Il rifugio degli scrittori

maggio 2, 2012

Associazione culturale BOTTEGA ERRANTE
Rifugio Tita Piaz

presentano

IL RIFUGIO DEGLI SCRITTORI
laboratorio di scrittura creativa in mezzo alle montagne

15-16-17 GIUGNO
Rifugio Tita Piaz
Località al Passo Pura – m 1417
Ampezzo

il laboratorio
Due giorni tra le montagne a scrivere, leggere, confrontarsi e camminare. Una bottega di scrittura creativa, curata da Mauro Daltin, dove provare a raccontare un luogo e le storie che lo possono abitare. Un rifugio che per un week end si trasforma in un’officina di persone unite dalla passione della letteratura e della scrittura.
La montagna e il camminare come due elementi narrativi fondamentali e legati alla natura e alla lentezza. Erri De Luca, Dino Buzzati, Mario Rigoni Stern, Wu Ming, Enrico Brizzi sono solo alcuni autori che vivono l’andare a piedi e l’ambiente della montagna come materie imprescindibili del loro scrivere.
Si scriverà e si discuterà sui testi in un confronto continuo tra i partecipanti in modo da mettere in circolo idee, suggestioni e pratiche.
Si leggeranno testi propri e testi di grandi scrittori. Ogni partecipante porterà storie sue o di altri autori che possono essere materiale utile per il laboratorio.
L’attore Claudio Moretti organizzerà le letture, darà alcuni suggerimenti e suggestioni per approcciarsi alla lettura di un testo.
Si cammineranno i dintorni del rifugio per legare l’arte dell’andare piano a quella del raccontare. Le escursioni saranno brevi e di facile livello.

per continuare a leggere il programma, le info, i profili Leggi il seguito di questo post »


“I piedi sul Friuli” alla Feltrinelli di Udine

aprile 17, 2012

SABATO 21 APRILE, ORE 18
LIBRERIA FELTRINELLI
UDINE

Presentazione del libro

I piedi sul Friuli
Viaggio fra lune, borghi e storie dimenticate
di Mauro Daltin

Introduce
Emilio Rigatti

Interventi di
Claudio Moretti, Ilaria Seclì

Presentazione ufficiale dell’ultimo libro di Mauro Daltin, alla scoperta delle storie di un Friuli che non c’è e di una Slovenia inedita. Introduce e chiacchiera con l’autore il viaggiatore e scrittore più originale, Emilio Rigatti, che spesso si muove lungo le stesse geografie di Mauro e ne racconta le vicende e i personaggi che li abitano. Interverranno anche qua e là l’attore e compagno di viaggio Claudio Moretti e la poetessa Ilaria Seclì.

“Dalla mia terrazza si scorgono le parti alte delle montagne della Carnia. Non le vedo di notte, ma so che sono lì. Bianche sulle cime, che sembra ti cadano addosso. Sono certezze che ogni tanto mi piace confermare. A volte esco solo per controllare se ci sono ancora, se tutto è in ordine. Il Friuli per me è racchiuso in quell’anfiteatro di cartapesta che ogni tanto sbatte contro i nostri occhi”.

Questi racconti sono sette luoghi dell’anima che formano un itinerario reale e immaginario, fatto di cammini e piedi, di montagne attraversate da contrabbandieri, borghi abbandonati, battaglioni fantasma, briganti e sbirri, profeti e partigiani. Storie di rivolte, di piccole o grandi deviazioni dalla linea normale dello stare. Da Erto a Palcoda, da Moggessa a Adegliacco fino al monte Kanin per poi scendere a Kobarid e Smartno. Sono qui, in questi microcosmi che si muovono antichi eroi e protagonisti di oggi, e piedi che vanno da sempre in mezzo ai boschi e a una natura selvatica.

