Dimmi dell’amore

febbraio 10, 2012

Quando ti ho chiesto se eri felice, non hai saputo rispondere.
Nessuno sa rispondere a quella domanda.
Tutti dicono che la felicità non esiste.
Che però sono vivi, sereni, entusiasti. Anche tu hai risposto così. Tutte cose che ci stanno attorno alla felicità, un gradino sotto. Hai girato anche tu attorno.
Anzi hai detto: “Più che felicità, contentezza”.
Sorrido davanti alla parola contentezza, che è gergo di bambini.
Una persona mi ha raccontato che sua madre ha rivisto per caso dopo vent’anni un amico d’infanzia. L’ha rincontrato in chiesa dopo che per tutti quegli anni non si erano più visti né sentiti. E lui, con un colpo di bacchetta magica, azzera tutto, trasforma i vent’anni in un soffio e domanda: sei felice, Rosalba?

Camminiamo lungo il cornicione, uno dietro l’altro, braccia larghe, corpo che ballonzola di qua e di là.
Stai attento, vai piano, mi dici.
Rispondo di non sporgerti troppo.
Non guardare sotto.
Non guardare sotto, ripeto.
Vorrei chiederti di quella volta che hai costruito la casa sull’albero. Di che cosa hai pensato la prima notte che hai passato in mezzo alle foglie, insieme alla tua amichetta. Se hai avuto paura e volevi scendere e tornare a dormire nel tuo letto di casa, nella camera accanto a tua madre. Ti vorrei chiedere se quella è stata una notte di candele e confidenze.
Non ti chiedo nulla per paura che ti distrai e cadi di sotto.

Ma adesso, tu, dimmi dell’amore.


Capolinea.

febbraio 7, 2012

“Scusi, è questa la fermata?”
La donna alzò la testa dal libro e guardò fuori dal finestrino.
“No, manca ancora un bel pezzo” disse.
Il treno era fermo in mezzo a buio e campi. Aveva rallentato fino a frenare del tutto.
L’uomo fece una smorfia con la bocca, appoggiò la sporta di plastica da dove spuntavano un paio di gambi di sedano.
“Mi pare un viaggio infinito” disse.
“E’ una tratta lunga, in effetti. E poi il treno è così. Pare che non si fermi mai, a volte” disse la donna.
L’uomo si rimise comodo e chiuse gli occhi. La donna tornò sulle pagine del libro.
Dopo qualche tempo, l’uomo si svegliò.
“Lei dove scende?” chiese.
La donna lo guardò per alcuni secondi.
“Io non scendo. E’ già il terzo giro che faccio. Va fino al capolinea del tutto e poi torna indietro”.
L’uomo non disse nulla.
“Mi faccia vedere il suo biglietto” fece la donna.
L’uomo trafficò nelle tasche della giacca finché estrasse un piccolo biglietto. Lo allungò alla donna.
“Bene, anche lei ha il biglietto come il mio. Può mettersi comodo e fare quanti giri vuole”.
“Ma fino dove arriva?”
“Lontano che neanche immagina” rispose lei.
Lui si tolse la giacca, si arrotolò il maglione fino al gomito. Tirò fuori un sedano dalla sporta di plastica e gli diedi un morso secco. Si appoggiò comodo sullo schienale e si mise a guardare fuori dal finestrino.


3.

novembre 2, 2011

“Questo chi è?” chiesi a mia madre guardando la foto di quell’uomo dalla faccia triangolare.
“Tuo bisnonno che è andato a lavorare in Australia”.
“C’è il mare in Australia?”
“Sì, piccolo. È pieno di mare”.
“E dov’è?”
“Se guardi il nord, le montagne, l’Australia è alla tua destra”.
Presi la bici e cominciai a pedalare forte. Tagliavo in due l’aria. Arrivai davanti a un ponte. Davanti a me le montagne che erano piene di neve e pareva mi venissero addosso. Voltai la testa verso destra e vidi un campo di terra rossa scuro. Abbassai la testa e presi a pedalare verso Est.
“Dopo il campo ci deve essere l’Australia. E quindi il mare” pensavo mentre mi alzavo sui pedali per andare più veloce.


