————–
“Un passo dietro l’altro in una cadenza ritmata, fatta di morbide ricadute sulla terra e di lievi voli in aria. Schiacciò con forza la testa del pagliaccio dalle calze blu che aveva in tasca. Uscì dal parco e proseguì lungo il fiume, oltre il ponte, oltre l’uomo con il berretto verde e la mezza sigaretta tra le labbra. A destra aveva l’acqua, a sinistra la terra scura. Davanti a lei solo ghiaia e foglie che si spezzavano sotto le scarpe”.

Dieci racconti, dieci storie costrette in spazi e tempi circoscritti, in eterne latitanze quotidiane sospese fra reale e surreale, fra manie e abitudini. Dieci fotografie minime catturate nel loro divenire senza, molto spesso, accennare a cause e conseguenze, a un prima o a un dopo. Il delitto, il sogno, la follia, l’assenza, il tempo sono le regioni in cui queste storie si addentrano. E la mappa che si ricava è fatta di racconti brevi, short stories, per lo più giocati in presa diretta, dove echeggia la lezione carveriana, un minimalismo teso all’analisi minuta del reale, perché è lì che si nasconde il significato delle cose.


“Latitanze” a San Daniele

novembre 23, 2009

nuolune11

VENERDI’ 27 NOVEMBRE – ORE 18.30
LIBRERIA W. MEISTER
PIAZZA VITTORIO EMANUELE 1
SAN DANIELE DEL FRIULI (UD)

Presentazione del libro

LATITANZE
di Mauro Daltin

Intervengono

Maurizio Mattiuzza
(poeta in movimento e agitatore culturale)

Renzo Stefanutti
(cantautore folk, chitarra, voce e anima)

Claudio Moretti
(attore, viaggiatore, mina vagante)

Mara Contardo

(annusatrice di libri, ex assessore senza portafoglio, parte femminile di Mauro)

Angelo Floramo
(critico, spirito liberissimo, balcanico)
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A un anno esatto dall’uscita del libro, un incontro, una festa, un ritrovo per chiacchierare, leggere, suonare e stare insieme attorno alle storie, ai personaggi e ai non luoghi del libro Latitanze. Dopo quasi quindici incontri, Latitanze arriva dagli amici della libreria Meister di San Daniele per una serata dove si mescolano assieme un attore, un musicista, un poeta, un critico, una lettrice e chissà chi altro ancora.

“Un passo dietro l’altro in una cadenza ritmata, fatta di morbide ricadute sulla terra e di lievi voli in aria. Schiacciò con forza la testa del pagliaccio dalle calze blu che aveva in tasca. Uscì dal parco e proseguì lungo il fiume, oltre il ponte, oltre l’uomo con il berretto verde e la mezza sigaretta tra le labbra. A destra aveva l’acqua, a sinistra la terra scura. Davanti a lei solo ghiaia e foglie che si spezzavano sotto le scarpe”.

Dieci racconti, dieci storie costrette in spazi e tempi circoscritti, in eterne latitanze quotidiane sospese fra reale e surreale, fra manie e abitudini. Dieci fotografie minime catturate nel loro divenire senza, molto spesso, accennare a cause e conseguenze, a un prima o a un dopo. Il delitto, il sogno, la follia, l’assenza, il tempo sono le regioni in cui queste storie si addentrano. E la mappa che si ricava è fatta di racconti brevi, short stories, per lo più giocati in presa diretta, dove echeggia la lezione carveriana, un minimalismo teso all’analisi minuta del reale, perché è lì che si nasconde il significato delle cose.


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