Luoghi e storie di periferie queste di Mauro Daltin. O addirittura di periferie di periferie. Ma quando ci si mettono i piedi sopra, anche i silenzi fanno sentire le loro voci da imparare, ascoltando e riascoltando. Alla fine di questo viaggio a piedi scalzi tra le pagine del libro, “tra lune, borghi e storie dimenticate” si esce più leggeri e sereni, e con negli occhi nelle orecchie nel naso e nel cuore, la speranza seria e fiduciosa nel domani che viene. Mauro Daltin non gioca parole e non suona campane di improbabili identità. in queste sue straordinarie pagine. (dalla prefazione di Aldo Colonnello)

Prossime presentazioni:

Venerdì 27 aprile, ore 19, Libreria Meister, San Daniele del Friuli. Introduce Angelo Floramo.
Sabato 28 aprile, ore 18, Libreria del viaggiatore “Quo Vadis?”, Pordenone. Introduce Lorenza Stroppa.
Venerdì 11 maggio, Gradisca d’Isonzo. Introduce Emilio Rigatti.
Sabato 26 maggio, ore 18, Muzzana del Turgnano. Introduce Lorenza Stroppa.
Lunedì 28 maggio, ore 14, Comunità Piergiorgio, Udine.
Giovedì 7 giugno, ore 19, Basiliano. Introduce Simone Ciprian.


su Radio Fragola

febbraio 26, 2011

Domenica 27 febbraio, a partire dalle 12.25, sulle frequenze di Radio Fragola, la radio comunitaria di Trieste, Mauro Daltin racconta l’irregolare viaggio sudamericano, fatto insieme a Claudio Moretti, nella trasmissione “JetLag” condotta da Francesca Iannelli. Il sito di riferimento della trasmissione: http://jetlagts.wordpress.com dove si potrà anche ascoltare il podcast dell’intervista.


Il viaggio sudamericano su “Telequattro”

novembre 18, 2010

Domenica 21 novembre, alle 15.30, su Telequattro, all’interno della trasmissione “Domenica è sempre domenica” condotta da Sabrina Vidon, il racconto in parole e immagini del viaggio irregolare, e sudamericano, di Mauro Daltin e Claudio Moretti.


L’irregolare viaggio sul “Gazzettino”

novembre 1, 2010

Mentre io e Claudio eravamo in Sudamerica, era uscita questa pagina sul Gazzettino.
La ripropongo qui.

articolo_gazzettino_viaggio


Machu Picchu (2). 22

ottobre 8, 2010

Machu Picchu. 05.10.2010 (seconda parte)

Andare a Machu Picchu costa un sacco di soldi e la prima cosa che salta agli occhi e’ che la contrattazione avviene in dollari e non in soles, la moneta peruviana. Che fa pensare questo? Che, almeno la maggioranza dei soldi che si spendono non rimangono in Peru’, ma vanno da qualche altra parte. Io ho speso 170 dollari (130 euro circa) comprensivi di tutto esclusi pranzi e cene. Una enormita’ in un Paese dove lo stipendio medio si aggira attorno ai 200 euro al mese. I peruviani, certo hanno delle tariffe a parte, sicuramente piu’ abbordabili, ma sempre eccessive per loro. Che non ci vanno. Come anche le scuole, le scolaresche, non ci vanno.
Le ultime cifre dicono che sono 600.000 i visitatori ogni anno. Circa 1500 al giorno.
Il Cammino inka non e’ piu’ quasi praticabile. Lo hanno messo a numero chiuso, come le facolta’ di medicina: 500 persone massimo al giorno, altrimenti crolla tutto. Solo tramite un’agenzia autorizzata. Solo con guida al seguito. Prenotando quasi un anno prima. Passa la voglia.
Il biglietto d’entrata a Machu Picchu costa 126 soles (circa 35 euro) e sono soldi che vanno al Governo di Lima.
Il biglietto dell’autobus che da Aguas Calientes ti porta all’entrata della citta’ nascosta costa 14 dollari andata e ritorno per un tragitto di un quarto d’ora. Questi soldi vanno a una fantomatica societa’ che si chiama Consettur Machupicchu S.A.C. che e’ stata piu’ volte denunciata e costretta a pagare multe salatissime perche’ lavora in regime di monopolio e la propria licenza nel fare questo servizio e’ scaduta da anni.
Il treno costa da Ollaytaitambo ad Aguas Calientes (non ci sono alternative come mezzi) 29 dollari, mentre il ritorno, stesso traggito, chissa’ perche’ ne costa 39 di dollari. La compagnia e’ la Perurail S.A. di proprieta’ della multinazione inglese Orient Express che ha lavorato in monopolio assoluto per gli ultimi 10 anni.
A partire dalla fine del 2009 dei 18 viaggi giornalieri a Machu Picchu, 10 rimangono a Perurail mentre 8 passano a due nuove imprese, Andean Railways e Inca Rail, di capitale peruviano. Bene. Anche se di queste due compagnie non ne ho visto traccia mentre organizzavo la visita a Machu Picchu.
In piu’ Aguas Calientes, citta’ nata in pratica dopo la dichiarazione di Machu Picchu tra le sette meraviglie del mondo, operazione di marketing a livello mondiale.