2.

ottobre 25, 2011

Un uomo sulla cinquantina, una domenica mattina di qualche anno fa, è salito sul diretto Taranto – Ancona. Aveva con sé poche cose. Una piccola valigia con dei vestiti e un paio di piatti di terracotta per raccogliere l’oro nei fiumi. Nell’altra mano la custodia di un violino.
Andava a trovare suo fratello, che non vedeva da anni, disse ai pochi amici. Al lavoro lasciò un biglietto sulla scrivania del capo con scritto: “La pratica Sangiorgi è pronta. La trova nel mio ufficio. Domani non sarò al lavoro”.
Scese ad Ancona e partì a piedi verso Nord.
Alcuni lo videro in Austria, alcuni in Germania. L’ultimo uomo che lo incontrò si trovava al Polo Nord. Lui non si fermò e andò avanti con la sua piccola valigia e la custodia del violino.
All’estremo limite della terra, dove a proseguire si rischia di cadere di sotto, incontrò un vecchio che gli chiese dove stesse andando.
Lui non rispose e sorrise.


1.

ottobre 23, 2011

“Non si può stare qui” dice un poliziotto.
Lei stacca gli occhi dalla finestra e lo guarda.
“Dovete andarvene”.
“Perché?” fa lei.
Lei viene dall’Africa, ha viaggiato per mesi senza fermarsi. Il suo compagno dorme. Hanno trovato queste panchine della stazione, hanno sistemato le loro quattro borse e se ne stanno lì a riposare un po’. Lei parla con i suoi amici immaginari, chiede loro dove sono diretti, se laggiù le cose procedono. Loro rispondono. Lei è felice perché sa che stanno tutti bene e allora balla.
Poi guarda fuori dalla finestra che dà sulla strada. Lui è sempre al suo fianco, disteso con gli occhi chiusi. Sono stanchi entrambi. Avrebbero solo voglia di starsene un po’ lì.
“Perché non si può stare e punto” risponde il poliziotto.
Lei tocca le spalle di lui che si sveglia. Ha gli occhi bianchi.
Raccolgono le loro quattro borse e si incamminano.


La Cosmografia del Bosco

luglio 16, 2011

Ha incrociato illuminazioni e stagioni all’inferno proprio mentre camminava il Bosco, teatro dell’infanzia dove è apparecchiata una perenne festa. Ha avuto visioni oniriche di mufloni e daini, ha visitato la casa dell’alchimista con la galanteria di inizio secolo. Ha camminato con l’ansia dell’arrivo fino a perdersi nel proprio passato. Ha letto al veggente la lettera che raccontava la profezia dell’uscita dell’essere umano dalla storia e dall’informazione. Una persona gliele aveva raccontate queste cose, ma lui non ci aveva voluto credere. Nel Bosco si è liberato di tutti i propri anni, ha banchettato da bambino e da vecchio insieme agli storpi della Parigi dell’Ottocento e donne vissute nel 2147. Si era dovuto allontanare dalla propria stanza e dal mondo per arrivare qui dentro, tra i villaggi cimbri e i carbonai nascosti sotto formicai a forma di panettone ricoperti da miliardi di aghi di pino. Ha dovuto guardare fisso le stelle per fare l’occhiolino a quel sublime che tanto aveva deriso. Ha dovuto amare Ofelia da morta per la sua pazzia e la grazia dei sui vestiti pieni d’acqua dolce. Si è incantato davanti alla Città Perduta chissà dove, all’inizio dell’alba. Ha pianto con le gambe tremanti per aver toccato l’albero del bene e del male. Ha ricordato le promesse dei padri e quello che c’era scritto sui loro sepolcri. Ha giurato, inginocchiato davanti al Muflone, che dovrà passare ancora molto tempo prima di ricongiungersi con la Giovinezza. Ha assistito a partite a carte dove un uomo si è perso la vecchiaia e fugge lungo il sentiero con le mani fra i capelli mentre gli altri bevono birre calde seduti al tavolo verde. Ha capito che nel Bosco non ci sono soluzioni da adottare e le ambizioni di ognuno vengono scaraventate dentro la Grande Cava. Si è addormentato e ha sognato i minareti di Costantinopoli e le cortigiane in fila per entrare nel Tempio. Ha scavato una buca profonda cinque metri dietro la roccia che conduceva al cielo. Accanto ha voluto incidere il suo nome. Ha urlato contro le montagne l’eco del proprio orgoglio così che gli rimbalzasse addosso e lo investisse fino a ucciderlo. Ha contato fino a mille e trecento prima di andare a scovare gli animali che si erano nascosti sopra gli alberi. “Tana libera tutti” aveva gridato. Ascoltando il suono del tronco di un faggio ha sentito i rumori del porto di Napoli e le navi dei bucanieri assaltare i tesori nascosti nelle stive. Ha tirato le tende del salotto e ci ha trovato un topolino che lasciava qualche mille lire accanto al dentino. (M.D.)


Se viene neve

maggio 3, 2011

LA BOTTEGA ERRANTE ABITA IL BORGO ABBANDONATO DI PALCODA

l’Associazione culturale BOTTEGA ERRANTE e il Comune di Tramonti di Sotto

presentano

SE VIENE NEVE di Mauro Daltin

SABATO 14 MAGGIO

ore 14
Borgo abbandonato di Palcoda. Lettura scenica, racconti e canti Se viene neve
testo di Mauro Daltin
regia di Nicoletta Oscuro
voci di Federico Scridel e Nicoletta Oscuro
musiche di Alessio Velliscig

ore 17
Sala polifunzionale della Pro Loco di Tramonti di Sotto. Canti e racconti I borghi abbandonati
testi di Mauro Daltin e Tito Maniacco
regia di Nicoletta Oscuro
voci di Federico Scridel e Nicoletta Oscuro
musiche di Alessio Velliscig

[Pàlcoda. Comune di Tramonti di Sotto. Provincia di Pordenone. Friuli Venezia Giulia. Abitanti nel 1914 centoventisei. Nel 1923 l’ultima famiglia a lasciare il borgo fu la famiglia Masutti. Da quell’anno nessuno ha più abitato il borgo. Nel 1944 venne ripopolato per un breve periodo da un gruppo di partigiani della “Garibaldi Tagliamento” che lo trasformò in quartier generale, una base d’appoggio ben riparata dove sostare per poi ripartire con nuove azioni. Il 9 dicembre del 1944 nevicava. La squadriglia denominata Decima Mas, nello specifico la 3° compagnia del plotone “Valanga”, sotto il comando del sottotenente Garibaldo, mette a ferro e fuoco il paese e uccide tre partigiani, Giannino, Jole e Eugenio, nomi di battaglia Battisti (comandante del gruppo “Sud), la sua compagna Paola e Sergio, mentre un’altra decina viene processata davanti alla corte marziale del “Valanga” e giustiziata il giorno dopo di fronte al cancello del cimitero di Tramonti. Tutti gli altri o riuscirono a scappare prima dell’agguato o furono consegnati al comando divisionale. Questi i fatti. Uno dietro l’altro]

Questo è l’inizio del racconto di Mauro Daltin, Se viene neve, da cui è tratta questa lettura scenica fatta anche di parole, canti, musiche. Due appuntamenti in occasione della festa per l’inaugurazione e i lavori di restauro della Chiesetta di San Giacomo a Palcoda. L’intera giornata è organizzata dal Comune di Tramonti di Sotto, dalla Parrocchia di Santa Maria Maggiore, Sant’Antonio Abate e San Nicolò Vescovo di Tramonti-Campone in collaborazione con le Associazioni di volontariato della Val Tramontina.

Il primo appuntamento della Bottega Errante è previsto alle ore 14, dentro il borgo che si raggiunge solo a piedi dopo una camminata di tre quarti d’ora circa a partire da Tamar, un’oretta e mezza a partire da Tramonti di Sotto. Nicoletta Oscuro e Federico Scridel leggeranno Se viene neve e altri testi che fanno parte della drammaturgia di uno spettacolo teatrale in lavorazione sulla storia di questo borgo e sulla vicenda di resistenza partigiana che nasconde. Il tutto accompagnato dalla chitarra di Alessio Velliscig.

Alle 17 ci si sposterà nel centro di Tramonti di Sotto (Sala polifunzionale della Pro Loco di Tramonti di Sotto) per dare voce a un altro borgo abbandonato, quello di Moggessa, raccontato magistralmente dalla penna di Tito Maniacco nel suo Mestri di Mont e riproposto, sulle orme di Maniacco, in un racconto di Mauro Daltin. Anche qui canti e racconti, musiche e chiacchiere faranno da cornice.

Associazione culturale Bottega Errante
Via Villalta 41- 33100 Udine
bottegaerrante@gmail.com

http://bottegaerrante.wordpress.com


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