Machu Picchu e’ stata scoperta nel 1911 da un gringo americano di nome Hiram Bingham, professore di Yale. Nel 1906 Bingham aveva intrapreso un viaggio avventuroso da Buenos Aires a Cusco, seguendo le rotte commerciali dell’epoca coloniale. Il suo desiderio ultimo era di trovare Vilcabamba, ultimo rifugio, secondo quanto narrato dagli antichi cronisti, degli inca ribelli. E così viaggiò ad Abancay, porta naturale verso l’inesplorata e leggendaria città inca. Lì gli abitanti lo informarono dell’esistenza di alcune rovine e lo condussero a quello che oggi conosciamo come complesso archeologico di Choquequirao. Bingham non si lasciò impressionare: la mitica Vilcabamba doveva essere ancora più imponente. Tornato negli Stati Uniti ottenne l’appoggio della National Geografic Society e dell’università di Yale, nonché i contributi volontari di amici e parenti. Trovare Vilcabamba non era più il sogno di un accademico, ma un’impresa pianificata.

Nel gennaio del 1911 Braulio Polo y la Borda, proprietario dell’hacienda Echarati, nella provincia di Convención (Cusco), ospitava Alberto Giesecke, allora rettore dell’università di Cusco. Fu in una delle numerose conversazioni che gli raccontò dell’esistenza di misteriose rovine inca nella zona. Giesecke, amico di Bingham, lo contattò immediatamente, invitandolo a esplorare la regione.
Il resto è storia: il 24 luglio 1911, accompagnato dalla guida locale Melchor Arteaga, Bingham arrivò sulla cima del monte Machupicchu. Lì incontrò Anacleto Alvarez e Toribio Recharte, due campesinos che vivevano sul posto con le rispettive famiglie, coltivando i terrazzamenti inca. Loro non volevano svelare l’esistenza della citta’ sacra, ma in cambio di un soles cedettero. Si dice che fu un bambino di 10 anni a svelare a Bingham le monumentali rovine. In seguito il Governo peruviano, tramite decreto del 31 ottobre 1912, autorizzò lo studioso a scavare nella zona. Non solo: gli permise di portare negli Usa tutto il materiale archeologico reperito.
Occorsero più di cinque anni di lavori per far riemergere dalla giungla l’intero complesso architettonico. E’ dal 1920 che il governo peruviano chiede al governo americano le 170 mummie ritrovate e tutto il materiale trafugato per motivi di studio e mai ritornato nel luogo d’origine.
Io mi immagino quel bambino di 10 anni, figlio di campesinos che gioca tutto il giorno tra le mura della citta’ sacra e che la conosce palmo a palmo. E salta sulle pietre, si nasconde tra i cunicoli, conosce le 170 mummie una ad una. E i genitori coltivano i terrazzamenti di Machu Picchu con mais e patate. E non vivono la zona urbana, perche’ per loro e’ una citta’ sacra. Costruiscono una piccola casa dove ora c’e’ l’entrata per i turisti. Ma lasciano giocare il bambino libero tra la casa del guardiano e il tempio del sole.


Huancarani. 19

ottobre 3, 2010

Huancarani. 03.10.2010

Huancarani. Limite estremo del Niente. Partiamo alle 5 di mattina con un pick up che ha poco del pick up, senza sospensioni, con le ruote un po’ cosi’ e con il cassone pieno di sacchi di terra che peseranno quintali e che dobbiamo consegnare non sappiamo bene a chi. Siamo assieme a due professoresse e ad Edlira, una ragazza che sta finendo il servizio civile internazionale e che si occupa delle comunita’ sulle Ande e di coordinare le attivita’ scolastiche e culturali.
Usciamo da Cuzco e prendiamo una strada sterrata che per piu’ di un’ora corre lungo il costone di montagne che sembrano colline ma sono alte oltre 4000 metri. Lo strapiombo sempre li’ a ricordarti che il vuoto fa parte del paesaggio. Dobbiamo scendere un paio di volte tutti quanti e spingere perche’ salire con tutto quel peso e con tutti quei sassi per terra e’ impossibile. Scendiamo anche ogni volta che incrociamo nel senso opposto un taxi collettivo o un camion spesso carico di viandanti caricati lungo la strada. Retromarce lunghissime per trovare un posticino, uno slargo per far passare e poi riprendere la marcia.
E poi tutto d’un tratto Huancarani, una cittadina lungo una strada, con dei negozietti per non si sa chi, che vendono un po’ di tutto e un po’ di niente. Le professoresse devono tenere un laboratorio con gli insegnanti del luogo. Io, Claudio e Edlira andiamo a scaricare i sacchi in un altro villaggio a 10 chilometri di strada (per modo di dire) dove il Centro Yanapanakusun sta costruendo una scuola. Torniamo a Huancarani che siamo in 6. Io, dietro, assieme a tre operai che se non portiamo indietro noi devono farsi due ore a piedi per tornare a Huancarani. Qua non ci sono macchine. Non c’e’ niente. Case di fango e paglia. Distese di erba secca, bambini che come fantasmi si muovono facendo pascolare qualche bestia. Vedi qualche donna accucciata sul pendio e a fianco a lei un po’ di pecore e asini.
A Huancarani, Claudio tiene un breve incontro con gli operatori del luogo sul teatro, sulla fiducia, sulla creativita’, fa qualche gioco di magia. Gli occhi di queste donne e uomini si illuminano. “Credo che non abbiano mai visto un gioco di magia” ci dice Edlira. Ridono tutti, parlano a Claudio in quechua e lui non capisce niente. Ma loro rispondono ad ogni sollecitazione, giocano con lui. Io li guardo. Mi sembrano dei bambini che si soprendono e si incuriosiscono di tutto, e invece sono professori di questo pezzo di mondo dimenticato da tutti.
Io e Claudio ci fermiamo nella piazza di questo luogo. Stiamo li’ seduti a sgranocchiare qualche crackers. Ci guardiamo attorno. C’e’ qualcosa che anche qui ha a che fare con altre dimensioni. Tutti vanno piano.
“E’ tutto immobile” dico io.
A fianco a noi c’e’ gente seduta. Uomini e donne. E bambini, un sacco di bambini per la strada. Sporchi e bruciati dal sole. Bambini che mangiano solo patate e a causa dell’alimentazione e della mancanza di igiene hanno difficolta’ a crescere.
C’e’ assenza di aria. Assenza di tutto.
“Sembra una situazione post-atomica, quando dopo lo scoppio della bomba tutto si deve ancora riequilibrare” dice Claudio.
Esatto, penso io, oppure qualcosa che ha a che fare con una tragedia imminente, come quando mi raccontano che, negli attimi prima della scossa del terremoto del 76 in Friuli, un caldo mai sentito prima aveva soffocato tutto.
“Ma cosa cazzo stanno aspettando?” chiedo io guardando la gente.
“Qua aspettano tutta la vita, mi sa” mi dice Claudio.
Ad un certo punto arriva un camion con decine di persone sopra. Si ferma davanti alla piazza. Molti si alzano e cercano di salire anche loro su questo improvvisato taxi che lungo la strada raccoglie le persone.
Ecco, cosa stavano aspettando, penso.

Torniamo a Cuzco e anche il ritorno ha le sue avventure.
Da domani inizia un altro viaggio. L’ultimo segmento. Claudio parte e ritorna in Italia. Io rimango qui ancora un paio di settimane. E domani via lungo la Valle Sacra, dormiro’ ad Aguas Caliente e all’alba di martedi’ mi si apriranno le porte della citta’ nascosta, Machu Picchu.


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